_Certifichiamo noi qui sottoscritti, presidente e segretari pro

tempore del parlamento nazionale, qualmente il signor ..... è stato

nominato deputato al Parlamento per la provincia di Napoli, e che i

suoi poteri sono stati esaminati e trovati in regola._

_In fede di che, ne abbiamo sottoscritto il presente. Tutti i

poteri in originale sono nel nostro archivio._

Cosí fu aperto il Parlamento nazionale di Napoli che doveva tanto

brevemente esistere.

PARTE SECONDA

I DEPUTATI.

PARTE II

Quadro delle abitazioni dei Deputati al Parlamento Nazionale.

MATTEO GALDI, _strada Magnovacallo n. 88_.

TITO BERNI, _salita S. Sebastiano n. 58_.

VINCENZO NATALI, _strada di Chiaia n. 66_.

NAZARIO COLANERI, _strada portici S. Tommaso d'Aquino n. 20_.

FERDINANDO DE LUCA, _strada S. Liborio n. 65, 1º piano_.

FRANCESCO LAURIA, _S. Potito palazzo Solimena_.

FRANCESCO SCRUGLI, _strada Concezione a Montecalvario n. 10_.

FELICE SAPONARA, _strada S. Potito n. 37, 3º piano_.

GIROLAMO ARCOVITO, _strada S. Matteo n. 34_.

VINCENZO CATALANO, _largo S. Maria degli Angeli a Pizzofalcone n. 7, 3º

piano_.

MICHELE TAFURI, _largo p. Piccola Rosario di Palazzo n. 17_.

ALESSIO PELLICCIA, _Materdei vico Cangi n. 6_.

PASQUALE CERALDI, _vico Bisi collegio dei Nobili N. 34_.

FRANCESCO STRANO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.

PAOLINO RIOLO, _Salita Trinità dei Spagnoli_.

INNOCENZI DE CESARE, _strada Foria_.

ALESSANDRO BEGANI, _vico Trevaccari n. 4, 1º piano_.

GIOVANNI BAUSAN,.....[49]

FRANCESCO ROSSI, _strada Incoronata n. 24, 1º piano_.

ROSARIO MACCHIAROLI, _vico Chianche a Palazzo n. 3_.

DOMENICO MAYER, _strada S. Cristoforo all'Olivella N. 36_.

GIUSEPPE POERIO, _strada Materdei case proprie_.

LORENZO DE CONCILIIS, _nel monistero di S. Orsola a Chiaia_.

GIUSEPPE CARDINALE FIRRAO (sic), _palazzo Avellino Anticaglia n. 4, 1º

piano_.

TOMMASO DONATO, _strada di Chiaia n. 209_.

DIODATO SPONSA, _strada Baglivo n. 68, 2º piano_.

PIETRO PAOLO PERUGINI, _strada Guantari n. 99, locanda Lombardia_.

PASQUALE BORRELLI, _strada nuova Monteoliveto n. 29, 1º piano_.

OTTAVIO DE PICCOLELLIS, _largo delle Pigne n. 152_.

GERARDO MAZZIOTTI, _vico storto Sant'Agostino degli Scalzi n. 12_.

FRANCESCO VIVACQUA, _vico del Carminello n. 51, 3º piano_.

CARLO CORBI, _vico Baglivo n. 68, 2º piano_.

DECIO COLETTI, _strada Stella n. 103, 1º piano nobile_.

PAOLO MELCHIORRE, _vico largo dell'Avvocato n. 35_.

DOMENICO MATERA, _locanda dell'Incoronata_.

CESARE GINESTOUS, _largo del Castello n. 81_.

GIUSEPPE GRIMALDI, _strada Nardones n. 14_.

FRANCESCO SAVERIO INCARNATI, _strada Baglivo Uries n. 13, 1º piano_.

TOMMASO GIORDANO, _strada S. Liborio n. 65_.

GIOV. DOMENICO PAGLIONE, _Pallonetto S. Chiara n. 12, 2º piano_.

SAVERIO ARCANGELO PESSOLANI, _sopra del Sacramento, vico delle Nocelle

n. 87_.

GIUSEPPE LOSAPIO, _strada Corsea n. 65_.

LUIGI DRAGONETTI, _strada S. Mattia n. 88, 2º piano_.

