Paolina: vi ricordate che cosa mi diceste, una sera, qui? «Sarò io che

glielo impedirà... non ve ne preoccupate... » Ebbene, io ò studiata

la vostra vita, ò riandato il passato... quel poco del vostro passato

che conosco... Ne ò tratta la convinzione che siete buona e sincera...

E quando Dario mi disse: «Mi basta che la Paolina sia degna di me, e

che ella stessa, accettando la mia proposta, me ne renda sicuro...»

(_controscena di Paolina_) ebbene, io ò ricordate le vostre parole di

quella sera: e mi sono convinto che accettando di essere la moglie di

Dario, sentivate di poterlo fare. E sono tranquillo. Tutto il resto

a Dario non importa nulla... non importa nulla a vostro marito, non

dovete preoccuparvene voi...

PAOLINA (_si è appoggiata col gomito allo schienale del divano

nascondendo la faccia_)

VITTORIO (_cercando sollevarle la fronte_)

Vi pare, Paolina?

PAOLINA (_come trasognata_)

Sì... Vi ringrazio...

VITTORIO

Su, su, allegra, dunque: Dio mio, non lasciatevi scorgere da Dario

così... potrebbe credere che non siete felice... che non gli volete

bene, che lo sposate per forza.

PAOLINA

Oh, no, lo sa che lo amo, che lo amo tanto!

VITTORIO

E allora, siate più sicura, più forte, lasciate tutte le vostre

preoccupazioni...

DARIO (_dalla comune, affacciandosi_)

Posso entrare?

VITTORIO

Prova! (_Alla Paolina piano_) (Su su, allegra, dunque!)

SCENA V.

PAOLINA, DARIO, VITTORIO.

DARIO (_bacia in fronte Paolina_)

VITTORIO (_a parte_)

(Eppure... che strano dubbio... Essa non finge... certamente: e allora,

perchè?...)

DARIO (_venendo a Vittorio_)

E tu che facevi qui, in colloquio intimo? Bada, son geloso...

VITTORIO

E sei allegro! (_Gli stringe la mano_) Ma sapete Paolina che avete

il merito di aver trasformato Dario? Da ragazzo lo chiamavamo mutria,

avea sempre sempre un palmo di broncio... Ora è allegro come un pesce.

Oh! l'amore!... Ed ora, poichè sei geloso, me ne vado. (_Piano_) (A

proposito...) (_forte_) Scusate Paolina. (_Piano_) (Ti ò già detto, in

segreto, il gran progetto di Ninì...)

DARIO (_ridendo_)

(Sì...)

VITTORIO

(Ridi anche di questo?)

DARIO

(Che me ne importa? Io e Paolina partiremo il dì delle nozze e ce ne

andremo tanto lontano, per sempre, forse... Poichè non spingo il mio

eroismo, come lo chiami tu, sino a tentare la rigenerazione dell'intera

famiglia!)

VITTORIO

(Bè, dunque, dovrebbe partir domani per Napoli ed io dovrei

accompagnarla).

DARIO

(Benone!)

VITTORIO

(Ma... non credi che tenti di rimandare questo affare a dopo le nozze?

Perchè, come puoi immaginare, sarà uno scandalo, tutta Milano ne

parlerà...)

DARIO

(Ebbene?... Ma anzi, è una fortuna...)

VITTORIO (_forte_)

Perdonate, Paolina...

PAOLINA

Ma vi pare!

VITTORIO

Un affare mio di famiglia...

DARIO (_piano_)

(Ti dico, molto meglio: il mio matrimonio non è una festa, o lo è,

intima, per me solo: sarà meglio che quella scimunitella sia lontana:

tanto chiasso di meno).

VITTORIO (_piano_)

(E sia come vuoi! Io l'accompagno e torno in tempo...)

DARIO

(Ma no, non ne vale la pena: ci abbracciamo stasera, e verrai a

trovarmi a Berlino. Ne riparleremo a pranzo...)

VITTORIO (_alla Paolina_)

Arrivederci, dunque...

PAOLINA

Buon giorno, signor Vittorio.

DARIO (_piano a Vittorio, accompagnandolo_)

(Paolina non sa nulla neppur essa?...)

VITTORIO

(No, nessuno. La bomba dovrebbe scoppiare domattina, secondo i disegni

di Ninì). (_Gli stringe la mano ed esce_).

