XX.

Allora vi dico che non lassaro per niente che non s'andassero a ferire

l'uno l'altro e uccidare senza nissuno risparmio; là volavano dardi

e saette, che l'uni e l'altri traevano sì spessamente più che la

piova che cade da cielo; e bene sappiate che là lo' fece molto bene

lo consolo Flammineo e li altri Romani che là erano, che difendevano

loro e loro terre valentemente, ma poco lo' valse alla fine, chè vi

fu morto lo consolo Flammineo, buono cavaliere e savio e pieno di

gran prodezza e di grande ardimento. E bene sappiate che poi che fu

morto, si difendero sì duramente li Romani come ardita gente e forte,

sì che tolsero la vita a più di mille di quelli dello re Anibal. Là

fu la battaglia sì orribile e sì grande, che le storie raccontiano,

che quella contrada in quello tempo tremò sì forte, che molte case e

difizii caddero per terra, e più montagne avallare giuso; e sappiate

ch'e fiumi lassaro loro corso e tornarono addietro tanto quanto lo

tremuoto bastò, ma di tutto ciò non sentivano niente coloro che

combattevano, tanto attendevano l'uno l'altro a uccidare; e là furo

tutti sconfitti li Romani, senza che, siccome io v'ô detto, lo consolo

Flammineo, che tanto era pro' e ardito e pieno di grande virtù, vi fu

morto, e con lui vinticinque migliaia di sua gente, e se' miglia presi,

e quagli non perdero allora la vita, anzi li fece lo re Anibal mettare

in prigioni, e mandonne in Cartaggine tutto l'avere e la gran preda,

ch'avevano guadagnata della battaglia.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 38 / 117 题