Intanto venne il termine del dì del parlamento, ch'era ordinato in
capo di quindici dì. Li principi e li baroni di Cartaggine furo in una
piazza, ove lo parlamento doveva essare, assai presso dalla città di
Bredum, ch'e Cartagginesi tenevano. Là venne lo consolo Scipio tutto
disarmato molto nobilemente con sua cavallaria, che appena si potrebbe
dire loro grande fierezza, e la maniera de' drappi della seta di che
erano vestiti, nè le fatture nè e ricchi sembianti de' ricchi destrieri
d'Affrica e di Spagna che cavalcavano; e dall'altra parte non vennero
meno fieri la gente dello re Anibal n'e Cartagginesi, che di ricchi
palii di seta erano vestiti. Li due principi, lo re Anibal e lo consolo
Scipio, che tanto erano valorosi, erano troppo riccamente vestiti ed
apparecchiati, siccome a loro si conveniva; e sì tosto come si viddero,
si miroro molto l'uno l'altro per lo grande nome che l'uno aveva udito
contiare dell'altro e dire, e molto si maravigliò l'uno dell'altro,
e sì erano così come sbigottiti per la maraviglia; ed allora parlò
primamente lo re Anibal a Scipio, e sì li disse per belle ragioni in
lenguaggio romano, che molto duramente si maravigliava, perchè elli
era passato in Affrica per combattare, quando elli assai presso a
Roma l'arebbe potuto trovare per tutta Italia. Scipio lo consolo, che
tanto era bello di corpo e di forza, che a grande pena si potrebbe
scrivare, rispose allo re Anibal, ch'elli avea passato il mare e venuto
in Affrica per vendicare l'ontia e 'l danneggio, ch'e Cartagginesi
l'aveano fatto in Italia e in altre contrade.