SCENA VI.

PAOLINA, DARIO.

DARIO (_fissa un momento Paolina, amorosamente, poi si reca dietro

la sedia ove ella è seduta intenta al lavoro, e vi si appoggia coi

gomiti_)

Sono stato al municipio. Poi ò dovuto recarmi anche dal Console...

Una sequela di formalità... E così, Paolina mia, malgrado il mio

affacendarmi, ci vorranno ancora otto giorni prima di essere marito e

moglie. (_Si scosta_) Me ne dispiace, sai!... Però, ripensandoci, trovo

che anche questi giorni di attesa irrequieta, di orgasmo febbrile, sono

belli, ànno le loro attrattive. Non è vero?

PAOLINA (_cucendo, ad occhi bassi_)

Sì...

DARIO

Che fai?

PAOLINA

Non so... una gala qualunque...

DARIO

Con che interesse, con che furia! Non mi guardi neppure...

PAOLINA

Ti ascolto.

DARIO

Senti: non ti spiace di lasciare subito Milano e l'Italia?... Vuoi che

passiamo la nostra luna di miele a Monza, nella mia villa?

PAOLINA (_vivamente, suo malgrado_)

No, no... andiamo lontano...

DARIO (_avvicinandosele, con passione_)

Sì, lontano da qui, soli soli... (_Pausa_) Otto giorni ancora! Dispiace

anche a te quest'attesa?

PAOLINA

No... vorrei fossero di più...

DARIO

Perchè?

PAOLINA

Perchè avresti maggior tempo per riflettere... per pentirti, forse...

DARIO (_turandole la bocca colla mano_)

Non dirlo più!... Sempre queste tue malinconie... Su, su, lavorerai

dopo... (_Le fa posare il cucito e le solleva la faccia_) Fammi un

pò di compagnia, adesso, discorri un pochino. Lavorerai dopo al tuo

corredo... quando sarai sola...

PAOLINA

Oh quando sono sola non lavoro più. Soltanto quando sei qui tu trovo il

coraggio di occuparmi di questi preparativi...

DARIO

Ma perchè?

PAOLINA

Penso che è un sacrificio che tu fai... ma che all'ultimo momento ti

mancherà la forza di compierlo... Penso che dovrei essere io, anzi, a

togliertela questa forza... Ò tante cose da dirti... mi pare di aver

tante cose da dirti... poi, quando tu sei qui, e mi parli così...

(_Dario la bacia_) e mi baci così...

DARIO

Bambina! E non t'accorgi che con queste titubanze che sono una prova

della tua grande delicatezza d'animo, tu mi infondi coraggio, invece,

dato che ne occorra del coraggio... per conquistare la felicità...

(_Per mutar discorso, si reca al fondo e osserva le vesti, ecc._)

Vediamo, vediamo un pò quello che ài preparato per le tue nozze...

PAOLINA (_a parte, convulsa_)

(Dio mio! perchè l'amore è così cieco?! Perchè non capisce?... Dio mio,

risparmiatemi questa vergogna!...) (_Come risolvendosi_) Dario...

DARIO (_al fondo, si volge_)

Dimmi...

PAOLINA (_come se le tornasse a mancare il coraggio, dissimulando,

rifacendosi_)

Che fai?

DARIO

Osservo le tue vesti. Ma sai che non paiono da sposa! Tutte scure,

tutte serie... (_Ridiscende la scena_) Quando saremo marito e moglie

me ne occuperò un poco anch'io della tua toilette; (_circondandola_)

allora sarai più allegra, dovrai pure convincerti che non è un sogno

il nostro, ma che avremo conquistata la felicità vera, per tutta la

vita... (_Rimane a fissarla amorosamente. Entra Delfina dalla comune,

rumorosamente_).

SCENA VII.

PAOLINA, DELFINA, DARIO.

DELFINA (_affannata_)

Eccomi qui. Oh Dario, come va?... Sono stata dalla sarta, dalla

modista. È quasi tutto pronto... (_Con intenzione_) Quasi!...

PAOLINA

E la Ninì, e la Selene?

DELFINA

Ànno voluto assolutamente andare alle loro lezioni: che smania di

studiare ànno quelle due ragazze! Dicevo dunque che tu, Paolina, ti sei

scordata una cosa importante, anzi due.

