[929] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital. Albertinus Mussat., de Gest.
Ital., lib. 5, rubr. 5.
[930] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 70. Storie Pistolesi. Cortus,
Hist. Albertinus Mussat., et alii.
[931] Johan. de Bazano, Chron. Mutinens., tom. 15 Rer. Ital.
[932] Chron. Senense, tom. 15 Rer. Ital.
[933] Gualvan. Flamma., cap. 354. Bonincontr Morigia, cap. 19, tom. 12
Rer. Italic. Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 10, tom. 8 Rer. Ital.
[934] Ventura, Chron. Astense, cap. 79, tom. 11 Rer. Ital. Bonincontr.
Morigia. Albertinus Mussatus, et alii.
[935] Chron. Astense, cap. 81, tom. 11 Rer. Ital.
[936] Bonincontrus Morigia, Chron., cap. 19, tom. 12 Rer. Ital.
[937] Albertinus Mussatus, lib. 7, rub. 19, tom. 8 Rer. Ital.
[938] Chron. Caesen., tom. 14 Rer. Ital.
[939] Ferretus Vicentinus, lib. 7, tom. 9 Rer. Italic.
[940] Albertinus Mussatus, lib. 7, rubr. 12.
[941] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCCXVI. Indiz. XIV.
GIOVANNI XXII papa 1.
Imperio vacante.
Essendosi finalmente accordati i cardinali di trattar dell'elezione
di un nuovo pontefice nella città di Lione, quivi nel dì 28 di giugno
entrarono nel conclave[943], e poscia nel dì 7 d'agosto promossero
al pontificato _Jacopo d'Ossa_ da Cahors, già vescovo di Freius,
poi d'Avignone, e infine cardinale vescovo di Porto, personaggio di
bassissimi natali, di piccola statura, ma scaltro e di gran sapere,
massimamente ne' canoni e nelle leggi. Molte notizie di sua vita
prima del pontificato si hanno da Ferreto Vicentino[944] e da Giovanni
Villani[945]. Prese il nome di _Giovanni XXII_. Da lì a un mese, cioè
nel dì quinto di settembre fu coronato in essa città di Lione, e nel
seguente mese andò a mettere la sua residenza in Avignone, città del
suddetto re Roberto, dove, nelle quattro tempora dell'Avvento, fece la
promozion di otto cardinali tutti franzesi, eccettochè _Giovan-Gaetano
degli Orsini_ di Roma, unico italiano, con grave mormorazione, per
quanto si può credere, di chi amava l'Italia, e piagneva i mali
originati dalla lontananza della santa Sede. Insuperbito _Uguccion
dalla Faggiuola_ per li prosperosi successi delle sue armi[946],
governava Pisa e Lucca più da tiranno che da signore. Per aver fatto
tagliar la testa a Banduccio Buonconti e a suo figliuolo, uomini di
gran credito e senno in Pisa, perchè trattavano di sottomettere la
città al re Roberto, crebbe l'odio de' Pisani contra di lui. Parimente
in Lucca fece imprigionar _Castruccio_ ed altri degl'Interminelli,
per certe ruberie ed omicidii fatti in Lunigiana, che processati
doveano perdere la testa. Ma perciocchè Neri suo figliuolo dominante
in Lucca non si attentava di eseguir la condanna pel seguito grande
della famiglia d'essi Interminelli, Uguccione si mosse da Pisa nel
dì 5 d'aprile per dar sesto agli affari de' Lucchesi. Appena fu al
monte di San Giuliano, che Coscetto da Colle, popolano arditissimo,
mosse a rumore la città di Pisa, gridando tutti: _Muoia il tiranno
Uguccione_. Uccisero la di lui famiglia, diedero il sacco al di lui
palagio, e poi crearono lor signore il _conte Gaddo dei Gherardeschi_,
uomo savio, e di gran valore e podere. Con questa mala nuova in corpo
arrivò Uguccione a Lucca, oppure gli fu portata in quella città; e
quivi ancora avendo trovato tutto in tumulto, accresciuto poi dalla
voce di quanto era avvenuto in Pisa, determinò di mettere in salvo la
vita, ritirandosi di colà col figliuolo e colle sue genti: rovescio
esemplare dell'instabil fortuna delle umane grandezze. _Castruccio_
liberato dalla carcere e dal pericolo della testa (alcuni dicono per
ordine dello stesso Uguccione prima di sua partenza), da lì a qualche
tempo fu proclamato per un anno signore di Lucca: tempo bastante a
chi era provveduto di mirabil ardire ed accortezza, per non dimettere
più le redini di quel governo. Uguccione se n'andò al _marchese
Spinetta_ Malaspina, poscia venne a Modena[947] nel dì 25 d'aprile, e
finalmente si ricoverò presso _Cane dalla Scala_, che, a riguardo del
ghibellinismo e del credito suo nell'arte della guerra, il fece suo
capitan generale. Furono biasimati i Pisani da molti, come ingrati ad
un uomo che dal basso stato, in cui si trovavano, gli avea alzati tanto
alto, e dietro era a farli più grandi.
