NOTE:

[652] Raynald., in Annal. Ecclesiast.

[653] Giovanni Villani, lib. 38, cap. 6.

[654] Chron. Astense, tom. 11 Rer. Ital.

[655] Nicolaus Specialis, lib. 5, cap. 13, tom. 10 Rer. Ital.

[656] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Chron.

Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.

[657] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.

Ital. Annal. Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.

[658] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 338.

[659] Annales Mediolan., tom. 16 Rer. Ital.

[660] Corio, Istor. di Milano.

[661] Chron. Caesenat., tom. 14 Rer. Ital.

[662] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 43.

[663] Ptolom. Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Italic.

Anno di CRISTO MCCCI. Indizione XIV.

BONIFAZIO VIII papa 8,

ALBERTO Austriaco re de' Romani 4.

Grandi erano in questi tempi le applicazioni di _papa Bonifazio_ per

dar legge a tutti i principi della cristianità[665]. Voleva regolare

a talento suo la succession del regno d'Ungheria; era dietro a

detronizzare _Alberto Austriaco_ re de' Romani, trattandolo come reo di

lesa maestà; ma egli si seppe ben difendere, ed atterrò chi era mosso

dal papa contra di lui. Avea anche liti esso pontefice con _Filippo

il Bello_ re di Francia, il quale, senza riguardo alcuno, opprimea

le chiese e gli ecclesiastici del suo regno. Meditava inoltre esso

pontefice la conquista dell'imperio greco. Ma, per tralasciar altre

sue idee, il principal suo pensiero era quello di levar la Sicilia

a _don Federigo_. A questo fine tornò a sollecitare _Giacomo re_

d'Aragona ed altri principi e le città d'Italia, concedendo liberamente

le decime degli ecclesiastici da impiegarsi in questa santa impresa.

Soprattutto immaginò egli di poter fare un bel colpo con far venire

in Italia _Carlo di Valois_, fratello del re di Francia, il quale

non so perchè venga chiamato da varii scrittori _Carlo senza terra_,

quando egli era conte d'Angiò, ed è anche chiamato _Guercio_ nella

Cronica di Cesena[666]. Gli diede Bonifazio speranza di crearlo re

de' Romani dopo la deposizione dell'odiato re Alberto, e di mandarlo

a prendere il possesso dello impero greco, giacchè egli, con avere

sposata _Caterina di Courtenai_, nipote di _Baldovino imperadore_,

ma solamente di titolo, di Costantinopoli, nudriva delle magre

pretensioni su quelle contrade. Il disegno primario nondimeno del papa

era di spignere questo principe contra della Sicilia, giacchè il _re

Carlo II_ gli parea un dappoco, e non atto a ricuperar quel regno.

Calò dunque in Italia Carlo di Valois, accompagnato da un corpo di

soldatesche franzesi, per effettuare i grandiosi disegni del papa, e

per essere il suo braccio destro, massimamente in Italia. Grande onore

e bei regali gli fece il _marchese Azzo d'Este_ nel suo passaggio per

Modena[667], e gli prestò assai danaro. Ito ad Anagni a baciar i piedi

al papa, fu da lui creato conte di Romagna, capitano del Patrimonio e

signore della marca d'Ancona[668]. La prima incumbenza che gli diede

il papa, fu quella di passare a Firenze col titolo di paciere, per

dar sesto a quella disunita e fluttuante città. Il servì di proposito

questo principe[669]. Entrò egli in Firenze nella festa d'Ognissanti,

ricevuto con grande onore, ma non senza grave sospetto della parte

Bianca. Dimandò e volle la signoria e guardia della città, giurando

di mantenerla in pacifico e buono stato. Ma nulla attenne di quanto

avea promesso. Lasciò entrare in città Corso Donati con tutti gli

sbanditi, con gran copia di ribaldi, che fecero per cinque dì ruberie

immense ed incendii nella città e nel contado. Poscia atterrò la parte

Bianca dominante, e diede il governo alla Nera. Venne appresso nel

novembre stesso a Firenze il cardinal _Matteo d'Acquasparta_ legato

del papa, per rimediare a tanta confusione, e fece far molte paci; ma

volendo ancora accomunar gli uffizii colla parte Bianca, i Neri, che

erano saliti in alto, e sostenuti da esso principe Carlo, non vollero

udirne parola; di modo che il legato con isdegno si partì, lasciando

la città interdetta e in istato assai compassionevole. Questo fu il

primo bel servigio prestato da Carlo di Valois alle intenzioni, che

parvero buone, di papa Bonifazio, ma non parvero così a Giovanni

Villani[670], il quale attribuisce tutti questi mali allo sdegno di

lui contra de' Cerchi e della parte Bianca. E Ferreto Vicentino[671]

