Intanto gionse Astrubal con sua gran gente contra Scipio lo consolo,
che la battaglia non rifiutò niente, anzi ordinò sua gente e sue
schiere come valente cavaliere e cortese e savio, e sì gli amaestrò
molto di ben fare e di vendicare l'onta e 'l danneggio che gli
Affricani gli avevano fatto, e allora venne tutte le schiere senza
dimoranza. Lo re Astrubal, che attendato era, non avea dormito tutta la
notte per lo gran disio della battaglia, e la mattina per tempo fece
sue schiere armare, chè non credeva che li Romani si potessero tenere
contra lui in nulla maniera, e similemente li Romani desideravano di
combattare con lui, e non credevano già vedere l'ora che le schiere
fussero ordinate; e per questa volontà che l'uni e l'altri avevano sì
grande di combattare, furo tosto assembrati. Poi che s'accostaro, là
fu molto grande battaglia e pericolosa e crudele senza misericordia e
senza pietà; là fecero molto bene li arditi e li valenti cavalieri,
che per paura di morte none sbigottiro; e bene sappiate che neuno che
troppo dubiti, non può essere nè pro nè ardito, e coloro che vogliono
avere il pregio e l'ardimento di loro grande forza acquistare fama, sì
si metteno in avventura di morte. Là lo' fece molto bene lo consolo
Scipio, chè per sua grande prodezza furo li Affricani sconfitti lo dì,
e Astrubal loro signore cacciato dello stormo, e sua gente cacciata
per forza infino alla notte. Là fu molto grande acquisto fatto, chè
quando li Romani tornaro di loro incalcio, ellino trovarono le tende e
padiglioni degli Affricani sì guarniti d'oro e d'argento e di drappi
di seta e d'avere e di prigioni e di preda, sì che appena ne potrebbe
altri dire il numaro; e così crebbe in molto grande avere Scipio e
in grande nome pel primo anno per la terra di Spagna e per tutte le
contrade del paese d'intorno.