GIOVAN FELICE ANGELINI, _strada Nardones n. 95_.

RAFFAELE NETTI, _strada Atri n. 3, 3º piano_.

MICHELE COLETTI, _calata S. Tomaso d'Aquino n. 6_.

GIUSEPPE MARIA GIOVENE, _Fontana Medina al palazzo Caravita_.

FRANCESCO JACUZIO, _strada S. Liborio n. 65 3º piano_.

GIOVANNI ANTONIO LOZZI, _vico Afflitto n. 28, 3º piano_.

GERALDO CARACCIOLO, _strada Foria_.

VINCENZO COMI, _strada Guantai nuovi n. 46_.

FRANCESCO PETRUCCELLI, _calata principe di S. Severo n. 20, 2º piano_.

MARIANO SEMMOLA, _vico dei Giganti n. 44, 2º appartamento_.

DOMENICO SONNI, _strada nuova dei Pellegrini n. 4, 1º piano_.

PAPINIANO JANNANTUONO, _strada S. Liborio n. 65, 2º piano_.

VINCENZO LEPIANE, _strada Vicaria n. 339, 1º piano_.

PAOLO FLAMMA, _strada Chiaia n. 160_.

VITO BUONSANTI, _dentro S. Domenico Soriano_.

GIUSEPPE DESIDERIO, _dirimpetto la porteria del Monistero del Consiglio

n. 3_.

MELCHIORRE DELFICO, _alle case del marchese de Turris dietro il palazzo

di Gravina_.

AMODIO RICCIARDI, _palazzo Monteroduni, Ponte di Chiaia_.

DOMENICO NICOLAI, _strada Nardones n. 66_.

LUIGI GALANTE, _vico Santo Spirito n. 41, 3º piano_.

GIOVANNI MARUGGI, _Magnocavallo 88, ultimo piano_.

DOMENICO CASSINI, _Pallonetto S. Chiara n. 8_.

TOMMASO VASTA, _al largo del Vescovado n. 31, a destra_.

PETRANTONIO RUGGIERO, _Cisterna dell'olio case di Petagna, 2º piano_.

MATTEO IMBRIANI, _Cisterna dell'olio n. 25, 3º piano_.

IPPAZIO CARLINO, _strada Montesanto n. 17_.

BENEDETTO RONDINELLI, _vicoletto 2 della Quercia n. 6_.

BIAGIO DE HORATIIS, _strada Foria ultimo piano in casa di Nicolini_.

LIBERANTE MAZZONE, _vico Tedeschi a Toledo sopra lo speciale S.

Giorgio_.

SAVERIO BASILE, _vicoletto Tedeschi a Toledo n. 4, 1º piano_.

SALVADORE GIUSEPPE TRIGONA, _strada Nardones n. 14, 3º piano_.

GIOVANNI CARLO FANTACONE, _vico Figurella a Montecalvario n. 10_.

MICHELANGIOLO CASTAGNA, _vico Cinquesanti n. 9, 2º piano_.

ANTONIO MARIA DE LUCA, _largo delle Pigne n. 140_.

ANTONIO MERCOGLIANO, _locanda villa di Parigi nel chiostro di S.

Tommaso d'Aquino_.

CARLO DE FILIPPIS, _strada nuova Pizzofalcone n. 45_.

GIUSEPPE ORAZIO, _strada vico Gerolomini n. 11, palazzo duca della

Castelluccia_.

FERDINANDO VISCONTI, _S. Lucia a Mare n. 64, ultimo piano, a sinistra_.

COLONELLO PEPE GABRIELE, _alla locanda dei Fiorentini_.

PRINCIPE DI BISCARI, _dirimpetto la villa_.

—————

Queste notizie desunte dai documenti dell'epoca mi parvero d'un certo

interesse per la storia delle nostre provincie meridionali: epperò le

riprodussi integralmente.

1ª _Classe_. PRETI. — Buonsanti, Coletti (Michele), De Luca

(Antonio), De Luca (Ferdinando), Desiderio, Fiamma, Galanti,

Geraldi, Giovane, Jacuzio, Jannantuono, Lepiane. Pelliccia, Riolo,

Rondinelli, Semola, Sonni, Strano, Vasta — 19.

