NOTE:

[197] Platina. Hist. Mantuan., tom. 20 Rer. Ital.

[198] Chron. Placentin., tom. 16 Rer. Ital.

[199] Nangius., Monach. Patavinus, in Chron. Guilielmus de Podio, Gesta

S. Lodovici, et alii.

[200] Caffari, Annal. Genuens., lib. 96, tom. 6 Rer. Ital.

[201] Chron. Placent., tom. 16 Rer. Ital.

[202] Malvecius, Chron. Brixian., tom. 14 Rer. Italic.

[203] Ptolomeus Lucens., Annal. Brev., tom. 2 Rer. Ital.

[204] Annales Senenses, tom. 15 Rer. Ital.

[205] Dandul., in Chron., tom. 12 Rer. Ital.

Anno di CRISTO MCCLXXI. Indizione XIV.

GREGORIO X papa 1.

Imperio vacante.

_Filippo_ nuovo re di Francia e _Carlo re_ di Sicilia suo zio

sen vennero a Viterbo, affine di sollecitare i discordi cardinali

all'elezione di un papa. Avvenne che colà ancora si portò il _conte

Guido_ di Monforte, vicario allora per esso re Carlo in Toscana[207].

Nudriva costui un immenso odio contro la real casa d'Inghilterra,

perchè il _conte Simone_ suo padre era stato ucciso, e ben giustamente,

per gli suoi demeriti, dal re d'Inghilterra. Per questo mal talento

commise esso conte Guido una delle più abbominevoli azioni che possano

cadere in mente di uomo e cristiano. Imperocchè, avendo trovato in

chiesa attento alla sacra messa _Arrigo_, figliuolo di_ Riccardo

d'Inghilterra_ re de' Romani, ch'era venuto coi suddetti due re dalla

crociata di Tunisi, crudelmente quivi uccise quell'innocente principe.

Nè di ciò contento, perchè gli fu ricordato che suo padre era stato

strascinato, tornò indietro, e, preso pe' capelli quel cadavero, lo

strascinò fuori di chiesa. Sotto gli occhi, per così dire, di quei due

re fu commesso questo esecrabil fatto, e non se ne vide risentimento

alcuno, non senza gravissimo lor biasimo; se non che il re Carlo gli

levò il vicariato della Toscana. Se ne fuggì questo empio assassino;

ma il colse a suo tempo la mano di Dio, perchè finì malamente i

suoi dì nelle prigioni di Sicilia. Benchè nulla avessero operato

le premure dei suddetti re per indurre il collegio de' cardinali ad

accordo, di maniera che attediati si partirono da Viterbo; pure da

lì ad alcuni mesi si applicarono essi cardinali daddovero a dare un

nuovo papa alla Chiesa di Dio[208]. Di grave scandalo era stato ai

popoli cristiani il vedere che da tanto tempo non aveano saputo i

quindici cardinali accordarsi nell'elezione di alcun di essi; colpa

della loro ambizione, che anteponeva il privato interesse a quel

della repubblica cristiana. Fecero essi adunque un compromesso nel

dì primo di settembre in sei cardinali, i quali senza perdere tempo

nominarono papa _Tedaldo_, appellato ancora _Tebaldo_, della nobil casa

de' Visconti di Piacenza, non cardinale, non vescovo, ma solamente

arcidiacono di Liegi[209], personaggio nondimeno di santi costumi,

che si trovava allora in Accon, ossia in Acri di Soria, dove faticava

in servigio della cristianità. Parve maravigliosa questa elezione,

perchè egli neppure era conosciuto da alcuno dei cardinali; eppur

tutti consentirono in lui, e se ne applaudirono bene a suo tempo:

così bella riuscita fece questo degnissimo successore di san Pietro.

Spedì il sacro collegio ambasciatori ad Accon a notificargli la sua

promozione. Accettò egli l'elezione, e prese dipoi il nome di _Gregorio

X_ con incredibil giubilo de' cristiani orientali, che concepirono di

grandi speranze d'aiuti per la ricuperazione di Terra santa, stante

il piissimo zelo già sperimentato di questo insigne personaggio per

li progressi della crociata. Si dispose egli intanto pel suo ritorno

in Italia: del che parleremo all'anno seguente. Cominciò in quest'anno

a declinar la potenza de' Torriani[210]. Dopo essere stati i Comaschi

sotto il loro governo per dieci anni, si ribellarono, e preso Accursio

Cotica, vicario di _Napo dalla Torre_, tanto il ritennero, che fu

rilasciato Simone da Locarno, il quale per nove anni era stato detenuto

prigione in una gabbia di ferro in Milano. Rivoltatesi ancora contra

de' Torriani le due nobili famiglie milanesi Castiglioni e Birago, si

unirono co' nobili fuorusciti: del che sdegnato forte Napo Torriano,

ostilmente entrò nel Seprio, e vi prese e diroccò il castello di

Castiglione. In molte angustie si trovava il popolo di Piacenza[211]

per l'aspra guerra che gli faceva il conte Ubertino Lando coi nobili

fuorusciti di quella città. Il perchè trattarono nel loro consiglio di

darsi a Carlo re di Sicilia. Gran dibattimento, gran discordia fu ne'

partiti; ma finalmente la vinse l'affermativa, e si giurò fedeltà ad

esso re, con lasciare libertà a tutti i banditi di ritornare in città

nel termine d'un mese, purchè si sottomettessero al re. La maggior

parte d'essi vi ritornò.

