NOTE:

[899] Raynald., Annal. Eccl.

[900] Nicolaus Botront., Relat. Itiner. Henrici VII tom. 9 Rer. Ital.

[901] Raynaldus, Annal. Eccles.

[902] Bernardus Guid. Ptolom. Lucens. Amalricus Auger. Giovanni

Villani, et alii.

[903] Franciscus Pipin., in Chron., tom. 9 Rer. Italic.

[904] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.

[905] Bernardus Guid. Raynaldus, in Annal. Eccl. Johann. Canon., in

Vita Clementis V, P. II, tom. 3 Rer. Ital.

[906] Baluz., Collec. Act. vet., pag. 289.

[907] Raynaldus, Annal. Eccles.

[908] Baluz., Collect. Act. vet., pag. 288.

[909] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 65.

[910] Ferretus Vicentinus, lib. 3, tom. 9 Rer. Italic.

[911] Ventura, Chron. Astens., cap. 28, tom. 11 Rer. Ital.

[912] Albert. Argentin., Chron. Giovanni Villani. Ferretus Vicentinus,

lib. 7.

[913] Hervartus, in Lud. IX imp.

[914] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 57. Annal. Estenses, tom. 15 Rer.

Ital.

[915] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 2, rubr. 9. Istor

Pistolesi, tom. 11 Rer. Ital.

[916] Nicolaus Specialis, lib. 7, cap. 4, tom. 10 Rer. Ital.

[917] Giovanni Villani, lib. 9, cap. 61. Ferretus Vicentinus, lib. 6,

tom. 9 Rer. Ital. Chron. Astense, cap. 76, tom. 11 Rer. Ital.

[918] Annales Estenses, tom. 15 Rer. Ital.

[919] Albertinus Mussatus, de Gest. Ital., lib. 4, rubr. 1, tom. 8 Rer.

Ital.

[920] Cortus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[921] Annal. Estenses. Ferretus Vicentinus. Chron. Bononiens., et alii.

[922] Chron. Veronens., tom. 8 Rer. Ital.

[923] Johannes de Bazano, Chronicon Mutinense, tom. 15 Rer. Ital.

[924] Cortus, Hist., lib. 1, tom. 12 Rer. Ital.

[925] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[926] Bonincontrus, Chron., tom. 12 Rer. Ital.

[927] Gualvanus Flamma, cap. 353.

[928] Georgius Stella, Annal. Genuens., tom. 17 Rer. Ital. Giovanni

Villani, lib. 9, cap. 56.

Anno di CRISTO MCCCXV. Indizione XIII.

Sede romana vacante.

Imperio vacante.

Seguitò ancora in quest'anno la discordia fra i cardinali, di modo

che neppur fu dato un successore alla cattedra di san Pietro. In

Germania continuò la guerra fra _Lodovico il Bavaro_ e _Federigo

Austriaco_, re eletti. _Leopoldo_, fratello di Federigo, fece di

molte prodezze, ma restò più che mai imbrogliato e diviso il regno.

In Italia prosperamente camminarono gli affari dei Ghibellini. Avea

_Uguccione dalla Faggiuola_[930], signor di Pisa e Lucca, assediato

con gran vigore la forte terra di Montecatino, e tentata ancora, ma

indarno, la presa di Pistoia. Risoluto di voler la terra suddetta,

ne continuò ostinatamente l'assedio. Stavano per questo in gran

pena i Fiorentini. Già era venuto nell'anno precedente in loro aiuto

_Pietro_, fratello del _re Roberto_; ma il re, intendendo come cresceva

sempre più l'ardire e la forza d'Uguccione e de' Pisani, e degli

altri Ghibellini di Toscana, ad istanza di essi Fiorentini, benchè

contro il suo volere, vi mandò _Filippo principe_ di Taranto altro

suo fratello. Questi, conducendo seco cinquecento uomini d'armi e il

_principe Carlo_ suo figliuolo, arrivò a Firenze nel dì 11 di luglio

dell'anno presente. Aveano intanto i Fiorentini preparata una bella

armata coll'aiuto dei Bolognesi, Sanesi, Perugini e d'altri Guelfi

di Toscana e Romagna, il cui numero fu detto ascendere (se pur si può

credere) a circa sessanta mila persone; ed, unito che fu con loro il

rinforzo del suddetto principe di Taranto, uscirono in campagna per

isnidar Uguccione da Montecatino nel dì 6 d'agosto, e vennero in Val

di Nievole. Benchè di gran lunga inferior di forze, pure assai forte

era Uguccione, trovandosi con lui i Pisani, Lucchesi, e gran copia di

Ghibellini toscani, ed alcune schiere inviategli da _Matteo Visconte_.

