[24] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Italic.
[25] Ricordano Malaspina, cap. 160.
[26] Matteo Spinelli, Diario, tom. 8 Rer. Ital.
[27] Niceph. Gregora, Histor.
[28] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 2.
[29] Ricordano Malaspina.
[30] Chron. Sanense, tom. 15 Rer. Ital.
[31] Sabas Malaspina, lib. 2, cap. 4.
[32] Annal. Pisani, tom. 6 Rer. Ital.
[33] Roland., lib. 2, cap. 13.
[34] Chron. Parmense, tom. 9 Rer. Ital.
[35] Caffari, Annal. Genuens., lib. 6, tom. 6 Rer. Ital. Henric. Stero,
Annal. Augustan.
[36] Annales Veteres Mutinens., tom. 11 Rer. Italic.
[37] Chron. Bononiense, tom. 18 Rer. Ital.
[38] Monach. Patavinus, in Chron., tom. 8 Rer. Ital.
[39] Antiq. Ital., Dissert. LXXV.
[40] Longin., Hist. Polon., lib. 7.
[41] Chron. Bononiens., tom. 18 Rer. Ital.
Anno di CRISTO MCCLXI. Indizione IV.
URBANO IV papa 1.
Imperio vacante.
Dimorava tuttavia in Viterbo papa _Alessandro IV_, quando Iddio il
chiamò a miglior vita nel dì 25 di maggio dell'anno presente[44], per
premiare la sua placida pietà e rara umiltà, per le quali virtù egli si
astenne sempre dall'imbrogliare il mondo con guerre: sebbene riportò
per questo il titolo di semplice e di troppo buono da chi o non assai
conosce lo spirito della Chiesa, od è pieno solamente dello spirito
del mondo. Raunaronsi i cardinali per l'elezione del successore.
Erano solamente otto, e neppur queste otto teste seppero per più
di tre mesi accordarsi ad elegger alcun di loro: tanto avea saputo
penetrare in quel piccolo drappello la discordia e l'invidia. Per
accidente capitò alla sacra corte _Jacopo patriarca_ di Gerusalemme,
nato bensì in Troia di Francia, di padre plebeo[45], ma di elevato
ingegno, di molta prudenza, di gran sapere e d'altre belle doti ornato,
per le quali era già salito in alto, e meritò ancora di giugnere al
non più oltre. Giacchè apparenza non si vedeva che i cardinali dal
lor grembo cavassero un nuovo papa, s'avvisarono essi di sollevare
alla cattedra di san Pietro il suddetto patriarca. Nel dì dunque 29
d'agosto l'elessero, ed egli assunse il nome di _Urbano IV_. Siccome
uomo di petto e di massime diverse dal suo predecessore, non tardò a
far conoscere il suo sdegno contra di Manfredi, occupatore del regno di
Sicilia, e a preparare i mezzi per abbatterlo. Il Rinaldi, seguitando
il Summonte autore moderno, e gli slogati racconti di Matteo Spinelli,
crede[46] che in quest'anno _Roberto conte_ di Fiandra venisse in
Italia con buon esercito, e spedito dal pontefice minacciasse d'entrare
in Puglia, a cui si opponesse colle sue forze Manfredi. Se questo
accadesse veramente nell'anno presente, io non ardirei di asserirlo.
Abbiamo bensì di certo che, trovando esso papa Urbano sì sminuito il
collegio dei cardinali, nel dicembre di quest'anno fece una promozione
al cardinalato di nove personaggi, insigni non meno per la bontà
della vita che per la letteratura. Quanto a _Manfredi_, circa questi
tempi egli cominciò un trattato d'alleanza con _Jacopo re_ d'Aragona,
esibendo al di lui figliuolo _Pietro_ per moglie _Costanza_, a lui
nata da _Beatrice_ figliuola di _Amedeo conte_ di Savoia, e sua prima
moglie. Gli offeriva anche dote grossa. Il non aver Manfredi figliuoli
maschi fece in fine credere assai vantaggioso questo partito agli
Aragonesi. E quantunque il papa facesse di grandi maneggi per disturbar
tali nozze, pure si conclusero, e Costanza nobilmente accompagnata
passò a Barcellona nell'anno seguente. Uno strano accidente occorse
pure circa questi tempi in Sicilia. All'osservare alcuni che un certo
pitocco, per nome Giovanni da Cocchiera, ossia da Calcara, uomo assai
attampato[47], rassomigliava forte nelle fattezze al defunto imperador
_Federigo II_, cominciò una voce, che s'andò sempre più ingrossando,
che Federigo era vivo. Negava il pezzente d'essere tale; ma non
mancarono persone che per loro fini particolari l'indussero in fine
a spacciarsi per desso: cosa che cagionò dei gravi tumulti per tutta
l'isola. Si ritirò costui nella città di Agosta, e quivi cominciò
a trattarsi da principe, e a sostener bene il suo personaggio nella
commedia con folla di gente bassa che gli prestava fede. Ma Riccardo
conte di Marsico prese così ben le sue misure, che trucidati alcuni
dei suoi partigiani, e sbandati gli altri, diede all'impostore quel
guiderdone che conveniva al suo merito. Si trasferì poscia in Sicilia
il re Manfredi, per quetare i moti di quei popoli, e specialmente di
chi mirava di mal occhio la casa di Suevia. Tenne un general parlamento
in Palermo, ricevette de' considerabili donativi, ne fece egli degli
altri secondo il suo costume, e con ciò risorse dappertutto la pace.