PAOLINA

E quali?

DELFINA

Anzitutto i testimonî per le nozze. Ci ò pensato io. Ò scritto stamane

un biglietto al Vercellini...

PAOLINA (_spaurita_)

Al Vercellini?!

DELFINA

Sì. Non lo si vedeva da un pezzo. Nota che egli non sa nulla del

tuo matrimonio. Bisognava avvertirlo. Quanto poi all'essere il tuo

testimonio, gli spetta di diritto.

PAOLINA (_c. s._)

Gli ài scritto, tu, stamattina? Gli ài detto di che si tratta?

DELFINA

No, ò voluto lasciargli la sorpresa: gli ò mandate due righe soltanto,

per pregarlo di passare oggi...

PAOLINA (_con orgasmo crescente_)

E verrà?

DELFINA

Certo... lo spero, se non è malato... Ò pensato bene?

PAOLINA

No, non voglio!

DELFINA

Non vuoi?! Ma come? Il nostro migliore amico? (_A Dario_) Si figuri,

signor Dario.... lei non lo conosce, nevvero? È il nostro amico più

vecchio, più affezionato: sono vent'anni che frequenta la nostra

casa... Sarebbe stata una vera mancanza di riguardo... (_alla Paolina_)

Chissà che bel regalo ti farà!

PAOLINA (_agitata ognor più_)

Non voglio!

DELFINA

Già, io non l'ò mai capita questa tua antipatia pel Vercellini... e

nata tutto a un tratto, poi! Quando eri una bambina gli volevi tanto

bene!... (_Cambiando tono_) Poi ti eri dimenticata un'altra cosa.

PAOLINA (_quasi con ira_)

Quale?

DELFINA (_con una strizzatina d'occhi_)

Sta a sentire. Ò veduta dalla sarta una bella pezza di amoerro

bianco... Le ò data la commissione...

PAOLINA

Di che?!

DELFINA

E me lo domandi? Della veste da sposa...

PAOLINA

Ma no, ma no!

DELFINA

Anche questo, no? Ma in chiesa come ci vuoi andare? (_A Dario_) Perchè

andrete anche in chiesa, nevvero?

DARIO

Certamente.

DELFINA

Ci tengo sa? La religione va rispettata. E poi già è bella la cerimonia

della chiesa. Vengono tutti i conoscenti, tutti i vicini di casa...

Ebbene dunque: in chiesa ci si va in bianco...

PAOLINA (_quasi con disperazione che invano cerca dominare_)

Ma no... (_a Dario_) Non si era già tutto stabilito? Niente lusso,

niente apparato?... Dario, tu me lo avevi promesso... (_In preda ad una

agitazione che aumenta ognor più, passeggia la scena irrequieta, con

una grande preoccupazione, non ascoltando neppur più Delfina_).

DELFINA

Oh caro cielo! Ecco le belle idee moderne!... Niente lusso, niente

apparato! E noi povere mamme, che si vive in attesa di questo giorno...

Oh! la propria figlia in veste da sposa, in chiesa! Una consolazione,

un godimento, perchè si dice: eccola qua, guardatela, ammiratela, è il

mio sangue...

PAOLINA

No, mamma, ti prego...

(_Dario ascolta, osserva tutto un po' stupito, sta per intervenire, ma

Delfina continua_).

DELFINA

Oh, sarai mamma anche tu!... E poi già adesso è deciso! Una bellissima

stoffa, e costa poco, relativamente. Vedrà signor Dario che non si

spenderà molto. Una veste semplicissima veh! Poche trine sul davanti,

(_agisce indicando_) un nœd qui sul fianco e una spilla di strass

al collo.... (_Paolina le si è avvicinata, quasi per interromperla.

Delfina continua la mimica su di lei_). Sulla testa il velo,

lunghissimo, e i fiori d'arancio. (_Cava di tasca il fazzoletto bianco,

lo attorciglia e fa per porlo come una corona sulla testa di Paolina,

dicendo_) Sarà un effettone! (_Ma Paolina si schermisce, si svincola,

si scosta, sdegnosa, e sta per prorompere quando compare Teresa alla

porta del fondo_).

TERESA (_annunciando_)

Il signor Vercellini.

(_Paolina impallidisce, e rimane allibita_).

DELFINA (_andando verso la comune_)

Vengo, venga.

