NOTE:

[612] Ptolomaeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.

[613] Raynald., in Annal. Ecclesiast.

[614] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.

[615] Raynald., in Annal. Eccles.

[616] Nicolaus Special., lib. 2, cap. 12, tom. 10 Rer. Ital.

[617] Giovanni Villani, lib. 8, cap. 21.

[618] Ptolom, Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital.

[619] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.

[620] Raynald., in Annal. Eccles.

[621] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.

Ital.

Anno di CRISTO MCCXCVIII. Indiz. XI.

BONIFAZIO VIII papa 5.

ALBERTO Austriaco re de' Romani 1.

Fecesi in quest'anno una brutta tragedia in Germania[624]. Si

guardavano di mal occhio da gran tempo _Adolfo re_ de' Romani, e

_Alberto duca_ d'Austria e Stiria, e conte d'Alsazia, figliuolo del

fu _re Ridolfo_. Dicono che Adolfo fosse dietro a privare Alberto

de' suoi Stati, e che perciò Alberto si affrettasse di levare a

lui il regno. Tirò questi nel suo partito _Vincislao re_ di Boemia,

_Gherardo arcivescovo_ di Magonza, il duca di Sassonia e il marchese

di Brandeburgo[625], principi che cominciarono a trattar di deporre

Adolfo, imputandolo d'inabilità al governo del regno per la sua

povertà, e ch'egli fosse solamente di danno alla repubblica. Spedirono

anche per questo a _papa Bonifazio_; ma non lasciò Adolfo di inviarvi

anch'egli i suoi ambasciatori. Furono favorevoli le risposte del papa

ad Adolfo; ma i suoi avversarii fecero credere d'averne anch'essi

delle altre, che approvavano i lor disegni. Che più? nella vigilia

della festa di san Giovanni Battista di giugno gli elettori di

Magonza, Sassonia e Brandeburgo diedero la sentenza della deposizione

di Adolfo, ed elessero re il duca d'Austria _Alberto_. Per questo

fu in armi la Germania tutta, e fu decisa la lite nel dì 2 di luglio

dell'anno presente con una giornata campale fra gli eserciti di questi

due principi presso Vormazia, nella quale restò morto il _re Adolfo_.

Poscia nell'universal dieta, tenuta a Francoforte nella vigilia di san

Lorenzo, a pieni voti fu eletto re de' Romani il suddetto _Alberto

duca_ d'Austria, e coronato solennemente in Aquisgrana nella festa

di san Bartolommeo. Fu sommamente disapprovato questo fatto da papa

Bonifazio; e però avendogli il re Alberto nell'anno seguente fatta

una spedizione di ambasciatori[626], per essere confermato dalla

santa Sede, sempre il papa rispose ch'egli era indegno dell'imperio,

anzi reo di lesa maestà, per aver ucciso il suo sovrano. Benvenuto da

Imola[627] tanto nella sua Cronichetta, quanto ne' suoi Comenti sopra

Dante, aggiugne che Bonifazio assiso sul trono, e tenendo la corona in

capo con una spada a lato, bruscamente dicesse a quegli ambasciatori:

_Io, io son Cesare, io l'imperadore_. Può questa essere una fandonia

del secolo susseguente; ma è ben fuor di dubbio che nulla potè mai

ottenere questo re novello, finattantochè nato al papa bisogno di lui,

con subitanea metamorfosi si trovò bella e nuova la di lui promozione,

e se gli fecero delle carezze. Si provò nel presente anno il flagello

del tremuoto in Italia nella festa di santo Andrea[628], che continuò

dipoi a farsi sentire per molti giorni e notti. Diroccò specialmente

in Rieti, Spoleti e Pistoia molte chiese e palagi e case; e la gente

si ricoverava alla campagna. N'ebbe gran paura anche papa Bonifazio,

che soggiornava allora in Rieti, perchè tremò forte il suo palagio, e

rifugiossi fuor di quella città nel convento de' frati predicatori; e

fabbricata una capanna di legno in mezzo ad un prato, quivi cominciò

a prendere riposo. Ma non per questo il feroce animo suo cessava dal

procurar la distruzione de' Colonnesi. Fece predicar contra d'essi la

crociata, dispensando le medesime indulgenze che si concedevano a chi

passava in Terra santa contro i nemici della fede di Cristo.

