XXVIII.

Allora era Roma in grande stretta, quando lo' conveniva fare cavalieri

de' servi e de' giovani per loro difendare, e molti ve ne furo, a

cui falliro e l'armi per armarsi nel tempio di Jano, che tutto ne

soleva essare pieno; ma allora lo' convenne andare agli altri tempii

per lo bisogno, per gli scudi e per l'arme, che gli alti uomini

v'avevano messe per loro Iddii onorare, in cui avevano fidanza, e col

mancamento dell'arme, che nella città era sì grande, fallivano l'altre

ricchezze e l'avere, del quale solevano tanto avere in comune, che

tutto loro bisogno ne facevano; ma ora erano tutte spese e andate a

niente, onde era molto grande dannaggio, che tutto era speso per le

crudeli battaglie ch'eglino avevano auto; ma allora ragunaro insieme

tutto l'avere che avevano e ricchi uomini e povari, per difendare la

città da' loro nemici. Junio, che di tutta la città aveva la cura e

la signoria per lo senno e per la bontà che in lui era, comandò per

accresciare sua forza e suo aiuto, che tutti li sbanditi della città o

contado, per qualunche cosa si fusse, tornassero sicuramente in Roma,

sapendo che tutti sarebbero fatti cavalieri dal comune di Roma. Quando

queste novelle furono sparte per lo paese, e coloro ch'erano sbanditi

l'udirò dire, ellino si ragunaro insieme e vennero tutti a Roma,

che furono bene otto milia, e furono fatti cavalieri per la città

difendare e guardare.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 47 / 117 题