IV.

Tutto questo è uno sbiadito e rapido accenno del lungo lavoro del

Molmenti. Ripeto che par di leggere non una storia, ma una biografia.

Il libro è fatto con accuratezza, ricorrendo sempre alle fonti, facendo

tesoro dei mezzi che la critica moderna mette in opera per risuscitare

il passato, lasciando parlare di preferenza il documento sincrono,

quadro, stampa, cronaca, poesia, legge, oggetto d’arte, monumento.

Forse tutti gli elementi raccolti non hanno avuto il tempo di fondersi

per produrre un lavoro veramente omogeneo, opera di scienza storica e

nello stesso tempo opera d’arte. Si notano qua e là delle sproporzioni

di parti. Quell’aggruppare in uno stesso capitolo notizie che

riferisconsi a diverse età nuoce all’evidenza della pittura e genera

un po’ di confusione. Ma questi e simili nèi sono compensati dalla

ricchezza delle informazioni e, più che dalla quantità, dalla qualità

di esse spessissimo inedite.

Per iscusare la mancanza di quel calore organico che fa sentire

in un’opera d’arte la pulsazione del sangue, forse potrebbe dirsi

che l’autore si contenga a posta, volendo mostrarsi giusto anche a

costo di parer freddo, pur d’imprimere al lavoro un carattere tutto

moderno di ricerca e di ricostruzione spassionate. Giacchè bisogna

rammentarsi che per la critica storica moderna una nazione, una

città sono degli organismi che nascono, crescono e muoiono seguendo,

al pari di qualunque essere vivente, le leggi supreme della natura:

niente altro. La loro storia la interessa perchè può verificarvi delle

leggi, studiarvi l’azione delle piccole cause e delle accidentalità

d’ogni specie che favorirono o impedirono il loro pieno svolgimento,

che ritardarono o affrettarono il loro declino verso la morte: la

interessa, ma la lascia completamente serena. La critica moderna non

domanda alla storia insegnamenti di sorta. Sa che la esperienza di

questa non serve a nulla; e, convinta di non esserci al mondo cosa

che si ripeta, ha già scancellato dalla sua mente il vecchio detto

_historia magistra vitæ_. Vuol sapere soltanto per sapere, per un

elevato bisogno della ragione, non già, come prima, per un secondo

fine di pratica utilità che un’accurata osservazione ha dimostrato

illusorio.

Però la critica storica non ammazza il sentimento. Nel nome di Venezia

c’è un fascino profondo. Chiuso il libro dello storico, si porge

volentieri orecchio al poeta. Ed io non resisto alla tentazione di

terminare la presente rassegna con alcune belle strofe tratte da

un libro di versi del quale ho il torto di non aver parlato ai miei

lettori[24]. _Tramonto in laguna_ è il comento dell’arte alla severa

parola della storia.

Dietro Fusina cala il sol; la gondola

presso i sepolcri scivola; lontano

una squilla perduta per l’oceano

vien da Burano.

E tutto parla d’un antico vivere:

un suon d’amor par che dica: «Una volta!...»

ah la dolce vision che nelle tenebre

sen va sepolta!

O mercanti sovrani, o baldi cantici

cantati al lampo della mezza luna

pensando ai baci cullati dal palpito

della laguna!

O paci in grembo delle belle adriache

novellando di Scutari e d’Egina,

mentre passavan cantando per l’aria

Ruggero e Alcina,

e gli occhi, specchïanti il brillar tremulo

del Cipro nelle tazze di Murano,

ebbri d’amore erravan sulle Veneri

di Tiziano!...

Oh tristo il dì, che addormentò sui morbidi

drappi la razza che da voi discese:

a civiltà vestita, la barbarie

l’ugne vi stese;

e, come sempre, ad infamar la vittima

i più turpi color non parver sozzi:

di voi null’altro aver parea la Storia

che i Dieci e i Pozzi!

Studii sulla letteratura contemporanea · 第 38 / 48 题