Passò in quest'anno per Reggio di Lombardia[212] _Filippo re_ di

Francia, conducendo seco l'ossa del santo genitore _Lodovico IX_ e di

_Giovanni Tristano_ suo fratello. Correvano tutti i popoli a venerar

la cassa del re defunto, riguardandolo tutti come un principe santo; e

questa si deponeva nelle chiese con molti doppieri accesi all'intorno.

E però restò in queste parti una distinta divozione verso di lui,

tenendosi tuttavia care le di lui monete, per appenderle al collo

dei figliuolini. Nel dì primo d'aprile arrivò esso Filippo a Parma;

ed avendo le sue soldatesche bruciate quindici case a Colorno[213],

rifece quel danno con adeguato pagamento. Grave carestia patirono in

quest'anno i Reggiani e Parmigiani: ciò non ostante fecero oste al

castello di Corvara, dove dimorava con assai banditi Jacopo da Palù,

e presolo dopo tre mesi di assedio, poco dappoi lo smantellarono.

Continuando la guerra fra i Veneziani e Bolognesi[214] al Po di

Primaro, nel primo dì di settembre vennero alle mani i due nemici

eserciti, e toccò la peggio ai Veneziani. Confessa il Dandolo[215] che

i suoi lasciarono in preda ai Bolognesi le lor tende e bagagli; ma

che sopraggiunti altri capitani con gente assai, uccisero molti de'

Bolognesi, e fortificarono il castello di Sant'Alberto, posto sul Po

d'Argenta. Fecero guerra i potenti Bolognesi anche al comune di Modena,

contro il tenor della pace, nel mese d'agosto, per l'ingiusta lor

pretensione che i Modenesi nulla avessero da possedere di là dal fiume

Panaro. Presero all'improvviso il castello di San Cesario[216]: il che

udito in Modena, si diede tosto campana a martello, e il popolo tutto

in armi corse a quel castello, e impetuosamente superate le fosse,

quanti Bolognesi vi trovarono, o fecero prigioni, oppure uccisero.

Presero anche i Bolognesi le castella di Savignano, di Montecorone

e Monteombraro, e le atterrarono. Nè di ciò contenti, vennero

coll'esercito fino al ponte di Santo Ambrosio e al ponte di Navicello;

ma dai Modenesi, accorsi alla difesa, virilmente furono rispinti. In

tal congiuntura accorsero i Parmigiani, amici sempre fedeli, in aiuto

di Modena[217]. Ma neppur Bologna era esente da guai. Mali trattamenti

faceano i nobili al popolo, specialmente togliendo loro le donne. Si

afforzarono per questo i popolari, e formata un'unione fra loro, che

fu appellata la lega o compagnia della giustizia, mandarono a' confini

ottanta d'essi nobili: il che diede principio all'abbassamento di

Bologna, città che allora si trovava in una grande auge di potenza,

fortuna e ricchezze. Presero in quest'anno i Cremonesi il castello di

Malgrate per sagacità di Jacopino Rangone da Modena[218] lor podestà,

il quale per questo fatto fu confermato nella podesteria dell'anno

seguente. In Ferrara[219] Giacomaccio dei Trotti, con altri aderenti

alla fazion ghibellina del fu Salinguerra, fecero una congiura contra

di _Obizzo marchese_ di Este, signore della città; ma essendo questa

venuta alla luce, lasciarono costoro il capo sopra d'un palco. Portossi

nell'anno presente in Ispagna _Guglielmo marchese_ di Monferrato, quivi

prese per moglie _Beatrice_ figliuola di _Alfonso re_ di Castiglia,

soprannominato l'Astrologo, con varii patti, de' quali fa menzione

Benvenuto da San Giorgio[220]. Se s'ha da prestar fede a Galvano

Fiamma[221], Alfonso, siccome eletto re de' Romani, dichiarò suo

vicario in Italia esso marchese, e mandò ottocento cavalieri con esso

lui, i quali fecero guerra a Milano; ma rimasero in breve sterminati da

_Napo Torriano_. Per questo si accese un odio grande fra esso Napo e il

marchese.

Annali d'Italia, vol. 5 dal principio dell'era volgare sino all'anno 1750 · 第 19 / 216 题