(Baldini e Castoldi editori, Milano 1898.)
Antonio Fogazzaro ha dato questo titolo a un volume dove ha raccolto
parecchi suoi scritti di origine diversa ma di unico soggetto:
discussioni, conferenze, polemiche riguardanti il problema
dell'origine dell'uomo e l'ipotesi darwiniana dell'evoluzione.
Cattolico, egli chiede libertà di discussione intorno a un argomento
pel quale la Chiesa non ha finora detto la sua assoluta parola. Uomo
colto, che tende l'orecchio alle discussioni degli scienziati e scorge
com'esse siano talora frantese dalle persone mezze ignoranti e per ciò
più presuntuose, egli vorrebbe persuadere quei mezzi ignoranti o
coloro che sentono vacillare la fede di fronte alle affermazioni
spesso premature della scienza, che tra la recente ipotesi
dell'evoluzione e le credenze della religione non vi è dissidio o
contradizione, almeno finchè il problema rimarrà nello stato presente.
Poeta, spiritualista, egli vuole esercitare il diritto di intervenire
nella quistione e di manifestare certe sue aspirazioni e farle
partecipare e infonderle agli altri, per contribuire, secondo le sue
forze, a quell'ascensione che ha tratto dal bruto l'uomo barbaro, dal
barbaro l'uomo cosciente e riflessivo, dall'uomo religioso e poeta il
filosofo e lo scienziato, e che trarrà da questi l'uomo spirituale,
spirituale anche di corpo, affrancato dagli impacci della materia e
ridotto veramente simile a Dio alla cui immagine e similitudine è
stato creato.
Innamorato della bellezza dell'idea di evoluzione che mette in pace la
sua coscienza di credente con l'altra di uomo moderno pel quale i
simboli della fede non bastano più (e uno dei suoi scritti s'intitola
infatti _Per la bellezza di un'idea_) egli si è imposto una specie di
apostolato, in cui si fondono insieme le sue facoltà di artista, le
sue convinzioni estetiche, le sue credenze religiose, la sua cultura
scientifica.
E se nella trattazione di un soggetto come questo tali diverse facoltà
e qualità potessero bastare, si dovrebbe dire che raramente un
apostolato sia stato intrapreso con maggior ricchezza di mezzi.
La profonda sincerità delle sue convinzioni religiose dovrebbe
rassicurare i credenti; la sua imparzialità nell'esporre le dottrine
degli avversari appagare coloro che ripongono tutta la loro fiducia
nella parola positiva della scienza; la sua elevazione di sentimento
poetico, trascinare infine coloro i quali, e sono la maggior parte,
piuttosto che discutere, amano abbandonarsi alla delizia dei voli
dell'immaginazione e facilmente penetrare in regioni che la fede non
illumina della sua luce e che la scienza sdegna di esplorare perchè le
stima proprio fuori del suo dominio.
Invece, io credo che questo volume sia destinato a non contentare
nessuno. Non sarebbe un gran difetto, perchè è molto difficile, come
dicono i nostri vicini, contentare _tout le monde et son père_. Credo
così perchè mi pare che manchi in tutta la trattazione variamente
ripresa un elemento importantissimo: l'elemento filosofico.
Un libro del Le Conte, professore di geologia nell'Università di
California--_L'evoluzione e le sue relazioni col pensiero
religioso_--una tesi del Grassmann, professore del seminario di
Freising, lo hanno spinto ad approfondire il concetto di S. Agostino e
di parecchi Padri della Chiesa intorno al gran problema delle origini;
ed egli è stato consolato dal vedere quanta larghezza di vedute,
quanta libertà d'interpretazione essi adoprassero nel distrigare
dall'involucro del simbolo un'opinione ragionevole, quasi scientifica.
Allora egli ha voluto conoscere fino a qual punto le affermazioni
della scienza, di quella che non è soltanto particolare convinzione di
alcuni scienziati, siano conformi alla natura di essa, o se
oltrepassino la sua competenza cedendo alle lusinghe di ridurre a
tesi ciò che avrebbe dovuto rassegnarsi a rimanere semplicemente una
ipotesi.
E quando si è sentito rassicurato della libertà d'interpretazione
reclamata anche oggi da alti ingegni cattolici, che non hanno
giudicato mettersi in contraddizione coi dommi della loro Chiesa
pensando liberamente sopra un argomento ancora lasciato aperto alle
ossequiose discussioni; e quando si è convinto che gli scienziati più
positivi non pretendono di dichiarare, come certi loro colleghi,
perfettamente dimostrata un'ipotesi che pure serve a risolvere molte
questioni di grandissima importanza per l'umanità, desiderosa di
credere e riflettere insiememente senza supina sottomissione e senza
orgogliosa ribellione, egli ha stimato che occorresse soltanto
l'intervenzione del poeta perchè il simbolo della fede,
transustanziato in affermazione scientifica, e aiutato dal calore e
dallo slancio della fantasia, si impossessasse di tutti i cuori e di
tutte le menti, e spingesse tutti a quell'ascensione dell'umanità che
le credenze religiose e la storia testificano e che la irrequietezza
delle nostre aspirazioni ci comprovano doversi ancora produrre
nell'avvenire.