Fu bensì continuata in quest'anno ancora la guerra fra il _marchese

Azzo_ di Este e il comune di Bologna; ma perchè dall'una parte papa

Bonifazio, e dall'altra i Fiorentini amici de' Bolognesi andavano

trattando di pace, nulla di rilevante seguì in armi fra essi, se non un

ridicolo caso che si racconta negli Annali di Modena[629]. E fu, che

i Bolognesi armati fecero una notte sopra i Modenesi una scorreria,

venendo fino al borgo di Santa Agnese, che era vicino alla città,

senza che le sentinelle se n'accorgessero e gridassero all'armi. E

questo perchè i cani de' borghi cominciarono tutti ad abbaiar forte,

e commossero alla stessa sinfonia quelli della città, di modo che le

sentinelle per lo tanto strepito non poterono mai intendere ciò che

si dicessero i contadini e le genti di fuora. Per questo accidente

gli anziani di Modena bandirono tutti i cani, ordinando che fossero

uccisi. Io non mi fo mallevadore di questo avvenimento. Nè in Romagna

nè in Toscana accaddero novità degne di memoria. Strepitosa bensì

riuscì in quest'anno la guerra fra i Genovesi e Veneziani[630]. Era

uscito in corso Lamba Doria ammiraglio de' Genovesi con settantotto

ovvero ottantacinque galee, per danneggiare il paese nemico, venendo

sino all'Adriatico. A questa nuova i Veneziani fecero il loro sforzo,

e misero in mare novantacinque oppure novantasette galee ben armate

sotto il comando di Andrea Dandolo. Si scontrarono queste armate

navali a Curzola, e nel dì 8 di settembre, festa della natività della

Vergine, attaccarono la zuffa. Sì poderoso fu sulle prime l'urto dei

legni veneti, che sterminò dieci galee genovesi; ma procedendo poi

innanzi con disordine, i Genovesi, gente più ardita e valorosa che

allora solcasse il mare, stretti e ben ordinati si spinsero contra

di loro, e, dopo molto sangue sparso dall'una e dall'altra parte,

misero in rotta l'armata veneta, con riportare una sempre memoranda

vittoria. Imperciocchè presero ottantacinque galee, se dicon vero

le Storie genovesi, delle quali poi ne bruciarono sessantasette,

e l'altre diciotto condussero trionfanti a Genova. Nelle Croniche

venete è scritto che sessantacinque galee (numero nondimeno sempre

mirabile) vennero in potere de' Genovesi. Per quanto s'ha dalla Cronica

Estense[631] e da quella di Cesena[632], in quel fiero conflitto

perderono la vita circa nove mila Veneziani, e ne rimasero prigioni

sei mila e cinquecento, oppure sette mila e quattrocento, insieme

coll'ammiraglio Dandolo, il quale da lì a pochi giorni per la troppa

doglia terminò i guai della vita presente. Ferreto Vicentino[633]

diffusamente descrive questo memorabil combattimento. Portata a Venezia

la dolorosa nuova, ordinò tosto quel senato che si fabbricassero cento

galee di nuovo; ma o questo armamento non andò innanzi, o certo a nulla

servì. In Parma[634] seguì nell'anno presente pace e concordia fra

quei cittadini e i lor fuorusciti, per compromesso fatto in _Matteo

Visconte_ signor di Milano, dichiarato suo vicario anche da _Alberto

re_ de' Romani, ed in _Alberto Scotto_ signor di Piacenza. Ma furono

moltissimi i confinati in vigore di quel laudo, colla restituzion

nondimeno dei beni loro.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 46 / 216 题