(_Teresa esce_).

PAOLINA (_con un grido_)

No!! (_e si precipita alla porta d'entrata, la chiude rapidamente

e vi si mette dinanzi, ritta, colle braccia allargate quasi volesse

sbarrarla tutta, fissando gli occhi terrorizzati su Dario_).

DARIO (_rimane un momento stupito, titubante, ma, comprendendo tutto,

d'un tratto, una grande angoscia gli si dipinge sul viso. Pure, dopo

un po' d'esitanza, quasi sperando ancora, riluttante a credere ciò che

già à indovinato, fa un passo verso Paolina, e con un fil di voce le

chiede_)

Paolina... che vuol dir ciò?...

PAOLINA (_angosciosamente, ma quasi solenne_)

Vuol dire, Dario, che non posso essere tua moglie! (_E vinta

dall'emozione, impotente a reggersi più oltre, cade in ginocchio; poi

vien meno e sta per cadere bocconi, ma Delfina, che è pur riuscita

a vincere il suo stupore, accorre a lei e la sorregge, mentre Dario

indietreggia, coprendosi la faccia con un senso d'orrore. Cala la

tela_).

FINE DEL TERZO ATTO.

ATTO QUARTO

_La scena dell'atto precedente_.

SCENA I.

VITTORIO, NINÌ, poi CANTONI.

NINÌ (_sta chiudendo un baule posto in fondo alla scena_)

VITTORIO (_entra dalla seconda porta a sinistra_)

NINÌ

Siete stato dalla mamma?

VITTORIO

Sì.

NINÌ

È poco bene, nevvero?

VITTORIO (_dissimulando_)

Già, è poco bene... un po' d'emicrania...

NINÌ

Però potrà accompagnarmi alla stazione?

VITTORIO (_imbarazzato, c. s._)

Io credo...

NINÌ

Avete fatto bene a consigliarmi di non dirle tutta la verità... Colle

sue idee, andare in una compagnia d'operette, le pare una gran cosa...

Così è più tranquilla... Oh! adesso combiniamo tra di noi. Selene è

uscita, ma tornerà a momenti. Io debbo andare in due o tre posti... ò

qualche piccola spesa da fare... Sentite: voi mi aspettate qui? Quando

siamo alla stazione per le due, basta?

VITTORIO

Sì.

NINÌ

Allora vado, e torno tra un'ora al più.

VITTORIO

Sta bene, vai.

(_Entra Cantoni_).

NINÌ

Oh signor Cantoni, che miracolo! Giunge in buon punto; così posso

salutarla...

CANTONI

Partite?

NINÌ

Sì. Si faccia raccontare dall'Olgiati: ò furia. Se si trattiene arrivo

in tempo a vederla ancora. (_Esce dalla comune_).

SCENA II.

VITTORIO, CANTONI.

CANTONI

E dunque? Io, ti assicuro, sono qui trasognato...

VITTORIO

Ed io no? È un tal miscuglio di comico e di drammatico, caro mio, che

non mi raccapezzo più. Ma, intanto, come sei qui?

CANTONI

Sono stato da Dario, poichè non l'avevo veduto jeri sera: e mi à

raccontato tutto. Gli ò chiesto di te: mi à detto che eri qui, e son

venuto. Intanto non occorre dire che mi metto a tua disposizione, se

c'è qualcosa da fare, se posso essere utile...

VITTORIO

Tutto quello che c'è da fare è di stare accanto a Dario perchè non

commetta qualche sciocchezza. Tu come l'ài trovato?

CANTONI

Calmissimo in apparenza. Egli mi diceva: «Sai, io sono come quello

che per miracolo è sfuggito ad una grande sciagura: passato il primo

istante di sbigottimento, torno a respirare liberamente, mi sento

rivivere.» Ma in realtà non è così. Dava le disposizioni per partire.

Dice che vuol partire subito, che Milano gli è insoffribile...

VITTORIO

Già: ma sai perchè? À vergogna: teme il ridicolo... Capisci, succede

in lui qualcosa di strano ma che si spiega perfettamente. Era un'idea

fissa che lo guidava: «Paolina è degna di me; tutto il resto non mi

riguarda.»

CANTONI

Ricordo il nostro colloquio, in casa tua, il giorno del famoso pranzo...

