(Pag. 472 e 498)
_Lettere di B. Buonaccorsi al Machiavelli in legazione presso
Giulio II._[955]
1[956]
_Niccolò honorando._ Io ho ricevuto la vostra de' 30, et mandato
le chiavi alla Marietta, con farli intendere quanto m'ordinasti. Il
simile farò domani de' danari della Δ,[957] benchè non vegga modo ad
mandarveli securi. Et però vorrei ve ne valesti costì o da Monsignore
reverendissimo o da qualcuno altro, et me li traessi qui, dove
subito li pagherei. Expecteronne una risposta: dipoi ne farò quanto
m'imporrete.
Le cose de' fanti vanno per quello ordine desiderate; et così feci
pagare quelli 4 conestabili mi lasciasti in nota. Et se nulla mi
mancava, questo rifiorisce, che voi non fusti partito di dua dì, che
io ero per Palazo con tre drieto; et questa mattina n'ho rimandato il
Tedesco, che volse ire in quello di Pisa ad vedere il paese. State
di questo con lo animo posato, perchè sendo rinfrescati qui quelli
medesimi advisi della passata dello Imperatore che scrivete voi, tra
li primi ragionamenti in su tale accidente fu che le ordinanze si
tenessino di presso, come cosa più salutifera et più importante per
ogni respecto. Nè vo' mancare di dirvi che, havendo facto mettere dreto
allo officio Bastiano da Castiglione, capo di quelli del Valdarno di
sotto, per lo effecto sapete, et essendo domandato come haveva li
homini ad ordine, rispose: — Io ve ne darò in 4 hore 700, et tutti
homini da ogni factione. — In sulle quali parole si maravigliarono
gustam[ent]e[958] come cosa di grande momento; et così fu expedito di
ciò che desiderava. Hovvi volsuto [dire] queste poche parole di questa
materia, ad vostra satisfactione, stimando vi habbi[no ad] essere
grate. Le altre cose tutte vanno per l'ordine loro.
Se io dicessi non vi havere invidia, non vi confesserei la verità; et
per la fede mia, non per altro, se non per la continua conversatione
harete col nostro reverendissimo Monsignore, la quale sono certo vi
riuscirà tra le mani d'una gran lunga meglio non ve la haveva dipinta.
Raccomandatemeli, ve ne prego, quando vi viene bene. Con le altre
Dio vi dia migliore fortuna non dètte a noi, che credo le faccende vi
adiuteranno assai, quale fanno destare li homini et mutare di natura.
Io non so che altro mi vi scrivere. Messer Iustiniano vi si raccomanda,
et io fo il simile. Adio.
Florentie, die prima augusti 1506.
_Vester_ BLA.
_Nicolao Maclavello, Secretario florentino_
_apud Summum Pontificem, Secretario,_
_[su]o plurimum honorando, etc._
_Alla Corte._
2[959]
_Niccolò honorando._ Io vi ho scripto ad questi dì più volte et
dectovi della ricevuta delle chiavi, et come s'eron mandate ad madonna
Marietta, et dell'origine ad punto del tumulto di Casentino, et ciò
che altro s'intendeva di nuovo, et di più quello che si pensassi.
Et perchè io stimo pure che ad quest'hora le avete ricevute, non le
replicherò altrimenti; perchè, quando bene volessi, non potrei, che
non mi ricordo di quello feci due hore fa. Inoltre harete, per mano
di Michelagnolo scultore, ricevuto li denari della Δ, di che expecto
intenderne qualcosa, per la prima vostra. Hieri dipoi mi furono
presentate l'ultime de' dua et de' 3, alle quali non mi accade che
dire, perchè non ho udito brontolare persona, nè reprehendervi in cosa
alcuna. Delle altre cose sapete ne sono del medesimo animo di voi,
havendovi, alla tornata mia di cotesta Corte, assai bene expresso el
modo del vivere, et le qualità et condictioni di ciascuno. A Alexandro
farò l'ambasciata, et con quelli altri non harò a durare molta fatica,
perchè non ce ne conosco troppi. Così voi farete per me l'officio
d'amico col Monsignor reverendissimo di Volterra.
Hoggi è stato al magistrato de' Dieci uno Iacopo Doffi nostro
cittadino, homo sensato et di bonissimo cervello, quale 3 dì sono
tornò di Alamagna; et delle cose dello Imperatore referisce quanto vi
dirò appresso. Et prima, haverlo lasciato qualche 5 giornate di qua da
Anspruc, verso el Friuoli pure, dove attendeva ad fare buona cera, et
alle caccie: et le gente sue essere tutte alle stanze, quali (quando
le havea insieme) non erano, tra homini ad piè et cavallo, 4 mila: et
quivi ragionarsi poco del passare, anchora che habbi comandato tutte
quelle città che li hanno ad dare aiuti, che stieno ad ordine con
epsi: et in effecto esservi poca preparatione al passare, et maxime
di danari, che dice non ha un soldo. In Anspruch era il Consiglio
suo et buono numero d'artiglierie, ma movimento alcuno non vi si
vedeva. Et che del passare suo non ha udito, se non poichè fu in su
quel de' Vinitiani, quali ne parlarono assai, et mandavono anchora
qualche forza verso quelli confini, ma poche: et lui havea trovati
quando 50 et quando 100 fanti: altre provisioni no. A Venetia era 3
sua ambasciatori, quali non havevono, tra tutti tre, 12 cavalli; et la
expositione loro non si ritraheva. In modo che, udito costui, persona
sensata, io credo certo che queste nuove della passata sua non sieno
da' Vinitiani tracte fuora ad altro fine che quello scrivete voi.