L'ordinario mestier delle città italiane di questi tempi, divise nelle
maladette sette de' Ghibellini e Guelfi, era di andar macchinando, come
l'una fazione potesse abbattere l'altra. In Brescia[948] la signoria
stava in mano de' Ghibellini, capo d'essi la famiglia de' Maggi. I
Guelfi rimessi in quella città rodevano il freno, veggendosi da meno,
e fors'anche poco ben trattati dagli altri. Fecero essi un segreto
trattato con _Jacopo Cavalcabò_ _marchese_, signor di Cremona, città
guelfa; e questi con alcune migliaia d'armati nell'ultimo dì di gennaio
comparve colà, e fu ammesso per la porta di San Giovanni: nel qual
tempo anche altre schiere di Guelfi arrivarono dalla riviera del lago
di Garda e da altri luoghi. Il podestà di Brescia marchigiano, postovi
dai Maggi, quei fu che li tradì per quattro mila fiorini, ed aprì la
porta ai nemici. Gran combattimento seguì fra essi e i Ghibellini; e
questi ultimi infine sconfitti sloggiarono, riducendosi alle castella
di Iseo, Palazzuolo, Chiari, Pompiano, gli Orci, Quinzano ed altri
luoghi, ne' quali si fecero forti, cominciando appresso una dura guerra
contro alla lor città, sostenuti ancora da Cane dalla Scala. Ma poco
durarono le contentezze del suddetto marchese Cavalcabò. I Ponzoni, gli
Amati ed altri fuorusciti di Cremona colle lor forze il tenevano corto.
_Giberto da Correggio_ signor di Parma, gran caporale de' Guelfi,
andò a Cremona per trattar l'accordo fra loro. Ponzino dei Ponzoni non
volea pace, se il Cavalcabò non rinunziava la signoria. Andò a finir la
faccenda che quella volpe di Giberto l'indusse a rinunziare, e poi fece
proclamar sè stesso signor di Cremona. A questo avviso gliela giurarono
_Matteo Visconte, Can dalla Scala_ e _Passerino_ signor di Mantova capi
de' Ghibellini. Segretamente pertanto ordirono un trattato in Parma con
Gianquillico di San Vitale genero di Giberto stesso, con Rolando Rosso
suo cognato, e con altri nobili, ne' quali egli maggiormente confidava.
Questi nella festa di san Jacopo Apostolo, nel dì 25 di luglio,
mossero a rumore la città, gridando tutti: _Popolo, popolo_. Accortosi
Giberto che troppo grossa era la tempesta, si ritirò a Castelnuovo,
Campigine e Guardasone, dove si fortificò ed implorò l'aiuto de'
Bolognesi, Padovani e Fiorentini. Andò poscia fino a Napoli a trovare
il re Roberto, ed ottenne ottocento cavalieri da lui e dalla lega
guelfa, co' quali, venuto a Castelnuovo, fece aspra guerra a Parma.
Anche i Parmigiani entrarono in lega col Visconte, collo Scaligero e
con Passerino di Mantova. Nel mese d'agosto dell'anno presente[949],
Ugo del Balzo e Ricciardo Gambatesa, vicarii in Piemonte del re
Roberto, entrati nel territorio di Alessandria, vi presero le castella
d'Iviglie, Solerio, Quargnento, Bosco e Castellaccio. Allora Matteo
Visconte inviò ad Alessandria più di mille uomini d'armi, coi quali e
colle sue genti Marco suo figliuolo non solamente ripigliò quei luoghi
e diedegli alle fiamme, ma fece anche molti prigioni de' nemici. Guerra
ancora in quest'anno fu nel territorio di Cremona, portatavi da Cane e
da Passerino. Giberto da Correggio, non trovandosi quivi sicuro, con
Jacopo Cavalcabò si ritirò a Parma, da dove poi fu cacciato, siccome
abbiam detto. Fecero allora i Cremonesi lor capitano Egidio Piperata.
In soccorso d'essa città di Cremona volle passare pel Modenese un
corpo di fanti e cavalli, raunato in Bologna[950]; ma Francesco
Menabò podestà per Passerino nel dì 17 di febbraio coi Modenesi ito ad
assalirli nella villa di San Michele, molti ne uccise, e più ne fece
prigioni. La città di Cervia[951] nel dì 6 d'aprile dell'anno presente
si diede sotto il dominio di _Ostasio da Polenta_ signor di Ravenna. E
_Guecelo da Camino_ nel mese di giugno occupò la città di Feltre nella
marca di Trivigi, con iscacciarne il vescovo, che n'era padrone[952].
Poscia s'imparentò con Cane dalla Scala, ottenendo in moglie d'un suo
figliuolo _Verde_ figliuola di _Alboino Scaligero_.