Eutropio conta che intanto Fabio Massimo uscì di Roma con grande
gente appiè e a cavallo per volontà de' senatori, e sì andò tanto che
gionse alla città di Taranto, ove era tutto il fornimento di Anibal, e
le grandi ricchezze ch'egli avevano conquistate per molte contrade.
Quando Abran, uno duca dello re Anibal, che molto era valente e di
grande potenzia, che con lui avea molta gran gente menata e ragunata
dentro alla città di Taranto, sì tosto come Fabio Massimo venne
dinanzi alla città, sì uscì lo duca contra a lui a battaglia ordinata,
e senza fare menzione o parola nulla di fare o pace o concordia, ma
tostamente s'incontrarono con loro, però che si odiavano mortalmente,
e sì si feriro molto duramente li Romani e li Affricani, imperò che
molto desideravano di sconfiggiare l'uno l'altro e cacciarsi di campo.
Coloro che là assembraro primamente, non curavano di belle giostre per
mostrare loro cavallare, anzi assembraro sì tosto come si viddero,
e cominciaro a trarre e a lanciare l'uno l'altro, e quelli appiei
e quelli a cavallo tutti insieme, e sì si ferivano di lancie e di
quadrella e di spade e d'accette taglienti, che allora e in quello
tempo erano molto in usanza di portare in battaglia, colle quali si
fendevano e tagliavano teste e costati e petti in sì grande quantità,
che tutta la terra n'era coperta. In quella battaglia uccise Fabio
Massimo Abran, per la cui morte quelli della città di Taranto e li
Affricani medesimi che con lui erano, furono sconfitti. Là fu molta
grande distruzione di cavalieri e di sergenti allo 'ncalciare verso
la città, imperò che li Romani li seguivano molto vigorosamente,
sicchè insieme con loro entraro dentro alla città, e sì furo sì
duramente sbigottiti e spaventati quelli che sopra le mura della
città erano, e le donne e le damigelle per lo grande dolore e per
la grande distruzione, ch'elle vedevano fare di loro gente, che ciò
era maraviglia; e già neuno faceva difesa per li Romani ritenere o
per difendare loro vita. Così e in tale maniera fu presa la città di
Taranto.
Allora lo consolo Fabio Massimo fece ragunare l'avere e le grandi prede
che là furono trovate e guadagnate, e sì le partì tutte e donò a sua
gente e a sua cavallaria, e poi fece vendare bene vinti milia prigioni
ch'elli aveva presi, e sì ne fece portare l'avere a Roma e mettare
in comune tesoro della città. Allora tornaro alla forza e all'aiuto
de' Romani molta gente che s'era partita da loro per paura di Anibal,
imperò che Fabio Massimo lo' diceva e sicurava, che mai più lo re
Anibal non arebbe sopra loro signoria.