Suppliva il suo senno a quel che gli mancava d'armati. Più dì stettero

a vista i due eserciti, e finalmente Uguccione, perchè gli veniva tolta

la vettovaglia mandata da Lucca, fu forzato a levare il campo; ma con

tal maestria lo levò, che, prevedendo battaglia coi nemici, si trovò in

statodi ben riceverla[931]. Vennero infatti le due armate alle mani nel

dì 29 di agosto, festa della Decollazione di san Giovanni Batista; il

combattimento fu duro e sanguinoso, e la vittoria infine si dichiarò in

favor d'Uguccione[932]: vittoria delle più memorabili di questi tempi,

per la quantità degli uccisi e per l'incredibil bottino. Vi restò morto

_Carlo_ figliuolo del principe _Filippo_ e _Pietro_ fratello del re

Roberto restò sommerso in una palude fuggendo, senza che il suo corpo

mai si trovasse. Molti altri baroni e contestabili vi lasciarono la

vita, oltre a più di due mila soldati uccisi ed altri assai annegati, e

più di due mille e cinquecento prigioni, fra' quali cento quattordici

delle migliori case di Firenze, e moltissimi delle altre città,

annoverati dall'autore della Cronica di Siena. Perdè anche Uguccione

in questa giornata Francesco suo figliuolo, ma senza punto scomporsi

all'avviso di sua morte. Se gli arrendè poi Montecatino, ed egli mise

per signore in Lucca Neri, altro suo figliuolo. Per sì grave disgrazia

non si avvilirono punto i Fiorentini; e tanto più fecero coraggio,

perchè il re Roberto, sempre più impegnandosi a sostenerli, inviò tosto

in loro aiuto il conte d'Andria e di Monte Scaglioso, appellato il

conte Novello, con dugento cavalieri. Maggiormente ancora risorse la

loro fortuna nell'anno seguente, per quel che diremo.

Non ebbero minor felicità in Lombardia l'armi di _Matteo Visconte_,

capo del ghibellinismo. Volle egli fondare, oppur rifabbricare, dove

la Scrivia mette capo nel Po, un castello, a cui diede il nome di

Ghibellino, per frenar le scorrerie dei Pavesi contra de' Tortonesi

suoi sudditi[933]. _Ugo del Balzo_, vicario del re Roberto in Piemonte,

coi Pavesi, Vercellesi, Alessandrini ed Astigiani, e coi Torriani, per

terra e per acqua nel dì 4 di luglio andò a frastornar quel lavoro; ma

dalle milizie del Visconte fu rotto. Vi fu ucciso Zonfredo dalla Torre,

fratello di _Pagano vescovo_ di Padova. Edoardo dalla Torre con ottanta

altri nobili di parte guelfa rimase prigione. Guglielmo Ventura[934]