VITTORIO

Bravo! — Ma ora, ora, capisci, la benda gli è caduta dagli occhi:

Paolina non è degna di lui! — Per Dario è stata una doccia; e adesso

torna a ragionare, cioè sragiona come prima ma in senso inverso. «Che

bestia sono stato!» dice in cuor suo «mi si ingannava, mi si tradiva!»

E non crede più a nulla. Dubita della sincerità di Paolina, suppone che

la madre sapesse tutto e cercasse di tradirlo, anche lei... Infine,

vuol essere o parere troppo furbo, per compensarsi della ingenuità

passata. E vuol fuggire, non vuol rivederla, Paolina, e finge una

calma che non à, perchè si capisce che l'ama ancora quella... ragazza,

chiamiamola così... E Dio faccia che non commetta pazzie!

CANTONI

Temi che si decida a sposarla ugualmente?

VITTORIO

Questo no. Ora à troppa paura del ridicolo. Jeri era un eroe; gli

pareva di compiere una grande azione: salvare una sventurata in

pericolo! Oggi non ardirebbe di uscir di casa, perchè in ogni uomo

che incontra vede un ex-amante di Paolina. E questo non è, ne sono

convinto.

Ma quel Vercellini...

VITTORIO

Quel Vercellini era un vecchio amico di famiglia... Ella lo conosceva

da bambina... Rimasta orfana del padre, senza guida, senza cure, con

quella madre là, figurati!... realmente ingenua, diciassette anni...

Infine la solita storia! — Non sarebbe accaduto questo alla Selene o

alla Ninì, sai? — Paolina, quando potè misurare tutta la gravità del

fallo (che nascose a tutti, gelosamente, e che per fortuna non ebbe

conseguenze) chiese a quel furfante una riparazione; egli le rispose

offrendole... un matrimonio morganatico.

CANTONI

E tutto ciò come lo sai?

VITTORIO

Paolina lo scrisse a Dario jeri sera.

CANTONI

Di questo non mi à detto niente...

VITTORIO

Già; perchè non ci crede.

CANTONI

E tu ci credi?

VITTORIO

Io sì. Scusa: ella si era imbattuta in un cieco come Dario: poteva

tacere, lasciarsi sposare. À confessato! Vuol dire che è buona e onesta

e sincera!

CANTONI

E le sorelle?

VITTORIO

Non sanno nulla. La madre sentì risvegliarsi in sè stessa un senso

di pudore, di vergogna, a modo suo, e celò ogni cosa a Selene e

Ninì. E la Ninì aveva in pronto per stamane una famosa bomba: va a

cantare l'operetta! — Neanche a farlo apposta! — Soltanto, dietro mio

consiglio, non disse tutta la verità: fece credere che va a cantar da

mezzo soprano al Bellini di Napoli, scritturata telegraficamente per

supplire una collega fischiata.

CANTONI

E là madre diede il permesso?

VITTORIO

C'era poco da permettere: la Ninì quello che vuole, vuole. D'altronde,

le balenò un'idea che le parve meravigliosa nel suo piccolo criterio.

Lasciare Milano: qui non à più nulla da sperare: dunque, è un bene

che la Ninì se ne vada; e magari anche la Selene! Rimasta sola con la

Paolina cercherà d'indurla a seguir le sorelle e a trasferirsi altrove.

E allora dice alla Selene di seguire la Ninì. E per tutta salvaguardia

le fa accompagnare dalla fantesca, una donna fidata che ànno in casa da

varî anni. La Selene, come puoi credere, non si fa pregare: soltanto,

si dà premura di avvertirne quel vecchio marchese rimbambolato. — E

così tra un'ora, se vuoi ammirare un quadretto di genere degno del

Favretto, vai alla stazione: e nel treno di Roma, in un comparto di 1ª

classe, vedrai Ninì, Selene, il marchese e la serva. E questa è la fine

delle vergini!

CANTONI

Che fine... immatura!

VITTORIO

Ed ora, amico mio, ti prego, torna a Dario, stagli vicino.

CANTONI

Ci corro.

VITTORIO

A proposito. Digli che sono qui finchè ò... fatta la spedizione per

Napoli, ma che non parto.

CANTONI

Dovevi partire?

VITTORIO

Dovevo accompagnare la Ninì. Ma tu capisci bene che non ò nessuna

voglia di farlo, adesso.

