NOTE:

[1034] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 133.

[1035] Corio, Istor. di Milano.

[1036] Bonincontrus Morigia, lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer. Ital.

[1037] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom, 17 Rer. Ital.

[1038] Chronic. Astense, tom. 11 Rer. Ital.

[1039] Bonincontr. Morigia, lib. 3, cap. 27, tom. 12 Rer. Ital.

[1040] Corio, Istor. di Milano.

[1041] Malvec., Chronic. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

[1042] Bonincontrus Morigia, Chron. Mod., lib. 3, cap. 2, tom. 12 Rer.

Ital. Chron. Astense, cap. 105, tom. 11 Rer. Ital.

[1043] Corio, Istoria di Milano. Gualvan. Flamma, cap. 361, tom. 11

Rer. Ital.

[1044] Johann. de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Italic. Chron. Astense,

tom. 11 Rer. Italic.

[1045] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 4, tom. 12 Rer. Italic.

[1046] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[1047] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[1048] Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1049] Raynald., in Annal. Eccles. ad hunc annum, num. 13.

[1050] Bonincontrus, Chron. Mod., lib. 3, cap. 7, tom. 12 Rer. Ital.

Chron. Astense, cap. 109, tom. 11 Rer. Ital.

[1051] Boninc. Morigia, lib. 3, cap. 14. Corio, Istoria di Milano.

Gualvaneus Flamma, cap. 361, tom. 11 Rer. Ital.

[1052] Moranus, Chronic., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom.

15 Rer. Ital. Gazata, Chron. Regiens., tom. 18 Rer. Ital.

[1053] Chron. Bononiens., tom. eodem.

[1054] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Rubeus, Histor. Ravenn., lib.

6.

[1055] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Giovanni Villani, lib. 9,

cap. 137.

[1056] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 139.

Anno di CRISTO MCCCXXIII. Indiz. VI.

GIOVANNI XXII papa 8.

Imperio vacante.

Piena di guai fu in quest'anno la Lombardia per l'ostinata guerra

continuata da _papa Giovanni_ e dal _re Roberto_ ai Visconti[1059].

