IV.

Quando tutte le navi furono cariche di bestie e di vivande e di vino

e d'acqua e d'armadure, e di ciò che faceva mestiero a portare in

oste a sì ricco uomo, li re e duchi e prencipi entraro in loro navi,

e li arditi cavalieri e sergenti, ch'erano più di cento milia, erano

in altre navi. Là averebbe altri potuto vedere molte ricche navi di

diverse fatture e molti ricchi arboli alti e dritti, ove l'antenne

che portavano le vele della seta erano; là erano molte ricche galee e

barche e molte ricche navi, ove li arditi cavalieri erano e li savi

marinari per andare dinanzi al navilio, quando fusse mosso per prendare

porto, quando bisognasse. Così come voi udite, entrò Anibal in mare e

con lui Astrubal suo fratello e molti altri prencipi; e quando furo

entrati in mare, li mastri marinari, che del mare sapevano la natura

e l'usanza, comandarono che l'àncore fussero gittate nelle barche, che

le navi seguitavano a pieno corso, e le vele fussero sviluppate in

sulli arboli per tosto dilungarsi da terra; e sì tosto come le vele

furono spiegate, uno vento ferì entro sì buono, che 'l mare ne gonfiò

in più parti. E bene sappiate che molto fu maravigliosa cosa a vedere

tante ricche vele partire da terra, ma molto fu più maravigliosa cosa,

quando le navi ebbero tal vento, che corsero e passaro senza avere

nulla tempesta, tanto che furo arrivati nel porto di Spagna, e allora

ebbero molto gran gioia all'uscire delle navi, ed a trare fuore le

grandi ricchezze. Allora quelli della contrada, quando li viddero a

maravigliane, furo sbigottiti di sì grande popolo, che sopra loro era

venuto, d'onde non si prendevano guardia in nulla maniera, che venire

vi dovessero, e della gran paura ch'egli ebbero, tutti si ritrassero

e fuggiro alle castella e fortezze e città per più sicuramente loro

difendare contra loro nemici; e tosto fu la novella saputa e sparta la

boce infino alli monti di Pitaneos, in Gaule ed in Italia e a' senatori

e consoli in Roma; ma di tutto ciò non curò lo re Anibal, che suoi

corridori fece corrare per mezzo la contrada per le prede raccogliare

e prendare, e per combattare le fortezze, che molte ve n'erano, acciò

che a sua gente non facessero noia e gravezza, e sì comandò a' suoi

marinari che tornassero colle navi in Affrica per vivanda, acciò che

l'oste non patisse bisogno di nulla cosa.

La Seconda e Terza Guerra Punica Tratto da un codice dell'Ambrosiana · 第 14 / 117 题