LXV.

Intanto venne il termine del dì del parlamento, ch'era ordinato in

capo di quindici dì. Li principi e li baroni di Cartaggine furo in una

piazza, ove lo parlamento doveva essare, assai presso dalla città di

Bredum, ch'e Cartagginesi tenevano. Là venne lo consolo Scipio tutto

disarmato molto nobilemente con sua cavallaria, che appena si potrebbe

dire loro grande fierezza, e la maniera de' drappi della seta di che

erano vestiti, nè le fatture nè e ricchi sembianti de' ricchi destrieri

d'Affrica e di Spagna che cavalcavano; e dall'altra parte non vennero

meno fieri la gente dello re Anibal n'e Cartagginesi, che di ricchi

palii di seta erano vestiti. Li due principi, lo re Anibal e lo consolo

Scipio, che tanto erano valorosi, erano troppo riccamente vestiti ed

apparecchiati, siccome a loro si conveniva; e sì tosto come si viddero,

si miroro molto l'uno l'altro per lo grande nome che l'uno aveva udito

contiare dell'altro e dire, e molto si maravigliò l'uno dell'altro,

e sì erano così come sbigottiti per la maraviglia; ed allora parlò

primamente lo re Anibal a Scipio, e sì li disse per belle ragioni in

lenguaggio romano, che molto duramente si maravigliava, perchè elli

era passato in Affrica per combattare, quando elli assai presso a

Roma l'arebbe potuto trovare per tutta Italia. Scipio lo consolo, che

tanto era bello di corpo e di forza, che a grande pena si potrebbe

scrivare, rispose allo re Anibal, ch'elli avea passato il mare e venuto

in Affrica per vendicare l'ontia e 'l danneggio, ch'e Cartagginesi

l'aveano fatto in Italia e in altre contrade.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 95 / 117 题