Passò quest'anno per Milano il _cardinale Ottaviano_ degli Ubaldini,
che veniva di Francia[48]. Ne partì mal soddisfatto de' Torriani,
e seco condusse alla corte pontificia _Ottone_ della nobil casa de'
Visconti di Milano, che era allora solamente canonico nella terra di
Desio; Ottone, dissi, che vedremo in breve arcivescovo di Milano.
Giunto in Bologna esso cardinale[49], per commissione avutane dal
papa, trattò della liberazion degli ostaggi romani; ed ottenutala,
levò l'interdetto alla città, e restituì tutti i privilegii a quei
cittadini. Fecero in quest'anno lega i nobili usciti di Milano col
comune di Bergamo; nè solamente furono ammessi in quella città, ma
insieme con essi, passato il fiume Adda, presero ed incendiarono
Licurti castello de' Milanesi. Allora il popolo di Milano tutto in
armi uscì in campagna, pieno di mal talento contra de' Bergamaschi, i
quali, senza voler aspettare la lor visita, spedirono tosto per aver
pace. L'ottennero, ma a condizione di rifar tutti i danni al popolo
di Licurti, e di licenziare i nobili milanesi: il che ebbe effetto. Si
ridussero molti di que' nobili a Brianza, ed occuparono il castello di
Tabiago; ma corso colà Martino dalla Torre con buono sforzo di gente,
obbligò i difensori alla resa, e tutti li condusse incatenati nelle
carceri di Milano. In quest'anno Giacomazzo dei Trotti e parecchi
altri, già stati della fazione di Salinguerra, fecero in Ferrara[50]
una congiura contra di _Azzo VII marchese_ d'Este loro signore.
Scoperta la trama, e presi, lasciarono il capo sopra il patibolo.
Nella Cronica di Bologna ciò viene riferito all'anno seguente. Nella
città d'Asti ebbe principio una fiera nimicizia tra i Solari e i
Gruttuarii[51], due principali famiglie d'essa città, per cui seguirono
molti omicidii, ed altri gravi sconcerti, che durarono anni parecchi.
Essendosi il popolo di Piacenza[52] di già accordato col _marchese
Oberto_ Pelavicino, in quest'anno gli diede la signoria della città
per quattro anni avvenire, ed egli ne venne a prendere il possesso
con grandioso accompagnamento, e poi se ne tornò a Cremona. Visconte
Pelavicino suo nipote, lasciato da lui suo vicario in Piacenza, da lì
a non molto ito con ischiere armate a Tortona, indusse quel popolo a
mettersi nella stessa maniera sotto la signoria del marchese Oberto
suo zio. Tolta fu in quest'anno ai Latini la città di Costantinopoli
dai Greci[53]. Vi entrò _Michele Paleologo_, il quale s'era fatto
proclamare imperador d'Oriente. _Baldovino imperadore_ latino sulle
navi de' Veneziani fuggito, si ritirò a Negroponte. Nè si dee tacere
una vergognosa azione dei Genovesi d'allora[54]. L'implacabile odio
che essi aveano conceputo contra dei Veneziani per la rotta lor data
ad Accon, congiunto coll'avidità del guadagno, li spinse a far lega
con esso Paleologo, il qual diede loro in premio la città di Smirna
con varie esenzioni e privilegii[55]. Un forte aiuto per questo di
galee, navi e gente contribuirono essi Genovesi al Greco per debellare
i Latini. Furono perciò scomunicati da papa Urbano; ma essi più
che mai continuarono a far quanto di male poterono ai Veneziani. In
Toscana[56] il conte Guido Novello, vicario del re Manfredi, nel mese
di settembre coi ghibellini toscani fece oste contra di Lucca, rifugio
de' Guelfi sbanditi. Tolse a quel comune Castelfranco, Santa Maria a
Monte e Calvoli; ma non potè aver per assedio Fucecchio. Non veggendo
i suddetti fuorusciti fiorentini rimedio alcuno alle loro calamità,
si avvisarono di spedire in Germania a chiamar _Corradino_, figliuolo
del già re Corrado, acciocchè venisse in Italia, per opporlo al re
Manfredi; ma non vi acconsentì la regina sua madre, tra per l'età
troppo giovanile del figliuolo, e per la conoscenza della difficoltà
dell'impresa. Benchè Dio avesse liberata la marca di Trivigi ossia di
Verona, dalle barbariche mani della casa da Romano, pure i Veronesi[57]
seguitavano la lor persecuzione contra di Lodovico conte di San
Bonifazio. Ora questi nell'anno presente con altri fuorusciti di
Verona, e il marchese Azzo Estense coi Ferraresi ostilmente si mossero,
ed arrivarono fin cinque miglia presso a Verona, con credenza di poter
entrare in quella città, dove probabilmente aveano delle intelligenze.
Andò loro fallito il colpo. Nel tornarsene indietro s'impadronirono
di Cologna, Sabbione, Legnago e Porto. Queste ultime due terre da lì
a nove mesi tornarono sotto la signoria di Verona. Fu istituito in
quest'anno in Bologna[58] l'ordine militare della B. Vergine Maria da
Loteringo di Andalò e Gruamonte de' Caccianemici nobili bolognesi,
da Schianca de' Liazari e Bernardino da Sesso, nobili reggiani,
e da Rinieri degli Adelardi, nobile modenese, co' quali s'unirono
molti altri nobili di esse città. Furono appellati dal popolo frati
gaudenti, ossia godenti, perchè teneano le lor mogli e possedevano i
lor beni senza fatica o pericolo alcuno, dandosi bel tempo, con godere
intanto varii privilegii, diversamente da quel che praticavano i tre
insigni ordini militari, istituiti in Terra santa. Col tempo venne
meno quest'ordine, ma servì d'esempio ad istituirne degli altri, che
tuttavia fioriscono ai nostri giorni.