2ª _Classe_. PROPRIETARII. — Basile, Corbo, Falletti, Fantacone,

de Filippis, Giordani, Imbriani, Incarnati, Macchiaroli, Mazzone,

Netti, Paglione, Rossi — 13.

3ª _Classe_. MAGISTRATI. — Arcovito, Catalani, de Cesare, Coletti

(Decio), Melchiorre, Orazi, Ricciardi, Saya, Saponara, Scrugli,

Tafuri, Vivacqua — 12.

4ª _Classe_. AVVOCATI. — Angelini, Berni, Carlini, Cassini,

Colaneri, de Horatiis, Lauria, Losapio, Mazziotti, Pessolani,

Poerio, Ruggero — 12.

5ª _Classe_. MILITARI. — Bausan, Begani, de Conciliis, Morice,

Pepe, Piccolellis, Perugini, Sponsa.

6ª _Classe_. NOBILI. — Principe di Biscari, Caracciolo (dei duchi

di Martina), Marchese Dragonetti, Grimaldi di Terrasana, Nicolai

(marchese di Canneto), Cavalier Trigona — 6.

7ª _Classe_. MEDICI. — Castagna, Comi, Maruggi, Mercogliano,

Petruccelli, Romeo — 6.

8ª _Classe_. IMPIEGATI. — Borrelli, Donato, Matera, Natale — 4.

9ª _Classe_. RITIRATI CON PENSIONI. — Delfico, Galdi — 2.

10ª _Classe_. NEGOZIANTI. — Ginestous, Lozzi — 2.

11ª _Classe_. CARDINALI. — Firrao — 1.

—————

ESTRATTO DAL GIORNALE «LA MINERVA NAPOLETANA» (_1º trimestre 1820,

agosto, settembre, ottobre, pag. 332-333_)[50].

Dal prospetto dei deputati, si può agevolmente osservare:

1º Che il termine _medio_ delle loro età esclude la prima gioventú,

e non tocca l'estrema vecchiezza; donde può sperarsi senno e

moderazione con robustezza e virilità;

2º Che manca affatto la tendenza verso l'oligarchia, pochi essendo

coloro che appartengono alla 6ª classe; ove per liberalità di

principi si distinguono eminentemente il marchese Dragonetti ed il

marchese di Canneto;

3º Che lo spirito _demagogico_ non può allettare persone, delle

quali tutte può dirsi... _quobus est pater, et equus et res_;

4º Che gli impiegati attivi del governo sono sí rari, che, ove i

loro conosciuti sentimenti non fossero cosí onorevoli come sono,

non sarebbe da tenersi sopra di essi alcuna ministeriale influenza;

5º Che nel gran numero di magistrati, scelti dal popolo mentre

vivevano in lontane provincia, si scorge una testimonianza

lusinghiera pel corpo della magistratura e consolante per la

Nazione;

6º Che nel maggior numero degli ecclesiastici si vede con piacere

premiato il merito non ordinario di molti, fra i quali giova

ricordare Galanti, Giovane, Pelliccia, Semola, Strano, pubblici

professori di scienza e nomi cari alle lettere.

Né andranno privi di lode Buonsami e Coletti, educatori della

gioventú. Gli ecclesiastici, inviati al Parlamento di Napoli, sono

tali che saprebbero, nel bisogno, e difendere a prezzo della vita

la patria religione, e rigettar qualunque misura contraria alla

dignità ed agli interessi corporali della monarchia, fosse ancor la

misura piú favorevole al loro ordine sacerdotale.

Ma alcuni di questi e non per colpa dei vescovi, si mostrarono

tiepidi per la causa della libertà costituzionale.

Nelle Provincie dell'Aquila, di Chieti, i preti — si dolgono

alcuni — non predicano abbastanza i doveri, che questa impone, ed i

vantaggi che ne risultano; e si fanno volentieri a seguire i grandi

esempii, che somministra loro il rimanente del clero. Il potere

esecutivo non deve tralasciare di porvi ordine e di far conoscere

i nomi di quelli, che si distinguono pel loro zelo, e per la loro

virtú, come il parroco d'Orazii;

7º Il numero degli avvocati, il quale ad alcuni sembra soverchio,

può non credersi tale, se si riflette, che in questo ordine si

restringeva pochi anni fa tutto il sapere civile della Nazione; e

che in esso anche il talento poteva incontrar la fortuna, al patto,

non rade volte, di rinunciare ai sentimenti piú generosi.

