..... non brama che veder da’ tetti
Sbalzar della sua dolce Itaca il fumo
E poi chiuder per sempre al giorno i lumi[24].
E Achille:
Non consolarmi della morte, o Ulisse,
Replicava il Pelide. Io pria torrei
Servir bifolco per mercede a cui
Scarso e vil cibo difendesse i giorni,
Che del mondo defunto aver l’impero[25].
E, se talora si riaffaccia il pensiero della guerra, ecco una voce
divina, altra volta incitatrice, che ora ammonisce:
..... O generoso,
Così la Diva, di Laerte figlio,
Contienti e frena il desiderio ardente
Della guerra che a tutti è sempre grave,
Non contro te di troppa ira s’accenda
L’onniveggente di Saturno prole[26].
E l’ospite diventa sacro, sacro lo straniero che chiede protezione[27],
e attraverso e contro Polifemo, attraverso e contro
De’ Giganti..... oltracotata
Progenie rea che per le lunghe guerre
Tutte col suo re stesso alfin si estinse[28],
a compiere il profilo ideale del quadro, come l’ultimo lembo indistinto
dell’orizzonte, caro all’occhio che ama carezzarlo di lontano, caro
alla fantasia che ama cingerlo e popolarlo de’ suoi sogni, si disegna
la remota e ideale isola de’ Feaci ignara della guerra, ospizio della
pace.