NOTE:

[540] Rubeus, Histor. Ravenn., lib. 6.

[541] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Annales Mediolanenses, tom. 16

Rer. Ital.

[542] Chron. Estense, tom. 15 Rer. Ital.

[543] Platina, Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.

[544] Contin. Dandol., tom. 12 Rer. Ital.

[545] Raynald., in Annal. Eccl.

[546] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital. Continuator Caffari, Annal.

Genuens., tom. 6 Rer. Ital.

[547] Jacobus Cardin., in Vita Coelestin., P. I, tom. 3 Rer. Ital.

Bernard. Guid. Ptolomaeus Lucensis, et alii.

[548] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 150.

[549] S. Antonin., Hist., tom. 3, tit. 24.

[550] Albert. Argentin. Henricus Stero., Hist. Austriaca, et alii.

[551] Ptolomaeus Lucens., Hist. Eccl., tom. 11 Rer. Ital.

[552] Gualv. Flamma, Manip. Flor., cap. 351. Corio, Istor. di Milano.

[553] Chron. Astens., tom. 11 Rer. Ital. Chron. Parmense, tom. 9 Rer.

Ital.

[554] Gualv. Flamma, Manip. Flor. Annal. Mediol., tom. 16 Rer. Ital.

Corio, Istoria di Milano.

[555] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

[556] Rubeus, Hist. Ravenn., lib. 6.

[557] Chron. Forolivien., tom. 22 Rer. Ital.

[558] Giovanni Villani, lib. 7, cap. 153. Ptolom. Lucens., Annal.

brev., tom. 11 Rer. Ital.

[559] Barthol. Neocastro, tom. 13 Rer. Ital. Nicolaus Specialis, lib.

2, cap. 16, tom. 10 Rer. Ital.

[560] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCXCIII. Indizione VI.

Santa Sede vacante.

ADOLFO re de' Romani 2.

Continuò in quest'anno la vacanza del pontificato romano. Non solamente

stavano divisi d'animo, ma anche di luogo i cardinali, chi in Roma, chi

in Rieti, chi in Viterbo. Volle Dio che finalmente tutti s'accordassero

di trasferirsi a Perugia nell'ottobre, per quanto pare, del presente

anno, affine di trattare ivi concordemente dell'elezione d'un nuovo

pontefice. _Jacopo cardinale_ scrive[562] che v'andarono _secundo

vacationis anno_; ma passò anche il verno senza che si conchiudesse

cosa alcuna. Verisimilmente contribuì non poco a questa dissipazione

del sacro collegio l'incostanza ed animosità del popolo romano,

il quale, in occasion di eleggere i nuovi senatori, sul principio

dell'anno presente tornarono all'armi, e rinnovarono gl'incendii, i

saccheggi e gli ammazzamenti, di modo che per sei mesi Roma non ebbe

senatore. Finalmente furono eletti Pietro figliuolo di Stefano Gaetano,

padre del suddetto _Jacopo cardinale_, che ci lasciò la Vita di san

Celestino papa, scritta in versi, e Ottone da Santo Eustachio. Dallo

stesso cardinale abbiamo che il popolo di Narni andò all'assedio del

castello di Stroncone; ma, accorso colà con forti squadre d'armati il

cardinale vescovo di Porto, li fece desistere dall'impresa. Galvano

Fiamma[563] riferisce a questi tempi l'essere stato creato _Matteo

Visconte_ capitano ossia signore di Novara. Altrettanto ha l'autore

degli Annali di Milano[564]. Forse prima di quest'anno ciò avvenne.

Comunque sia, vi mise egli per podestà _Galeazzo_ suo primogenito,

allora assai giovinetto. Nel dì 13 di febbraio dell'anno presente[565]

