NOTE:

[950] Bonifacius de Morano, Chron., tom. 11 Rer. Italic.

[951] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

[952] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[953] Raynaldus, Annal. Eccles.

[954] Nicol. Special., Histor., lib. 7, cap. 8, tom. 10 Rer. Ital.

Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65.

[955] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.

[956] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 85.

[957] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[958] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[959] Moran., Chron. Mutinens., tom. 11 Rer. Ital. Johannes de Bazano,

Chron., tom. 15 Rer. Ital.

[960] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital. Chron. Estense, ubi sopra.

[961] Chron. Patavin., tom. 8 Rer. Ital. Cortus, Chron., et alii.

[962] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital.

[963] Albertinus Mussatus, tom. 8 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib.

7, tom. 9 Rer. Ital.

[964] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[965] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

[966] Chron. Estense, tom. 14 Rer. Ital. Johannes de Bazano, tom.

15 Rer. Ital. Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Ital. Cortus,

Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[967] Corio, Istor. di Milano.

[968] Johannes de Bazano, Chron., tom. 15 Rer. Ital. Moranus, Chron.

Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[969] Chron. Astense, cap. 94, tom. 11 Rer. Ital.

[970] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.

[971] Raynaldus, Annal. Eccl.

[972] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.

[973] Giovanni Villani, lib. 9.

[974] Annal. Mediolan., tom. 16 Rer. Ital. Bonincontr., Chron., lib. 2,

cap. 22, tom. 12 Rer. Ital.

[975] Cortus, Chronic., tom. 12 Rer. Ital.

[976] Raynaldus, Annal. Eccles.

Anno di CRISTO MCCCXVIII. Indizione I.

GIOVANNI XXII papa 3.

Imperio vacante.

Diedesi nel dì 25 di marzo di questo anno principio ad una memorabile

dolorosa scena in Genova[977], per l'implacabil discordia di que'

cittadini. I Doria e gli Spinoli fuorusciti ghibellini, pieni di

astio contra de' Fieschi, Grimaldi e degli altri Guelfi dominanti

nella patria, fecero venir di Lombardia con un possente esercito

di cavalleria e fanteria _Marco Visconte_ figliuolo di _Matteo_, il

quale, unito colle forze d'essi fuorusciti, cinse d'assedio la città

di Genova, città ben provveduta prima dai Guelfi, e con impareggiabil

coraggio da loro difesa. La torre del Faro per due mesi si tenne salda

contro tutti gli sforzi degli assedianti. Infine fu presa; preso ancora

fu il borgo di Prea e quel di Sant'Agnese nel dì 27 di giugno, e si

cominciò a tormentare colle macchine la città medesima. Trovandosi

in questa maniera molto allo stretto i Genovesi dominanti, spedirono

ambasciatori al _re Roberto_, esponendogli quel che loro avveniva per

avere aderito alle di lui insinuazioni, ed offerendogli la signoria

della città, purchè in tanto bisogno recasse loro soccorso. Non altro

che questo desiderava ed aspettava Roberto. Però, messa insieme una

flotta di ventisette galee e di quaranta uscieri, cioè navi grosse da

trasporto, e di altri legni, dove imbarcò mille e dugento cavalieri,

sei mila fanti e copiosa vettovaglia[978], in persona egli stesso colla

regina sua moglie, e con _Filippo principe_ di Taranto e _Giovanni

principe_ della Morea, suoi fratelli, venne a Genova nel dì 20 di

luglio, e vi fece nel dì seguente la sua solenne entrata. Poscia nel dì

27 d'esso mese fu data a lui, e insieme a _papa Giovanni_, la signoria

assoluta di Genova per dieci anni avvenire. Era un'apparenza quella

compagnia del papa. Roberto se ne serviva per fare paura ai Ghibellini,

e maggiormente assodare la sua fazione e signoria in quella città. Non

cessò per questo l'armata ghibellina di far guerra viva alla città,

molestandola continuamente coi trabucchi e colle altre macchine da

guerra e con varii assalti; e, tuttochè Roberto avesse un poderoso

esercito, superiore di molto a quel de' nemici, per gli aiuti a lui

venuti dalla Toscana, pure, tenendo i nemici le fortezze d'intorno,

campeggiar non poteva, e gli conveniva dimorare stretto nella città.

Di grandi prodezze si fecero in tal occasione da amendue le parti; ma

troppo io mi dilungherei se volessi narrarle. Arrivò a tanta audacia

_Marco Visconte_, che mandò a sfidare lo stesso re di combattere con

lui a corpo a corpo per terminar quella contesa: del che molto si

offese, e grande sdegno ne prese Roberto.