ci vorrebbe far credere che il papa fosse dietro ad insignorirsi

della Toscana. Nel maggio di quest'anno la parte bianca di Pistoia

coll'aiuto de' Bianchi, allora dominanti in Firenze, cacciò fuori

della città i Neri, e disfece barbaramente tutte le lor case, palagi

e possessioni. Tutta questa tragedia è diffusamente descritta da Dino

Compagni, autor contemporaneo, nella sua Cronica. Passarono i Neri la

maggior parte a Lucca, e servirono di un gran rinforzo alla parte nera,

cioè guelfa di quella città; la quale, venuta all'armi, ne cacciò la

parte ghibellina, cioè gl'Interminelli e i loro seguaci, e vi arsero

più di cento case[672]. Così le maledette sette si andavano dilatando

per tutta la Toscana. Risvegliossi di nuovo in Bergamo la gara delle

fazioni di quella città, cioè tra i Coleoni, Soardi, Bongi e Rivoli,

e si venne fra loro alle mani. Spedirono i Coleoni e Soardi a Milano

con istanza, perchè _Matteo Visconte_ corresse colà, promettendogli

il dominio di quella città. Non si fece egli pregare. L'arrivo suo con

gente armata mise in fuga i Bongi e i loro aderenti, ed allora fu data

ad esso Visconte la signoria di Bergamo. Ci fa sapere la Cronica di

Parma[673] che quella città fu presa da Galeazzo, figliuolo di Matteo

colla forza, e che le case dei Bongi e Rivoli e de' lor partigiani,

dopo il sacco, furono date alle fiamme. Nel mese di marzo di quest'anno

_Giovanni marchese di Monferrato_ cogli Avvocati, famiglia potente di

Vercelli[674], cacciò fuori di quella città la parte de' Tizzoni, i

quali si rifugiarono in Milano, giacchè durava la guerra fra Matteo

Visconte e il suddetto marchese, collegato con _Filippo conte_ di

Langusco signor di Pavia, e coi Novaresi e Vercellini. In quest'anno

i Bolognesi, per tema del marchese Azzo d'Este, che facea grande

armamento[675], stabilirono lega coi comuni d'Imola, Faenza, Forlì e

Pistoia, e coi Bianchi fuorusciti di Firenze. Costituirono loro capitan

generale Salinguerra, siccome gran nemico della casa d'Este. Scrivono

gli storici napoletani[676] che in questo anno venne a morte _Carlo

Martello_, primogenito di _Carlo II_ re di Napoli, già dichiarato

re d'Ungheria, con dire eziandio ch'egli era andato in quel regno,

vivente ancora il re Andrea. Egli lasciò dopo di sè un figliuolo,

dicono appellato Cariberto, quasi Carlo Roberto, ma chiamato Carlo

Uberto da Ferreto Vicentino, il qual poi fu solamente appellato Carlo,

ed entrò finalmente in possesso del regno d'Ungheria, con propagar la

linea di quei re della casa reale di Francia. Il Rinaldi, all'incontro,

insegna[677] che questo principe mancò di vita nell'anno 1295. Il

Bonfini[678] lascia imbrogliato questo punto. Per me credo che deggia

prevalere la sentenza di Rinaldi, e che gli scrittori moderni abbiano

preso equivoco nel nome di Carlo, comune al Martello padre e al

figliuolo. L'autore anonimo, ma contemporaneo, della Cronica di Parma

chiaramente scrive al suddetto anno 1295[679]: _Eodem anno dominus

Carolus rex Hungariae, et uxor ejus in civitate Neapoli obierunt, et

dictum fuit, quod erant tossicati_. Il sospetto di questo veleno andò

addosso a Roberto duca di Calabria, secondogenito del re Carlo II

e suo fratello, per isregolata voglia di succeder egli al padre nel

regno di Napoli. Essendo morto Andrea re d'Ungheria senza figliuoli,

nacque nell'anno presente controversia per la succession di quel regno.

_Vincislao re_ di Boemia fece coronare re d'Ungheria Vincislao suo

figliuolo; ma un'altra parte de' principi tenne per _Carlo_, figliuolo

del re Carlo Martello. _Regem Carolum filium Caroli Martelli nati

de Ungara, similiter coronari procuravit_: sono parole di Tolomeo da

Lucca[680], scrittor di questi tempi. Ed appunto questo Carlo, e non

già suo padre Carlo Martello, quegli fu che, assistito dal papa e

dai Cumani e Tartari, arrivò ad essere re d'Ungheria. Mandò nell'anno

presente Carlo di Valois per suo vicario nella Romagna _Jacopo Pagano_

vescovo di Rieti[681], il qual poscia per li suoi cattivi portamenti

fu privato del vescovato da papa Bonifazio, e da lì a non molto

vergognosamente terminò i suoi giorni nella corte di Roma. Anche

_Alberto dalla Scala_ signor di Verona mancò di vita in quest'anno,

e succedette a lui nel dominio di quella città _Bartolommeo_ suo

primogenito[682] che per due anni e mezzo in molta grazia di quel

popolo tenne il governo.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 49 / 216 题