Così, leggendo il suo volume, mi meravigliavo di trovarvi una lacuna
che la fede, la scienza positiva e la esaltazione poetica non possono
all'atto colmare. E rammentavo un libro di un pensatore italiano,
probabilmente dal Fogazzaro ignorato (e che io gli consiglio di
leggere) di uno scienziato che era religioso nel senso più elevato di
questa parola, sommamente positivo perchè non ignorava e non
disprezzava i metodi e le ricerche e le conquiste della scienza
contemporanea, e che infine era poeta--non nel piccolo senso oggi
accordato a questa denominazione, ma in quello vero e primitivo di
creatore, cioè di restauratore del processo ideale della Natura e di
profeta dell'avvenire.
È morto da pochi anni, e i suoi scritti parte sono rimasti quasi
ignorati, parte inediti e forse dispersi. Ma il _Dopo la laurea_, _Lo
Stato_, _I tipi vegetali_, _I tipi animali_, il frammento _Deus
creavit_ avranno un'eco nell'avvenire, e Camillo De Meis prenderà,
quando verrà il momento, una più larga influenza sul pensiero italiano
e su quello mondiale.
Pensavo appunto a quel _Dopo la laurea_ dove l'ascensione umana è
proclamata ben diversamente e più elevatamente che non venga fatta dal
Fogazzaro, con tutti i sussidi della fede che discute liberamente,
della scienza che non trascende oltre il suo limite, e della
riflessione filosofica che integra organizzando e compie ciò che la
fede e la scienza e anche la poesia, sono, tutte unite insieme,
incapaci di compire. E mi piace di qui trascrivere una pagina del
meraviglioso libro, nella quale il Fogazzaro riconoscerà--e se
n'intende--un anticipato altissimo senso di quella poesia a cui egli
tende e che vuole essere religione, scienza e riflessione filosofica
in uno. Eccola:
«Crescere, decadere e perire è il destino di tutti gli uomini, di
tutti gli animali, di tutte le piante--e diciamolo pure, di tutti i
sistemi planetarii. Questo cosmos ha i suoi giorni contati come gli
abbiamo noi che ne siamo gli endozoi; solamente che egli ha la vita
più dura, ed è più lungo il suo tempo e più lunga la sua durata
naturale: per cui, come la balena e l'elefante vivono più di un uomo e
un pino e una quercia vivono più d'un elefante, così lui, il cosmos--e
per cosmos intendi questo nostro sistema solare, viva più della
quercia e del pino--ecco tutta la differenza.
Ma quando il suo giorno fia giunto, esso perirà come uno di noi
uomini, come una pianta, come un animale: e non il nostro soltanto, ma
tutto questo gruppo di sistemi solari, gli uni formati, forse, e già
perfetti, gli altri ancora incompiuti e in via di formazione, che
compongono questo nostro sistema sidereo, se tant'è che formano un
sistema; e tutta questa natura che ci circonda, e quest'universo di
cui l'uomo è il compimento e l'ultima perfezione perirà come un sol
uomo; e forse dal seno dell'infinito un altro universo è già sorto e
gli germoglia allato un'altra natura, forse anche più perfetta di
questa, che la dovrà surrogare».
Intorno alla quistione che più particolarmente interessa il
Fogazzaro, il De Meis sin dal 1868 aveva scritto:
«Sì, certamente, l'uomo è il portato spontaneo dalla natura. Egli è la
spontanea generazione della terra; dalla quale certo non è nato
immediatamente in forma di uomo. Dalla terra, dal cosmo, che abitiamo,
in somma dal nostro sistema o uomo solare, non è nato che il primo
essere vivente, di cui l'uomo è l'ultimo sviluppo, la finale e
definitiva trasformazione... Ma non è l'accidente, non sono gli agenti
esterni casualmente combinati in un dato modo, che hanno dato origine
a quel primo essere, e l'hanno successivamente trasformato e cangiato
alla fine in un uomo; e voi, osservatori ridicoli, e impostori in
buona fede, perdete il vostro tempo a cercar di riprodurre quelle
combinazioni fisiche e chimiche, perchè quella è una chimica e una
fisica divina.
«Fra quegli agenti e quegli elementi ci è Dio in persona. È Dio che
prepara di lunga mano la combinazione: è lui che concentra la natura
in un punto e crea la vita: è lui che feconda la terra e ne fa uscire
le forme viventi originarie, similitudini imperfette e rozze della
idea divina, e germe della perfetta forma umana».
Il Fogazzaro si meraviglierà di scoprire che un professore di Storia
della Medicina nella Università di Bologna, abbia proclamato prima di
lui, con più calore di lui e con più competenza di lui--non se
n'offenda--e in nome della filosofia e della scienza l'opera di Dio
nella creazione. Solamente può darsi che il Dio del De Meis sia un po'
diverso dal Dio del Fogazzaro; ma il Fogazzaro non vorrà certamente
sostenere che l'idea ch'egli ha di Dio sia perfettamente identica a
quella che ne ha l'umile feminuccia quando lo invoca nelle preghiere.