venne a morte _Obizzo marchese_ d'Este, signor di Ferrara, Modena e

Reggio, con lasciar dopo di sè tre figliuoli maschi, cioè _Azzo VIII,

Aldrovandino_ e _Francesco_. Succedette in tutti i suoi Stati Azzo il

primogenito, o per volontario, o per forzato consentimento degli altri

due fratelli. Ma ossia che il padre nel suo testamento avesse ordinato,

come corse voce, che si dividessero gli Stati, e toccasse Modena ad

Aldrovandino, e Reggio a Francesco; oppure che Aldrovandino pretendesse

Modena, perchè avea in moglie Alda dei Rangoni, il qual matrimonio avea

o facilitato, o prodotto al marchese Obizzo l'acquisto di Modena: certo

è che insorse da lì a non molto discordia tra i fratelli, e questa

si tirò dietro, secondo il solito, delle gravi disgrazie della casa

d'Este. In questo medesimo anno fuggito da Ferrara Lanfranco Rangone,

e venuto a Modena[566] coi Boschetti ed altri della sua fazione, mosse

a rumore la città. Ma quei di Sassuolo, i Savignani e Grassoni, capi

dell'altra parte, fecero testa e sostennero la signoria del marchese

Azzo, obbligando i Rangoni coi lor seguaci a prendere la fuga: perlochè

furono condannati e banditi. Il marchese Aldrovandino anch'egli si

ritirò a Bologna, dove ben ricevuto cominciò a far delle pratiche

contro al fratello Azzo tanto ivi[567] che in Padova e Parma. Aveva

esso marchese Azzo, se pur non fu suo padre, mandato in quest'anno

a donar un lione vivo ai Bolognesi. Allora il marchese Azzo corse

a Modena, e rinforzò di gente e di fortificazioni questa città. Gli

usciti di Pontremoli fecero nel presente anno gran guerra alla loro

patria, finchè, stabilita pace col popolo dominante, tutti d'accordo si

sottomisero al comune di Lucca, e cominciarono a ricevere un podestà da

quella città, laddove in addietro il prendevano da Parma.

Stanco per le tante guerre e perdite il popolo di Pisa[568],

segretamente trattò con quello di Firenze per aver pace. Vi

acconsentirono i popolari fiorentini per desiderio di abbassare i lor

grandi, che profittavano delle guerre, purchè i Pisani licenziassero

_Guido conte_ di Montefeltro, la cui sagacità e valore teneva in

apprensione tutti i vicini. Concorsero in questa pace anche i Sanesi,

Lucchesi e l'altre terre guelfe della Toscana, con alcune condizioni

ch'io tralascio. Penetrata questa mena, il conte Guido, parendogli

d'essere trattato con somma ingratitudine dai Pisani, s'alterò

forte, e ne fece di gravi risentimenti contra di chi gridava pace; ma

infine fu costretto a cedere, dopo avere renduto buon conto a quel

comune di tutto il suo operato, e de' vantaggi a lui procurati. In

Romagna[569] non si sa che avvenisse in questo anno novità alcuna

degna d'osservazione; se non che Maghinardo da Susinana, che era come

signor di Faenza, con Bernardino conte di Cunio, prese il castello

e la fortezza di Monte Maggiore, dove erano in guardia le genti del

conte Alessandro da Romena, non so se fratello o nipote del vescovo

_Ildebrandino_ conte della Romagna, ma poco stimato, il conte Bandino

da Modigliana, dichiarato capitan generale della lega de' Romagnuoli,

pose la sua stanza in Forlì. Durava tuttavia la tregua fra i Veneziani

e Genovesi[570]. Accadde che nel mese di luglio sette galee di

mercatanti genovesi, navigando ne' mari di Cipri, si scontrarono in

quattro veneziane, e siccome i Genovesi non si faceano scrupolo ne'

barbarici tempi, se veniva loro il destro, di esercitare il mestier

de' corsari, le presero colla morte di più di trecento Veneziani.

Ravvedutisi dipoi del fallo commesso, le lasciarono andare al loro

viaggio, e restituirono, per quanto pretesero, tutta la roba. Saputosi

in Genova, all'arrivo d'esse galee, il fatto, n'ebbero i savii gran

dispiacere, e spedirono tosto dei frati predicatori a Venezia a scusare

il fallo, e a farsi conoscere pronti alla soddisfazione: al quale

effetto richiesero che si tenesse un congresso de' comuni ambasciatori

in Cremona. Fu questo tenuto, e per tre mesi si andò disputando, ma

senza poter conchiudere accordo alcuno. Il perchè si cominciò a pensare

alla guerra; e come essa fosse rabbiosa, l'andremo vedendo negli

anni seguenti. Per cagion di essa, e per la pace fatta coi Guelfi di

Toscana, cominciò a respirare la città di Pisa, governandosi a parte

ghibellina, e soccombendo ivi affatto la parte guelfa.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 41 / 216 题