Allora era Roma in grande stretta, quando lo' conveniva fare cavalieri
de' servi e de' giovani per loro difendare, e molti ve ne furo, a
cui falliro e l'armi per armarsi nel tempio di Jano, che tutto ne
soleva essare pieno; ma allora lo' convenne andare agli altri tempii
per lo bisogno, per gli scudi e per l'arme, che gli alti uomini
v'avevano messe per loro Iddii onorare, in cui avevano fidanza, e col
mancamento dell'arme, che nella città era sì grande, fallivano l'altre
ricchezze e l'avere, del quale solevano tanto avere in comune, che
tutto loro bisogno ne facevano; ma ora erano tutte spese e andate a
niente, onde era molto grande dannaggio, che tutto era speso per le
crudeli battaglie ch'eglino avevano auto; ma allora ragunaro insieme
tutto l'avere che avevano e ricchi uomini e povari, per difendare la
città da' loro nemici. Junio, che di tutta la città aveva la cura e
la signoria per lo senno e per la bontà che in lui era, comandò per
accresciare sua forza e suo aiuto, che tutti li sbanditi della città o
contado, per qualunche cosa si fusse, tornassero sicuramente in Roma,
sapendo che tutti sarebbero fatti cavalieri dal comune di Roma. Quando
queste novelle furono sparte per lo paese, e coloro ch'erano sbanditi
l'udirò dire, ellino si ragunaro insieme e vennero tutti a Roma,
che furono bene otto milia, e furono fatti cavalieri per la città
difendare e guardare.