Sopra questo olifante era lo re Anibal, quando elli uscì fuore di
questo palude e di queste gravose vie. Allora perdè lo re Anibal uno
occhio, il quale di prima avea molto infermo, che per lo grande
travaglio e per la grande freddura l'iscì fuore della testa; ma non di
meno per tutte queste sciagure non lassò che non cavalcasse là ov'elli
sapea che Flammineo lo consolo era con sua gente, la quale era in loro
tende, e sì tosto com'elli s'appressimò, elli fece sonare suoi corni
e sue trombette e sue genti armare e ordinare per schiere; e così
fece Flammineo lo consolo, che molto avea con lui gran gente appiè e
a cavallo. Questa battaglia cominciò sopra 'l lago di Trasimeno, e
sappiate che tutto ciò fece fare lo re Anibal a pensato, per mettare
più tosto li Romani in isconfitta e a perdizione. Là cominciò tra
queste genti gran battaglia e orribile e maravigliosa e piena di grievi
affanni e dolore. Lo re Anibal, che molto sapea d'ingegno e di malizia,
fece sue schiere ritrare verso le tende, perciò che volea li Romani
mettare verso il lago, sicchè non potessero in nulla maniera da nulla
parte tornare a fortezza nè a sussidio veruno, se non si mettessero
in forti poggi, ove fussero certi che perdarebbero la vita tosto, nè
scampare non potrebbero in nulla maniera. Allora s'appressaro sì che
delle lancie e delle spade si potevano ferire e danneggiare l'uno
l'altro.