Quindi le osservazioni sul numero degli avvocati nel Parlamento

non cadono sulle loro persone; ma sopra alcune memorie appartenenti

alla loro classe, alle quali essi recano una felice eccezione.

Si desidera che l'eloquenza parlamentaria faccia dimenticar la

forense[51]. Questa non saprebbe che oscurare l'evidenza delle

cose, corrompere il dritto sentire, e sostituire lunghe parole alle

forme amabili e severe della libertà.

—————

Le biografie che seguono sono tratte dai protocolli di Polizia e

dell'Interno del grande archivio di Stato di Napoli, dal giornale

la «Minerva» del 1820-21, dall'«Omnibus» politico e dal «Pittoresco»

diretti dal nap. Vincenzo Torelli e dagli elogi funebri recitati nelle

varie occasioni di morte di quelli che appartennero al Parlamento del

1820.

Dei seguenti deputati non ho notizie — per quante ricerche io abbia

fatte — e quelle poche che ho, non bastano, quantunque io abbia fatto

inutile appello, nelle provincie meridionali, ai loro discendenti.

ANGELINI GIOVAN FELICE — BASILE SAVERIO — CARLINO IPPAZIO — CASTAGNA

MICHELANGELO — CASSINI DOMENICO — DE CESARE INNOCENZO — COMI VINCENZO

— COLETTA MICHELE — CONTI CARLO — GIORDANO TOMMASO — JANNANTONIO

PAPINIANO — LOSAPIO GIUSEPPE — LOZZI ANTONIO — ORAZIO GIUSEPPE —

PAGLIONE GIOVAN DOMENICO — PETRUCCELLI FRANCESCO — ROSSI FRANCESCO —

STRANO FRANCESCO.

*

* *

ARCOVITO GIROLAMO[52]. — Fu uno dei difensori di Vigliena nel 1799.

Era nato nel 1771 in Reggio Calabria da Natale e da Teresa Ranieri.

Fu chierico, ma gettata la sottana, si diede agli studi di legge

in Napoli. Nel 1796, fu nominato capo-cantone in Calabria. Dopo

i fatti del '99, chiuso in prigione e dannato a morte, fu invece

mandato nel castello d'Ischia[53] e godé dell'indulto del 1801 e si

laureò avvocato nel 1803. Dai Francesi fu fatto commissario delle

colonne destinate alla repressione del brigantaggio, poi giudice,

quindi presidente di G. C. Criminale. Tornati i Borboni restò in

carica. Nel 1820 fu deputato operoso, e combattette la partenza

del re per Lubiana. Nel 1821 fu presidente della Camera e firmò la

nobile protesta, nel momento stesso che gli Austriaci entravano in

Napoli.

Nella reazione perdette il posto di magistrato e fu latitante fino

al 1825, anno in cui fu amnistiato; ma esiliato fino al 1829 in

Salerno.

Morí il 1º dicembre 1847. Fu marito d'una Musitano e lasciò erede

il figlio adottivo Natale Musitano.

BEGANI ALESSANDRO. — Il nome del difensore di Gaeta è stato già

raccolto dalla Storia e la sua vita va tra quelle dei piú strenui

generali italiani.

Nacque in Napoli ai 20 giugno 1770 ed ebbe l'educazione nel

nostro collegio militare che fu il vivaio di quanti, da piú

d'un secolo, portano alta la divisa dell'esercito. Ne uscí per

secondare la sua indole che lo chiamava alle armi, e cominciò la

_carriera_ come uffiziale di artiglieria. L'impresa di Tolone

fu la sua prima campagna. Ma, quando ne tornò al 1794, ebbe a

pagare in dura prigionia il culto che egli rendeva lealmente alle

istituzioni liberali. Compreso nel numero dei patriotti fuorusciti

napoletani che trovarono asilo in Francia, militò in quell'esercito

partecipando con onore alle guerre d'Italia e prese parte anche

alla famosa spedizione che si preparava sulle spiaggie della Manica

per l'Inghilterra.

Reduce in Napoli nel 1806, percorse rapidamente i gradi militari

superiori sino a quello di maresciallo di campo e prese parte in

tutti i combattimenti del decennio[54].

