[206] Richobaldus, in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Annal. Veteres
Mutinens., tom. 11 Rer. Ital.
[207] Raynaldus, Annal. Eccles. Ricordano Malaspina, cap. 196.
[208] Caffari, Annal. Genuens., lib. 9, tom. 6 Rer. Ital.
[209] Ptolomeus Lucens., Annal. brev., tom. 11 Rer. Ital. Richobaldus,
in Pomario, tom. 9 Rer. Ital. Sabas Malaspina, lib. 5, cap. 8.
[210] Gualv. Flamma, in Manip. Flor., cap. 307. Annales Mediolanense,
tom. 16 Rer. Ital.
[211] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.
[212] Memorial. Potestat. Regiens., tom. 8 Rer. Italic.
[213] Chron. Parmens., tom. 9 Rer. Ital.
[214] Annal. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
[215] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.
[216] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[217] Memorial. Potest. Regiens.
Anno di CRISTO MCCLXXII. Indizione XV.
GREGORIO X papa 2.
Imperio vacante.
Nel primo giorno di gennaio dell'anno presente approdò a Brindisi il
nuovo pontefice eletto _Gregorio X_, venendo di Soria[222]. Arrivato
che fu a Benevento, quivi fu ad inchinarlo il _re Carlo_, che poscia
con magnificenza ed onore l'accompagnò nel resto del viaggio. Fu
incontrato a Ceperano da molti cardinali, e dagli ambasciatori di
Roma, che il pregarono di trasferirsi a quella città. Ma egli continuò
il cammino sino a Viterbo. Portatosi poi a Roma, nel dì 27 di marzo
fu consecrato; con gran solennità ricevè la tiara pontificia, il
giuramento di fedeltà e d'omaggio dal re Carlo. Venuto poscia ad
Orvieto, principalmente si applicò ai soccorsi di Terra santa. Intimò
a questo fine un concilio generale da tenersi in Lione, e fece maneggi
coi popoli di Venezia, Pisa, Genova e Marsilia, per ottenere da essi
la lor quota di galee per quella sacra impresa[223]. Ma perciocchè
i Veneziani aveano guerra co' Bolognesi in terra, e per mare co'
Genovesi, spedì l'arcivescovo d'Aix con titolo di legato apostolico,
acciocchè trattasse di pace fra loro; e non potendola egli conchiudere,
ordinasse a quei comuni d'inviare i lor plenipotenziarii alla
corte pontificia. Dalle memorie rapportate dal Rinaldi vegniamo in
cognizione, che tuttavia i Sanesi e Pisani ricusavano di riconoscere
il re Carlo per vicario della Toscana, e gli ultimi aveano occupati
alcuni luoghi in Sardegna. Intimò loro il pontefice le censure, e la
privazione del vescovato[224], se nel termine prefisso non ubbidivano.
Fece poscia una promozione di cinque cardinali, uno de' quali fu
_san Bonaventura_, ministro generale dell'ordine de' Minori, insigne
dottore della Chiesa. Trovandosi tuttavia alla corte pontificia
_Ottone Visconte_ arcivescovo di Milano[225], si presentò al papa
implorando il suo aiuto contro la prepotenza de' Torriani signori di
Milano, che lui e tanti nobili teneano banditi dalla patria. Intanto
essi Torriani faceano gran guerra, e i nobili fuorusciti, i quali
nondimeno cresciuti in forze per l'assistenza de' Comaschi faceano
testa, elessero per loro capitano Simone da Locarno, uomo di grande
sperienza nei fatti di guerra. Abbiamo dalla Cronica di Parma[226],
che Guido e Matteo da Correggio parmigiani, dopo essere stati per
lungo tempo come signori di Mantova, furono in quest'anno scacciati
da quella podesteria per opera di _Pinamonte dei Bonacossi_ Mantovano
loro nipote. Costui non solamente occupò quel dominio, ma si unì co'
Veronesi a parte ghibellina, esiliò la maggior parte de' Guelfi di
quella città, e cagion fu di non pochi altri mali. Fecero i Pavesi
oste contro la terra di Valenza, e fu in loro aiuto il conte Ubertino
Landò[227] con cinquanta uomini di armi. Portatosi a Brescia il
suddetto arcivescovo d'Aix[228] per trattar di concordia fra quel
comune e i Torriani di Milano, così saggiamente condusse l'affare,
che nel mese d'ottobre nella villa di Gocaglio, dove si trovarono
i deputati delle parti, stabilì pace fra loro, con pagare la città
di Brescia sei mila e trecento lire imperiali ai Torriani. Rimasero
sacrificati, in tal congiuntura, i nobili ghibellini usciti di quella
città, perchè lasciati alla discrezion del re Carlo, e mandati furono