Fece il legato pontificio _Beltrando_ massa grande di gente. N'ebbe

da' Bolognesi, Fiorentini, Reggiani, Parmigiani, Piacentini ed altri

Lombardi. Venne _Arrigo di Fiandra_ con un corpo d'armati a trovarlo

per desiderio di riaver Lodi, di cui il fu imperadore _Arrigo VII_ lo

avea investito. Accorse _Pagano dalla Torre_ patriarca con Francesco,

Simone, Moschino ed altri Torriani, conducendo seco molte schiere

di combattenti furlani. In somma si contarono alla mostra del suo

esercito otto mila cavalli e trenta mila pedoni. _Galeazzo_ coi

fratelli Visconti procurò anch'egli quanti aiuti potè da Como, Novara,

Vercelli, Pavia, Lodi, Bergamo, e da altri amici suoi; e, benchè di

troppo gli fossero superiori di forze i nemici, pure si preparò ad una

gagliarda difesa. Già era succeduto un conflitto nel dì 25 di febbraio

al fiume Adda[1060]. Avea Galeazzo inviati i suoi due fratelli _Marco_

e _Luchino_ con sei mila fanti e mille cavalli a guardare il passo

di quel fiume. Nel dì suddetto in vicinanza di Trezzo lo passarono

Simone Crivello e Francesco da Garbagnate nemici fieri de' Visconti,

con assaissime squadre d'armati. Marco Visconte, che si trovava a quel

passo con cinquecento soli cavalli, gli assalì, e fece strage di molti,

fra' quali essendo stati presi i suddetti due capi de' fuorusciti

milanesi, non potè contenersi dall'ucciderli di sua mano. Crescendo

poi la piena de' nemici, perchè ne passò un altro gran corpo, Marco con

perdita di pochi de' suoi si ritirò a Milano. Entrò poi il formidabil

esercito del legato nel territorio di Milano sotto il comando di

_Raimondo da Cardona_, di Arrigo di Fiandra, di Castrone nipote del

legato, e d'altri tenenti generali[1061]. Dopo l'acquisto di Monza,

di Caravaggio e di Vimercato, un altro fatto d'armi succedette nel

dì 19 d'aprile al luogo della Trezella (Garazzuola vien chiamato dal

Villani) fra i suddetti due fratelli Visconti e parte dell'esercito

pontificio, in cui restò indecisa la vittoria. Maggiore nondimeno,

secondo alcuni, fu la perdita dal canto di quei della Chiesa. Secondo

il Villani, n'ebbero la peggio i Visconti. Passò dipoi nel dì 13 di

giugno tutta la armata papale sotto Milano, ed accampossi ne' borghi

di Porta Comasina, di Porta Tosa, Ticinese e Vercellina. Quasi due

mesi durò quell'assedio, ma con poco frutto. Molti erano i Tedeschi

che militavano in questi tempi in Italia, al soldo specialmente

de' principi ghibellini: gente di gran valore, ma di niuna fede e

venale. Si lasciarono corrompere dal danaro quei ch'erano in Milano al

servigio di Galeazzo Visconte; e un dì presero l'armi contra di lui

per ucciderlo od imprigionarlo. Si salvò egli nel suo palazzo, dove

l'assediarono; ma _Giovanni Visconte_ suo fratello, allora cherico,

mosse all'armi tutte le soldatesche italiane, obbligò quei ribaldi a

chiedere pace e misericordia, che loro fu conceduta, perchè il tempo

così esigeva[1062]. Anzi i medesimi fecero che dieci bandiere d'altri

Tedeschi, che erano al soldo della Chiesa nel campo, si partirono

di là ed entrarono in Milano. L'essere andato fallito questo colpo

agli uffiziali del papa, e il venire ogni dì scemando la loro gente

per le sortite de' nemici e per le grandi malattie che condussero al

sepolcro anche lo stesso Castrone generale dell'armata, e l'essere

giunti ottocento uomini d'armi spediti da _Lodovico il Bavaro_ in aiuto

di Galeazzo Visconte: questi motivi, congiunti colla mancanza delle

vettovaglie, furono cagione che una notte tutte quelle gran brigate

levarono precipitosamente il campo, e si ritirarono a Monza sul fine

di luglio, con separarsi dipoi la loro armata. Nel mese susseguente i

Milanesi andarono all'assedio di Monza, e vi stettero sotto quasi due

mesi; ma, avendo il legato inviata gran quantità di cavalli e fanti

in aiuto di quella terra, se ne tornarono gli assedianti a guisa di

sconfitti a Milano. Molti altri fatti di guerra succederono, prima che

terminasse l'anno che io per brevità tralascio[1063]. Ma non si dee

tacere che in quest'anno _Raimondo da Cardona_ nel dì 19 di febbraio

ebbe a buoni patti la città di Tortona, e da lì a pochi giorni dalla

guarnigione a forza di oro ebbe anche il castello. E nel dì 2 di aprile

parimente la città d'Alessandria, per paura di assedio, venne in suo

potere.

Nel dì 17 di febbraio dell'anno presente, riuscì ai Genovesi[1064],

dopo tanti affanni e dopo un sì lungo e sanguinoso assedio, di cacciar

dai borghi della loro città i fuorusciti, con farne prigioni molti,

e guadagnare un grosso bottino. _Castruccio_ signor di Lucca, sempre

indefesso, riacquistò molte terre nella Garfagnana, e mise l'assedio

a Prato, perchè quel popolo non gli volea pagar tributo, come faceano

i Pistoiesi. Ma, accorsi con grande oste i Fiorentini, il fecero

ritirare in fretta, senza operare di più, perchè la discordia, febbre

ordinaria di quella città, scompigliò il parere di chi avea più senno.