Nel 1815 gli venne affidata la difesa della prima cittadella del

regno di Napoli: Gaeta[55].

Il 31 maggio se ne chiusero le porte; l'8 di agosto fu resa non a

quei che l'assediavano..... ma al Re.

Cosí furono salve per la nazione l'artiglierie e munizioni ivi

abbondantemente raccolte, e Gaeta non ebbe a seguire la sorte di

Ancona e di Pescara spogliate e mezzo demolite dai Tedeschi che in

quell'epoca stessa le occuparono senza espugnarle.

Begani, vittima della bassa vendetta austriaca, ebbe l'esilio in

premio della sua bella difesa. Privato d'ogni stipendio, dovette

alla spontanea magnanimità del Re un sussidio che piacque alla...

voracità del de Medici, risecare ancora d'un decimo!

Il principe Vicario non tardò a richiamarlo nella patria, dalla

Corsica, ove egli viveva dimenticato, e lo nominò ispettore

generale d'artiglieria. I suoi concittadini lo compresero nella

deputazione di Napoli.

Il tenente colonnello Vinci che diresse i lavori della difesa di

Gaeta ne pubblicò anche il giornale d'assedio.

BERNI TITO. — Nacque nel 1788 da Federico Berni ferrarese e da

Camilla Sagarriga in Bitonto (Terra di Bari). Passata la prima

giovinezza nella sua patria, ed appresevi le prime istituzioni

letterarie, fu menato in Napoli ad erudirsi nella giurisprudenza

sotto il chiarissimo professore Nicola Valletta. Benché dedito

al Foro, ei si piacque sempre degli studi classici nei quali si

distinse, meritando di appartenere a molte accademie, ed alla

_Sebezia_[56] di cui fu per parecchi anni segretario.

D'ingenuo carattere e d'incorrotti costumi, fu chiamato alla

deputazione quasi conformato sul modello d'un rappresentante che

egli stesso aveva ritratto in un suo giornale: l'_Indipendente_.

Molte sue poesie sono sparse in piccole raccolte per nozze; e

la stamperia della _Biblioteca analitica_ nel 1819-21 cominciò a

pubblicare due volumi di traduzioni sue dal latino e dal greco,

sotto altro nome.

BISCARI (_principe di_). — Nacque a Catania nel 1779. Nel 1820

seppe con la voce e col danaro contribuire alla tranquillità di

quella terra di cui fu eletto deputato al Parlamento. Da quel tempo

rimase sempre in Napoli, dandosi tutto all'archeologia, passione

ereditata dal padre, menando vita ritirata e solitaria. Grandemente

ricco, spese immense somme nell'acquisto di oggetti antichi e

pietre preziose, nella conoscenza delle quali era cosí dotto da

stare molto innanzi ai piú saputi nell'arte.

Aveva tale copia di oggetti che patí un furto di oltre dugentomila

ducati senza alterare le collezioni. Veramente tutto fu — in breve

tempo — riacquistato, mercé la sagacia del commissario di polizia

Portalupi. Tra le gioie rubate erano quattordici grossi bottoni

formati ciascuno da un rubino, da uno smeraldo e da un diamante

l'uno nell'altro incastrati, straordinario lavoro, e un filo di

cinquanta bellissimi diamanti ciascuno di venti grani.

La biblioteca ed il museo passarono, poi, in eredità al fratello.

Morí nel 1844 (6 maggio). Passò la maggior parte della sua vita

sempre seduto, circondato da antiquari, orafi e gioiellieri, da

quanti oggetti d'arte che d'ogni specie possono immaginarsi,

da libri, da pappagalli e da animali non comuni di cui era

appassionatissimo[57].

Infermo di grave malore, non ricorse ai medici che molto tardi. Il

principe di Biscari non credeva alla medicina: e pure aveva tanta

fede nell'... archeologia!

BAUSAN GIOVANNI. — Nacque a Gaeta il 14 aprile 1757 da Giuseppe,

tenente generale nell'esercito napoletano e da Rosa Pinto y

Fonseca.

Fu ammesso a dieci anni nella regia accademia di marina di

Napoli[58].

Dal marzo al settembre 1774, e dal giugno all'ottobre 1785 navigò

sulla _galera padrona_ e nel luglio seguente sulla fregata _Santa

Amalia_, sulla galera _San Germano_ e sulle fregate _Santa Dorotea_

e _Santa Chiara_.

