In quello tempo medesimo avvenne che Aniballo, che sire e imperadore
era di Cartagine, assembrò grande gente, tanta quanta più ne potè
avere, per vendicare lo re Amilcar suo padre di coloro che l'avevano
sconfitto e morto in Ispagna; e lo re Aniballo aveva bene udito ed
inteso, ch'e Romani avevano malmenati quelli di Cartagine e tutti
quelli d'Affrica, e tutti coloro che li erano stati in aiuto. Per
questa crudeltà vendicare ragunò gente a maraviglia di tutto lo regno
d'Affrica e di Grecia, e d'onde potè avere soccorso; da ogni parte
ragunò gente per amore e per preghiere e per doni, però ch'egli era
molto ricco, sì che aveva assai che donare, e per questo modo ragunò
tanta gente lo re Aniballo, che mai dinanzi a Tebe o a Troia, che furo
(così come voi avete udito dire) due de' più maravigliosi assedii
che mai fussero, non ebbero tanta gente come Anibal assembrò a quella
fiata per sua preghiera e per suo potere; e sappiate che tutta quella
gente assembrò tutta sotto Cartagine lungo la marina. Anibal domandò
consiglio a' re e a' baroni, cui elli potesse lassare in sua contrada
per guardia del paese. Li nobili uomini tutti s'accordaro insieme
che vi lassasse Margone suo fratello, che re e sire era di Poonia, e
così fu fatto, e tantosto comandò che le navi fussero apparecchiate e
cariche quelle che al porto erano, che bene sappiate che uno solo porto
non bastava a tutto il naviglio. L'avereste veduto molto ricco avere
portare nelle navi, e molti ricchi destrieri ed olifanti di strania
fattura menare nelle navi, e di ciò che faceva mestiero a fare guerra,
ed ogni e ciascuna cosa missero nelle navi.