Intanto tutta Campagnia e tutta Italia si rendè allo re Anibal, imperò
che disperati erano ch'e Romani mai potessero avere onore o signoria, e
rendersegli città e castella e ville, e sottomissersi alla sua signoria
del tutto, e anco in quello tempo li Gallici assembrarono gente per
andare contra a' Romani. Contra a costoro fu mandato Lucio Ponponio,
che consolo era allora, ma male ne li avvenne allora, perciò che lui e
sua gente furono sconfitti e morti, e pochi ne tornarono addietro. Così
avvenia allora a' Romani e cresceva loro male di dì in dì, e sì erano
sbigottiti, che non sapevano che si fare; ed allora erano consoli di
Roma Sempronio Gaio e Quinto Fabio[30]. Per lo conseglio di costoro fu
mandato Marcello contra lo re Anibal, chè tutto lo regno di Puglia e di
Calavria e di Italia e di Campagnia ubbidivano a lui, e facevano sue
comandamenta. Questo Marcello Claudio ch'era consolo, andò tanto lui e
sua gente, ch'elli assalse lo re Anibal e sua oste a uno stretto d'una
riviera, dov'elli doveva passare l'altro dì, ed ine l'assalse Marcello,
e da più parti fece gridare _Roma_ e sonare trombe e corni, d'ond'elli
sbigottì molto lui e sua gente duramente per lo grande romore e per
lo grande grido; e sappiate che là fu gran parte della gente dello re
Anibal sconfitta e distrutta, imperò che di niuna persona dubitavano,
nè di questo incontro non prendevano guardia; e sì tosto come lo
consolo si potè partire, elli si trasse addietro col grande guadagno
ch'elli aveva fatto, e lo re Anibal, che passati avevano l'acqua,
s'attendaro dolenti e corrucciosi di questa sconfitta; e queste
novelle furo tosto sapute a Roma, d'onde gran gioia fu fatta, chè non
potevano credare che nullo potesse danneggiare lo re Anibal; ma Claudio
Marcello lo danneggiò molto duramente e gravò. Ma infra li mali, grandi
avventure e grandi pericoli, ove li Romani erano, fu Claudio Marcello
lo primo che lo' donasse speranza di potere lo re Anibal sormontare e
vinciare.