scrive che fra i prigionieri si contarono il genero e il nipote di

Ugo del Balzo, e più di mille Alessandrini e Valentini. Inoltre

nel dì 6 venendo il dì 7 di ottobre, Stefano figliuolo di Matteo

Visconte furtivamente circa l'aurora entrò in Pavia, e s'impadronì

di quella città. Accorse Ricciardino ossia Riccardino, figliuolo

dell'imprigionato Filippone conte di Langusco, per opporsi; ma nella

mischia restò ucciso. Con che Matteo restò padrone di sì importante

città, con liberar tutti i prigioni, fra' quali Manfredi da Beccaria,

e rimettere in città tutti i fuorusciti. Furono in tal congiuntura

presi Amorato e Guidotto figliuoli del fu Guido dalla Torre, e commesse

di gravi ruberie ed iniquità, ma colla morte di pochi. Così Pavia,

con esserne scacciati i Guelfi, tornò ad essere ghibellina; e Matteo

Visconte vi fece fabbricare una fortezza per maggiormente assicurarsi

di quel popolo. Era in que' tempi il Visconte signor di Milano, Pavia,

Piacenza, Como e Bergamo. Provveduto di molti bellicosi figliuoli,

al governo di cadauna teneva egli un di essi: il che gliene assodava

l'acquisto. Non passò l'anno che anche il popolo di Alessandria[935],

per opera di Tommaso del Pozzo, si ribellò al re Roberto, e si diede

al medesimo Visconte. Ciò fu nel mese di dicembre. Anche Tortona era

stata molto prima presa con armata mano da Marco Visconte figliuolo

d'esso Matteo. Bonincontro Morigia racconta[936], essere avvenuto

quell'acquisto nel dì primo di dicembre, giorno di domenica: il

che indica l'anno precedente. Fecero in quest'anno guerra viva a

Cremona _Cane dalla Scala_ signor di Verona e Vicenza, e _Passerino

de' Bonacossi_ signore di Mantova e Modena[937]. Dopo la presa di

alcune castella guidarono lo esercito sino alle porte di quella

città, aspettando che si facesse qualche commozione nell'atterrito

popolo. _Giberto da Correggio_, accorso colà da Parma, tanto animo

diede ai Cremonesi, che i nemici, vedendo di perdere quivi il tempo,

si ritirarono. Ma Cane in tal occasione (se pur non fu nell'anno

seguente) occupò la ricca e popolata terra di Casal Maggiore, e vi

lasciò una buona guarnigione. Da queste avversità commossi i Cremonesi

si appigliarono al partito di proclamar loro signore _Jacopo marchese

Cavalcabò_, ma con dispiacere della contraria fazione, di cui era capo

Ponzino de' Ponzoni. Però tutti questi adirati uscirono della città,

e si afforzarono in Soncino, Pizzighettone, e in altre castella di

quel territorio. Tolta fu in quest'anno a Matteo Visconte da Maranzio

Guinzone, e poi da Soncino Benzone, Crema. Lodrisio Visconte podestà

di Bergamo diede una gran rotta al ponte di San Pietro ai Guelfi

fuorusciti, colla morte di più di mille d'essi. Furono anche delle

novità in Forlì[938]; perciocchè i Calboli con Cecco e Sinibaldo degli

Ordelaffi vi rientrarono per forza, e ne scacciarono gli Argogliosi,

e le genti del re Roberto, nel dì 2, oppure 12 di settembre. Questo

medesimo fatto vien descritto da Ferreto Vicentino[939], con dire che

il suddetto _Cecco_, cioè _Francesco degli Ordelaffi_, chiuso in una

botte, si fece introdurre in Forlì, e quivi, segretamente incitati

gli amici alla sollevazione contra del re Roberto, s'impadronì della

città, dalla qual poscia cacciati i Calboli, restò egli signore. Ne

parla ancora Albertino Mussato[940]. Così quella città abbracciò la

fazion ghibellina, e seppe sostenersi dipoi contro gli sforzi di Diego

vicario del _re Roberto_. Stando nella terra di Buzzala gli Spinoli

ed altri fuorusciti di Genova, faceano guerra alla lor patria[941]. In

Genova si preparò un possente esercito di mille e cinquecento cavalli

e di circa dieci mila pedoni sotto il comando di _Manfredino marchese_

del Carretto, e si marciò contra degli usciti. Furono ben tre volte

respinti i Genovesi, colla morte di più di cinquecento d'essi; infine

soperchiando col numero gli avversarii, li misero in fuga; presero,

saccheggiarono e distrussero dai fondamenti Buzzala. Ma nel dì seguente

eccoli i fuorusciti di nuovo comparire con ducento cavalieri tedeschi,

venuti al loro soldo, con tal empito, che n'andò sconfitta l'armata

genovese, restandovi uccisi più di mille d'essi, e prigioni fra gli

altri il lor capitano e Lamba Doria con due suoi figliuoli[942], i

quali collo sborso di diecisette mila fiorini d'oro ricuperarono dipoi

la libertà.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 63 / 216 题