Era signore di Città di Castello in questi tempi _Branca Guelfucci_,

che tiranneggiava forte quel popolo. Fecero trattato segreto alcuni

di que' cittadini con _Guido de' Tarlati_ da Pietramala, vescovo

d'Arezzo, il quale spedì loro Tarlatino suo nipote con trecento

cavalli. Entrati nel dì 2 d'ottobre costoro in tempo di notte, e corsa

la terra, per forza ne cacciarono Branca e tutti i Guelfi, riducendo

quella città a parte ghibellina: avvenimento sì sensibile alle città

guelfe, che Firenze, Siena, Perugia, Orvieto, Gubbio e Bologna fecero

dipoi grossa taglia insieme per far mutare stato a quella città. Fu

poscia scomunicato per questo dal papa il vescovo d'Arezzo. Anche il

popolo d'Urbino nel mese di aprile, a cagion de' soverchi aggravii,

si ribellò ai ministri della Chiesa[1065]. Cominciò in quest'anno la

rottura grande fra _papa Giovanni XXII_ e _Lodovico il Bavaro_. Era

Lodovico rimasto senza chi gli contrastasse la corona dell'imperio,

perchè teneva nelle sue prigioni l'emulo _Federigo duca_ d'Austria,

con aggiugnere alcuno scrittore ch'esso Federigo infin l'anno presente

rinunziò in favore di lui le sue ragioni: il che non so se sia vero. Il

papa e il _re Roberto_, a' quali premeva che durasse in quelle parti la

discordia, nè l'Italia avesse imperadore, o alcuno imperador tedesco,

per arrivar intanto al fine de' lor disegni, non solo animarono

_Leopoldo_, valoroso fratello di Federigo, a sostener la guerra contra

del Bavaro, ma indussero anche il re di Francia a somministrargli

de' gagliardi aiuti. Intanto _Galeazzo Visconte_ e gli altri principi

ghibellini, al vedersi venire addosso un sì fiero temporale dell'armi

del papa, caldamente si raccomandarono con lettere e messi a Lodovico

per ottener soccorso, rappresentandogli, che se riusciva al pontefice

e a Roberto di aggiugnere a tante altre conquiste quella di Milano,

era sbrigata pel regno d'Italia; perciocchè da che fosse giunta a

trionfare la fazion guelfa nemica dell'imperio, poco o nulla sarebbe

mancato a Roberto per mutare il titolo di vicario in quello di re

d'Italia e d'imperadore; giacchè il papa mostrava abbastanza di non

voler più Tedeschi a comandar le feste in queste contrade, e ognun

sapeva ch'egli era lo zimbello delle voglie d'esso Roberto. Perciò

Lodovico nell'aprile di questo anno inviò i suoi ambasciatori al

legato cardinale, dimorante in Piacenza, con pregarlo di astenersi

dal molestar Milano, ch'era dello imperio[1066]. Rispose l'accorto

cardinale, non pretendere il papa di levare allo imperio alcuno de'

suoi diritti, ma bensì di conservarli tutti; e ch'egli si maravigliava

come il loro signore volesse prender la protezione degli eretici. Fece

anche istanza d'una copia del loro mandato, ch'essi cautamente negarono

di avere su questo. Lodovico, informato che a nulla avea servito

l'ambasciata, e che Milano era stretto d'assedio, mandò colà, come

abbiam detto, ottocento (se pur furono tanti) uomini d'armi, che furono

l'opportuno preservativo della caduta di quella città, inevitabile

senza di questo soccorso. Dio vi dica l'ira di papa Giovanni, attizzata

specialmente dal re Roberto[1067]. Nel dì 9 d'ottobre pubblicò egli un

monitorio contra del Bavaro, accusandolo d'aver preso il titolo di re

de' Romani senza venir prima approvato dal papa; e d'essersi mischiato

nel governo degli Stati dell'imperio, spettante ai romani pontefici,

durante la vacanza di esso; e di aver dato aiuto ai Visconti, benchè

condannati come nemici della Chiesa romana ed eretici. Poscia nel

luglio del seguente anno lo scomunicò[1068]. Lodovico di Baviera,

intesa questa sinfonia, in un parlamento tenuto nell'anno seguente in

Norimberga, fece un'autentica protesta, allegando che il papa faceva

delle novità, ed era dietro ad usurpare i diritti dell'imperio, con

toccar altre corde ch'io tralascio; ed appellò al concilio generale.

Ecco dunque aperto il teatro della guerra fra esso Lodovico e il papa:

guerra che si tirò dietro de' gravissimi scandali, per quanto vedremo.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 71 / 216 题