CANTONI

Lo capisco perfettamente.

VITTORIO

Anzitutto non posso lasciare Dario: se proprio si deciderà a partire,

lo accompagnerò a Berlino. E poi... te lo confesso... voglio far

qualcosa anche per la Paolina. Povera ragazza, mi fa pietà; trovo che

è degna di tutta la commiserazione. (_Accompagnandolo_) Ci vediamo in

casa di Dario, tra poco.

CANTONI

Sta bene. Addio.

VITTORIO

Addio.

(_Cantoni esce_).

SCENA III.

VITTORIO, poi PAOLINA.

(_Vittorio accompagna Cantoni sino all'uscita. Intanto Paolina

appare alla porta di sinistra, e vedendo Vittorio si sofferma timida,

vergognosa. Egli allora si dirige a lei, e le porge la mano. Paolina lo

guarda per un momento, stupita. Vittorio le prende la mano e la stringe

affettuosamente tra le sue, fissandola negli occhi, benevolo_).

PAOLINA (_con un fil di voce, commossa_)

Lei mi porge la mano, signor Vittorio?

VITTORIO

Sì: e vi prego di ritenermi il vostro migliore amico. (_La trascina

dolcemente al divano e la fa sedere, sedendole accanto_).

PAOLINA

Oh, grazie, grazie per queste sue parole. Ora posso lusingarmi di

essere stata compresa, almeno da lei... Perchè non desidero altro

ormai: di non essere disprezzata, di non essere creduta una malvagia

che voleva ingannare l'unico uomo che ò amato con tutta l'anima mia...

Egli mi disprezza forse... egli crede forse ch'io sia stata...

VITTORIO

Oh! no, Paolina. La vostra confessione, se impedisce a Dario di

compiere quello che era il suo sogno, non gli dà il diritto che a

compiangervi. Dario è oggi infelice quanto voi, forse più di voi.

Questo colpo lo à annichilito. Egli non ragiona più, non riflette

più... à perduta la testa... Pensa a fuggire, lontano da qui, dove

aveva intravveduta la suprema delle felicità, dove invece si è trovato

ad un tratto colpito dal più crudele dei disinganni.

PAOLINA

E sono io la causa di tutto ciò! Dio mio. Dio mio, avrei dovuto

disingannarlo subito, avrei dovuto dirgli sino dal primo giorno...

VITTORIO

Ah, sì, figliola mia: sarebbe stato meglio per voi, per la vostra

felicità, forse...

(_Paolina scoppia in pianto, singhiozza

affannosamente_).

VITTORIO (_cercando confortarla_)

Paolina, Paolina...

PAOLINA (_a voce interrotta, singhiozzando_)

Io lo sapevo bene che non potevo essere sua moglie... Ma egli mi

credette buona, onesta, degna di lui... Ò cominciato ad amarlo appunto

per questo, perchè mi trattava bene, perchè mi mostrava del rispetto...

mentre tutti gli altri... (_Pausa_) Avrei dovuto trovarlo prima, lo so,

il coraggio di dirgli il mio segreto, di svelargli che non ero quella

che mi credeva. Oh! che sforzi ò fatto per trovarlo questo coraggio,

sino dal primo giorno. Ma egli mi parlava con tanto amore... «Tu sei

buona, mi diceva, sei onesta, non puoi più rimanere in questo ambiente,

almeno per ora, per qualche tempo, finchè avremo rimediato al male che

ti circonda adesso... e a cui tu ài saputo sfuggire!» Egli mi diceva

così... Era il primo uomo che mi stimasse, il primo che non mi dicesse

delle cose orribili... Ed io avrei dovuto rivelargli la verità! Pensi,

pensi che supplizio! C'erano persino dei momenti in cui finivo per

convincermi che questo bel sogno si poteva realizzare, che io avrei

potuto essere la moglie buona, onesta, innamorata che egli sognava!...

(_Esaltandosi_) Ma jeri! jeri! venne lui, quell'infame... e stava per

entrare, avrebbe stretta la mano di Dario, del mio Dario adorato... Ah!

allora l'ò trovato il coraggio, non ò più avuto vergogna... ò sentito

che non avrei arrossito in quel momento confessando la mia sventura...

E l'ò fatto... e ò benedetto Iddio che mi à data la forza di farlo...

tardi, ma ancora in tempo!... (_Scoppia di nuovo in singhiozzi,

nascondendosi la faccia tra le mani_).