Secondo il pessimo costume di questi sì sconvolti tempi, turbossi

nell'anno presente la quiete di Modena[979], dove era signore

_Passerino de' Bonacossi_, signore ancora di Mantova. Zaccheria de'

Tosabecchi gli tolse la nobil terra di Carpi nel dì 17 di gennaio.

Nella mezza notte dello stesso giorno Francesco dalla Mirandola

con Prendiparte suo figliuolo e Guido de' Pii, nobili e potenti di

questa città, che nel precedente anno aveano ricevuto per grazia

di rientrarci, mossero a rumore il popolo modenese, e coll'armi

costrinsero i provvisionati di Passerino a ritirarsi nelle case de'

nobili di Fredo, dove assediati, impetrarono poi l'uscita libera fuori

della città. Così _Francesco Pico_ dalla Mirandola si fece proclamar

signore di Modena. Niccolò da Fredo gli consegnò dipoi Spilamberto, per

liberar Giovanni suo fratello dalle carceri, e similmente Arrivieri da

Magreta gli rassegnò il suo castello. Nel dì primo di marzo tutti gli

sbanditi da Modena rientrarono nella città con gran festa; ma nel dì 2

d'aprile il suddetto Francesco bandì le famiglie dei nobili da Fredo,

da Magreta e de' Buzzalini; le quali, ricorse a Passerino, fecero

che egli con Cane dalla Scala e molte schiere d'armati nel dì 27 di

luglio venisse ad assediar Modena. Vedendo poi che niuna commozione

si facea nella città, e dato in darno un assalto dai fuorusciti, se

ne andarono tutti dopo sette dì, malcontenti. Più felicemente riuscì

ai collegati Ghibellini l'impresa di Cremona, dove signoreggiava il

_marchese Jacopo Cavalcabò_ di fazione guelfa. Diedero essi nuovo

aiuto a _Ponzino de' Ponzoni_[980]; e questi, con intelligenza d'alcuni

cittadini, entrò la mattina per tempo nel dì 9 d'aprile (il Corio[981]

scrive di febbraio, ma credo con errore) in quella città, e prese la

piazza. Allora il Cavalcabò in fretta coi suoi seguaci scappò fuori

della città[982]. Il Ponzone dipoi fu proclamato dal popolo signore

di Cremona, ma di Cremona città oramai spopolata ed impoverita per le

tante passate sciagure. Giovanni da Bazano scrive[983] che Passerino

dei Bonacossi fu dipoi creato signor di quella città. Anche in Padova

accadde mutazion di governo[984]. Dacchè riuscì alla accortezza e

potenza di _Jacopo da Carrara_ e de' suoi consorti di far ritirare da

quella città la ricca ed emula casa de' Macaruffi con altre potenti

famiglie, e con Albertino Mussato istorico, facile fu a lui di ottenere

ancora il principato di quella città. Fece pertanto esso Carrarese

raunare il consiglio generale dei Padovani, dove espose la necessità di

quei tempi d'eleggere un signore perpetuo, in cui stesse la balia e la

cura del pubblico governo per cagion de' correnti bisogni. Il concerto

era fatto; senza venire allo scrutinio, tutti i Guelfi e i Ghibellini

ancora, con segreto contento di Cane dalla Scala, gridarono lor signore

Jacopo da Carrara, che fu il primo di sua casa a signoreggiar quella

terra. Questi poi, per quanto potè, cercò l'amicizia di Cane: al qual

fine promise ancora di dar per moglie _Taddea_ sua figliuola di età

puerile a _Mastino_ nipote d'esso Cane. In un parlamento tenuto a dì

16 di dicembre in Soncino, fu nel presente anno[985] dichiarato il

suddetto Cane dalla Scala capitan generale della lega dei Ghibellini

collo stipendio di mille fiorini d'oro per mese. Se crediamo a Galvano

Fiamma, fu questo un ripiego preso dalla sagacità di _Matteo Visconte_,

perchè il re Roberto facea di grandi esibizioni a Cane per istaccarlo

dagli altri Ghibellini. Aveva esso Cane[986] dei trattati con alcuni

cittadini di Trivigi, e vogliosissimo di quell'acquisto, nel dì primo

d'ottobre spedì colà Uguccion dalla Faggiuola suo capitan generale

coll'esercito suo. Non ebbe effetto la congiura. Tuttavia in suo potere

vennero le principali terre di quel contado, cioè Noale, Asolo, Monte

di Belluna, e fu cominciato un blocco a quella città.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 66 / 216 题