a' confini. Loro ancora furono tolte varie castella, e distrutte dal
popolo di Brescia, fra' quali si contarono Seniga, gli Orci, Palazzuolo
e Chiari. Dopo tanti anni di prigionia in Bologna[229] arrivò al fine
di sua vita nel di 14 di marzo _Enzo re_ di Sardegna, e con grande
onore data gli fu sepoltura nella chiesa de' frati predicatori. Ma
insorsero in quella città gravi discordie fra le due fazioni de'
Geremii guelfi e de' Lambertazzi ghibellini. Gli Annali di Bologna[230]
e il Ghirardacci[231] ne parlano all'anno seguente, ma fuor di sito,
a mio credere. L'antica Cronica di Reggio[232], e, quel ch'è più,
Ricobaldo[233], storico di questi tempi e fra Francesco Pippino[234]
ne danno relazione sotto il presente anno. Aveano ed han tuttavia i
Bolognesi scolpito in marmo un privilegio, che dicono conceduto da
Teodosio minore Augusto nell'anno 455 dopo Cristo alla lor città, e
fu da me dato alla luce[235], che è la più sconcia impostura che si
trovi fra le tante dei secoli ignoranti. Perchè in esso i territorii
del territorio bolognese si fan giugnere fino al fiume Scultenna
ossia Panaro verso il distretto di Modena, quel potente comune volle
finalmente far valere le sue ragioni fondate sopra quel documento,
ridicoloso bensì, ma da essi, per malizia o per goffaggine, tenuto
qual incontrastabil decisione contra dei Modenesi, antichi possessori
di varie castella di là dal suddetto fiume, e di molti più ne' secoli
precedenti. Ah ignoranza dei barbarici secoli, di quant'altre novità e
disordini sei tu stata la madre!
Fecero dunque i Bolognesi un decreto, in cui obbligarono qualsisia
lor podestà di ricuperare il territorio sino al Panaro, e lo fecero
intagliare in marmo e giurare ad ogni nuovo podestà. E nell'anno
presente, prevalendo il partito dei Lambertazzi, fu presa la
risoluzione di procedere ai danni de' Modenesi, coll'adunare un
grosso esercito, e menar in piazza il carroccio, per dar principio
alla guerra. A questo avviso, i Modenesi ricorsero alle loro amistà
per aiuto. Cento uomini d'arme da tre cavalli per uno mandarono i
Cremonesi. Due mila fanti e molti cavalieri vennero da Parma.
I Reggiani, siccome amici de' Bolognesi, permisero che molti de' suoi
privatamente venissero in soccorso de' Modenesi, _Obizzo marchese_
d'Este anch'egli con tutte le forze de' Ferraresi fu in armi, per
sostenere i loro interessi. O sia che questo gagliardo armamento do'
Modenesi facesse mutar pensiero ai più savii de' Bolognesi, oppure che
la fazion guelfa de' Geremii se l'intendesse co' Modenesi, certo è che
essi Geremii non si vollero muovere contra di Modena, e fu gran lite
fra essi e i Lambertazzi. Temendo dunque gli ultimi che, se uscivano
di Bologna, la fazion contraria introducesse in quella città Obizzo
Estense signor di Ferrara, restarono, ed altro non seguì per conto di
Modena. Anzi si ottenne dipoi che quel decreto e marmo pregiudiziale
ai Modenesi fosse abolito. Carlo re di Sicilia, che nullameno sotto
l'ombra di paciere andava macchinando il dominio di tutta l'Italia,
scoprì in quest'anno l'animo suo verso la città di Genova[236]. Col
mezzo del _cardinale Ottobuono_ del Fiesco fece venire alla corte
pontificia tutti i banditi e confinati di quella città, col pretesto
di promuovere la concordia d'essi cogli ambasciatori di Genova, i
quali si trovavano anch'essi in Roma. La conchiusione fu, che tutti
que' nobili banditi, i Grimaldi specialmente e i Fieschi col cardinale
suddetto, per quanto era in loro potere, suggettarono la lor patria ad
esso re Carlo. Fu segreta la capitolazione, e non ne traspirò notizia
agli ambasciatori suddetti; ma gli effetti poco appresso la scoprirono.
Cominciarono que' nobili fuorusciti delle ostilità contro la patria; e
il re Carlo in un determinato giorno, senza far precedere sfida alcuna,
fece prendere quanti Genovesi si trovarono in Sicilia e Puglia colle
loro mercatanzie e navi. Per buona ventura si salvarono due ricche
navi che erano approdate a Malta, non essendo riuscito alla furberia
dell'uffiziale del re Carlo di mettervi l'unghie addosso. Fu afflitta
da grave carestia in quest'anno ancora la Lombardia.