VITTORIO (_dopo una pausa, commosso_)

Orsù, figliola mia, non crucciatevi così... non piangete più...

Pensiamo piuttosto al da farsi: ve l'ò detto, voglio essere il

vostro migliore amico, voglio far qualcosa per voi... Sentite...

nelle condizioni d'animo e di spirito in cui Dario si trova, non vi

consiglierei neppur di tentare di rivederlo... adesso...

PAOLINA

Oh! non lo tenterò... glielo giuro!...

VITTORIO

Lo dico per voi... vorrei risparmiarvi nuove emozioni... avete bisogno

di essere calma... oggi specialmente... Fra poco saranno qui la Ninì

e la Selene, dovete nascondere il vostro affanno... Via, Paolina,

asciugate i vostri occhi... dissimulate... non fatevi scorgere così...

lasciate che partano... poi, rimasti qui noi soli, vedrete che, con

calma, troveremo — decideremo...

PAOLINA (_alzandosi, sforzandosi di essere calma_)

Sì, sì... lo vede... sono calma... sono tranquilla... Dopo tutto,

signor Vittorio, non ò il diritto di esserlo? La mia coscienza non mi

rimprovera nulla... So che, onestamente, Dario non può rimproverarmi

di nulla... non l'ò tradito, non l'ò ingannato, come avrei potuto farlo

se fossi stata meno onesta... (_Commovendosi ancora_) se l'avessi amato

meno...

NINÌ (_di dentro_)

Per di qua, per di qua.

VITTORIO (_a Paolina_)

Paolina, dissimulate, ve ne scongiuro.

(_Entra Ninì, seguita da un fattorino_).

SCENA IV.

PAOLINA, VITTORIO, NINÌ, un FATTORINO poi SELENE, poi DELFINA.

NINÌ (_introducendo il fattorino_)

Portate questo abbasso; poi tornate.

(_Il fattorino trascina fuori il baule_).

NINÌ

Oh Paolina, come va? Stavi poco bene, jersera? (_A Vittorio_) Non

c'è tempo da perdere: è il tocco: ò preso la carrozza e ò condotto

il facchino... E Selene?... Non è ancora tornata? Dio santo, mi farà

mancare la corsa?! — Ma io parto anche senza di lei... (_A Vittorio,

piano_) (Dunque non venite, voi?)

VITTORIO

(No... mi rincresce di non potervi accompagnare...)

NINÌ

(Verrete a trovarmi a Napoli... per il mio debutto).

VITTORIO

(O questo sì, certamente).

NINÌ

E la mamma è pronta? Ma Dio santo, non c'è tempo da perdere. (_Si

reca alla seconda porta di sinistra e chiama_) Mamma, mamma, andiamo

dunque...

(_Rientra il fattorino_).

NINÌ (_al fattorino_)

Ora venite qui. (_Escono entrambi dalla porta del fondo_).

VITTORIO (_a Paolina_)

Mi raccomando, della calma, della calma, Paolina.

SELENE (_dalla comune_)

Si va?

NINÌ (_entrando col fattorino carico di valigie_)

Fate piano, mettete tutto in carrozza... (_Il fattorino esce. A

Selene_) Ah sei qua! Partivo senza di te, sai? (_Chiamando_) Mamma,

mamma?

(_Entra Delfina_)

NINÌ

Andiamo, andiamo!

DELFINA (_a Vittorio, piano_)

(Oh! bravo signor Vittorio, è qui ancora... Venga anche lei alla

stazione... mi faccia questa grazia... io non avrei il coraggio di

staccarmi dalle mie figliole).

VITTORIO

(Ci vengo, ci vengo, e dopo la riaccompagnerò a casa).

DELFINA

(Grazie. È un gran dolore, in tutti i sensi... Ma sa che sacrifici

mi costa questa partenza... anche materialmente!... Tutti i conti da

pagare...)

NINÌ (_a Paolina, avvicinandosele_)

Dunque addio Paolina... (_La bacia_) Tutti i miei auguri... Salutami

Dario... digli che mi rincresce di non averlo potuto vedere prima di

partire...

PAOLINA

Sì...

NINÌ (_la bacia di nuovo_)

Le vergini: commedia in quattro atti · 第 3 / 4 段