Serví sulle navi inglesi dove fu inviato con altri dal ministro

Acton; nel 1782 combatté al fianco dell'ammiraglio Rodney, e

nell'infruttuosa spedizione contro Algeri del 1774, Bausan comandò

lo sciabecco _Robusto_ e riportò una ferita nella coscia.

Nel 1788 combattette contro i barbareschi.

Nel 1798, alla fuga del re Ferdinando IV da Napoli, il Bausan

trovavasi a Palermo colla corvetta _Aurora_ per caricarvi armi.

Durante la _repubblica partenopea_ stette col Caracciolo e dopo,

promosso capitano di vascello, fu imprigionato ed esiliato in

Francia.

Coi Francesi tornò in Napoli e fu preposto al supremo comando delle

forze navali.

Vinse gli Inglesi ai 24 e 25 giugno 1809[59] e fu nominato barone

da Gioacchino Murat con una donazione di 10,000 ducati in beni.

Negli anni 1812-13-14 tenne il comando della flottiglia leggera e

dei vascelli _Capri_, _Gioacchino_, e della fregata _Letizia_.

Alla restaurazione del 1816 fu riformato e nominato giudice e

presidente in diversi consessi di guerra e della marina.

Nel luglio 1820, scoppiati i moti di Sicilia, fu richiamato in

attività di servizio.

Morí nel 1825; le sue ossa, trasportate nella chiesa di Santa Maria

degli Angeli, non ebbero onore di marmi.

BORRELLI PASQUALE. — Nacque a Tornareccio (Chieti) nel 1782 da

Gaudenzio, dotto medico, e Concetta d'Antonio.

Ebbe la prima educazione in seminario, e nel 1796 fu avviato nel

collegio di Chieti per apprendervi le matematiche e la filosofia.

Nel 1798 tornossene a Napoli, dove volle addirsi alla medicina.

Studiò presso Onorato Ricci, presso il Guidi, fisico, e medicina

col Macry e nello stesso anno pubblicò per le stampe: _Euricipia

zooanosiae_[60].

Compiuti appena gli studi di medicina, e divulgatosi il nome del

Borrelli nella capitale, si vide tosto circondato da folto stuolo

di giovani che lui volevano maestro nelle scienze mediche. E il

Borrelli di buon grado secondò quelle istanze, insegnando, in una

cattedra dell'ospedale di San Giacomo, la materia medica. Volgendo

intanto l'anno 1805, gli amici lo persuasero ad entrare nel foro,

dove la sua eloquenza avrebbe trovato un campo piú esteso, poiché

prima prerogativa di lui era il parlare facondo e spontaneo.

Epperò — tralasciati gli studi di medicina — divenne in breve tempo

peritissimo in legge e nel _mestiere_ d'avvocato salí in gran fama

non solo in Napoli, ma in tutto il regno.

Amò nel 1807 passionatamente Rosina Scotti, bella e colta

fanciulla, che immaturamente morí nell'età di ventuno anni. (Vedi

VINCENZO FONTANAROSA: _Una congiura a Napoli nel 1807_).

Fu inconsolabile il Borrelli di tale perdita e scrisse versi teneri

e pietosi, bellissimi. Da quell'epoca egli lasciò il foro per

tornare ancora una volta alla scienza ed alle lettere.

Sul finire di quell'anno vennero in luce i suoi _Principii di

zoaritmia_. Guidato dai risultamenti di vari trovati algebrici,

egli spiega in quest'opera — mercé una tavola numerica — i fenomeni

principali della vita sana e della inferma; e benché, sí la

zoognosia, che la zoaritmia partono dal sistema di Brown, tuttavia

sono sparse d'idee originali e vere.

Nel 1809 comincia la vita pubblica di Pasquale Borrelli, perché

fu eletto segretario generale della commissione feudale e quindi

della prefettura di polizia. Nel quale impiego spiegò carattere

di benignità verso i perseguitati e di liberalità verso i suoi

subalterni; e si distinse sopra tutto per la eleganza di che faceva

uso nella direzione degli atti amministrativi.

Nel 1811, la biblioteca analitica di scienze e belle arti pubblicò

una sua prolusione sui poemi di Ossian. La quale, essendo ricca

di pensieri originali e nuovi, fruttò bellissima lode all'autore

di eruditissimo letterato, nella stessa guisa che da tutti era

riputato valentissimo nelle severe filosofiche discipline.

Le sue cognizioni gli valsero la magistratura nel 1813, ed essendo

giudice di appello, non sapremmo descrivere come fosse stato

attivo, diligente ed accorto nel disimpegno del suo ministero.

Cambiato l'ordine del governo, tornò uomo privato.

Le piú stimabili e ragguardevoli persone della capitale lo

visitarono; numerosa clientela ridomandò il suo patrocinio; fu

accolto nel foro con una specie di trionfo e le sue arringhe,

appena pronunciate, erano pubblicamente applaudite; e d'allora fu

gridato sommo e profondo giureconsulto.

Nelle vicende del 1820 e 1821 lo Stato, la provincia e il

Parlamento ebbero bisogno di lui. Sicchè lo Stato lo elesse

presidente di pubblica sicurezza, la provincia suo deputato ed il

Parlamento suo presidente. Sulla sua condotta molto si è detto

non che scritto con varietà di giudizio e di passioni, ma noi

parleremo, in altro lavoro, piú a lungo e meglio di lui.

Caduta la costituzione, andò in esilio a Gratz e vi stette tredici

mesi, cinque a Baden e Vienna, e circa un anno e mezzo in Toscana.

Intorno a quest'epoca scrisse il suo corso filosofico, del quale

fin dall'età di 18 anni aveva tracciate le linee generali. Pe' tipi

di Lugano, venne pubblicata la sua introduzione alla filosofia del

pensiero, sotto il nome anagrammatico di _Pirro Lellabasque_.

Dal 1825 al 1840 pubblicò le seguenti opere:

— _I principii della scienza etimologica che coopera al gran

Dizionario della lingua italiana pel ramo dell'etimologia._ — Anno

1830.

_L'anticholera. Osservazioni famigliari sul cholera di Napoli, sui

vermi tricocefali rinvenuti nei cadaveri dei colerosi._

_Il calendario dei principi, del quale venne in luce un solo

semestre._ — Anno 1829.

_La memoria letta all'Accademia delle scienze sullo stato fisico

e morale degli uomini allevati senza l'uso della parola._ — Anno

1832.

_Altra memoria letta alla Pontaniana su la guerra considerata nelle

sue relazioni morali._ — Anno 1839.

_Gli elogi del chiar. cavaliere Giampaolo e del presidente Amadio

Ricciardi._

_Le note alla vita delle donne illustri della signora d'Abrantes._

_Poche note alla medicina forense di Giovanpietro Frank._

_Articoli di giornali._

_Nella biblioteca analitica di sciente e belle arti_

è una novella lepidissima dal titolo: _Breve storia

morale-enciclopedico-sacro-profana, che va dalla creazione del

mondo al 4 ottobre 1809, dedicata all'impareggiabile merito di chi

vorrà lamentarsene_.

Trentatré volumi di allegazioni forensi. Di queste memorie trovansi

gli originali in Firenze, Bologna, Milano, Malta e Palermo.

Nel 1801 fu nominato membro dell'accademia italiana, nel 1832

socio ordinario dell'accademia delle scienze di Napoli, nel 1839

socio dell'istituto storico di Francia e della Pontaniana di cui fu

presidente dall'anno 1840.

Morí nel 1849: ne scrisse l'elogio Ferdinando De Luca, negli atti

dell'Accademia.

BUONSANTO VITO[61]. — Nacque in San Vito di terra d'Otranto ai 22

giugno 1762 da Oronzio Buonsanto, ricco mercante e da Lucia Prina.

Vestí nella sua patria l'abito dei frati predicatori e, conseguiti

gli ordini ecclesiastici superiori, pervenne ad essere Padre

Maestro di teologia. Negli ultimi anni del secolo per scampare a

persecuzioni popolari se ne venne a Napoli dove prese stanza nel

convento di San Domenico Maggiore (1808), e, soppressi gli ordini

religiosi, il Buonsanto si ritrovò in mezzo alla vita del mondo.

Morí ai 29 maggio 1850.

Di lui abbiamo:

Il Parlamento Nazionale Napoletano per gli anni 1820 e 1821: memorie e documenti · 第 3 / 9 段