Altro non ho da dirvi stasera, se non che di hora in hora si expecta
el Catholico a Piombino; et qui non s'è anchora facto ambasciatori in
alcun luogo....
Florentie, 6 7bris 1506.
_Frater_ BL.
_Nicolao Maclavello, Secretario florentino_
_apud Summum Ponti[ficem], maiori_
_honorando. Alla Corte, in casa Monsignore_
_reverendissimo di Volterra._
3[960]
_Carissimo Niccolò_.... Le nuove dello Imperatore ogni dì rinfrescano
qui, et l'ultime che ci furono per quello Iacopo Doffi venuto di là,
per l'ultima mia vi scripsi particularmente, quale portò el canonico
de' Serristori, con molte altre et pubbliche et private. Rinvenitele.
_Tamen_, perchè la cosa importa quanto sapete, et lo haversi a fondare
in su advisi incerti e confusi è periculoso, vi si manda[961] Bernardo
de' Ricci con salario di dua fiorini larghi di grossi el dì; et alla
mano ha havuto 150 ducati. Doverranne fare meglio di voi; «et chi lo
ha messo innanzi, ha facto per riuscitarlo, et darvi uno contrappeso:
è homo che si sappia accomodare meglio di voi.»[962] Dio li dia buona
fortuna, et li altri non dimentichi, se li piace, che ce n'è bisogno,
anzi necessità. La commissione sua è rappresentarsi a quello Principe,
et in nome di questa Signoria offerirli come buon figliuoli tutti li
loro favori, etc., con parole larghe et generali. Ma il fine della
mandata è per havere certa notitia di questa passata, per potersi
meglio deliberare a quello che si havessi ad fare, etc. Hoggi si
faranno ambasciatori per ad Napoli, per honorare el Catholico; et se
tocherà Piombino, vi si manderà messere Giovanvictorio, Alamanno, el
Gualterotto et Niccolò del Nero, per riceverlo et honorarlo anchora in
quello luogo. Sono homini di assai qualità et che lo sapranno fare; et
quella Maestà doverrà restarne satisfacta.
Delle ordinanze non vi ho da dire altro, se non che Bastiano da
Castiglione, che sta a San Miniato, 8 dì sono fece il battaglione
generale; dove si trovò el Signore di Piombino che tornava da' bagni,
ad instantia di chi fu facto, et molti altri di quelli di Cascina.
Satisfece assai, secondo mi scrive Bastiano. Ma questa voce di darsi
danari a Bologna et in Romagna, ha facto che qualcuno di quelli del
vicariato di Firenzuola vi sono andati. Èvisi riparato in modo non si
doverrà partire da casa persona.
La vostra brigata sta bene: così stéssi la mia, che io a ogni modo
ho ad girare, in modo sono traficto! Et advisate se havesti da
Michelagnolo quelli danari. Ringratiovi dell'oferta facesti, che
anchorachè io sia in extrema necessità, so che a voi costà non avanza,
et haresti bisogno di molti più. Non altro.
Florentie, die viiij 7bris 1506.
_Frater_ B.
_Nicolao Maclavello, Secretario florentino_
_apud Summum Pontificem,_
_[tan]quam fratri honorando_.[963]
4[964]
_Niccolò honorando_. Io ho paura di non diventare con li amici un poco
transcurato come voi. Dicovi questo, perchè mi pare un anno che io non
vi scripsi, et solo è accaduto per infingardaggine, ad chiamarla per il
nome suo. Dua dì fa riceve' la vostra, credo de' 26, con la alligata
a Francesco, quale si mandò fidatamente. Et io, per respondervi al
quesito, credo possiate domandare danari al publico securamente, perchè
«de li ambasciadori facti non verrà nessuno, nè vi si pensa più per
hora.» Et però credo la cosa sia per durare anchora qualche dì, non si
mutando vento: et voi non lo dovete havere per male, perchè le faccende
non vi assassinano. Dicovi bene questo, che le due vostre de' 25 et
26 giunsono ad tempo, perchè «digià Iacopo Ciachi diceva: si [v]ole
farlo tornare, poichè non vi fa niente: con alttre parole de le sua,
quali furono ribattute da Bernardo Nasi vostro amico.» Sì che scrivete
più spesso, se vi pare. Al Soderino lessi quanto mi scrivete. Credo vi
riscriverrà di nuovo, et voi farete quanto vi parrà.
Ad Napoli andranno li dua ambasciatori, cioè messer Francesco
Gualterotti et Iacopo Salviati: et sarà bella legatione, et per la
qualità delle persone, et per la compagnia de' giovani si dice andranno
con loro: che tutto sarà ad proposito, perchè questo Catholico Re,
che dua dì fa era a Savona, viene con tanta pompa di abriglamenti et
di ogni altra cosa, che chi vi andrà bene ad ordine, li bisognerà ad
volervi comparire. Consalvo a' dì 27 fu a Livorno, che andava incontro
al suo Re, et dal Commissario nostro di decto luogo fu visitato et
presentato, in modo se n'andò satisfactissimo, con dire che Italia
riceverà molti beni per la venuta del suo Re, et che Firenze ne harà
la parte sua; excusandosi delle cose di Pisa con dire che quelli tempi
ricercavono così, ma che per l'advenire farà in modo che la Città
conoscerà che ne fa capitale. Fu a Piombino, dove erano ambasciatori
pisani; et non obstante lo pregassino ad ire in Pisa, absolute lo
recusò. Le cose di Genova al continuo sono peggiorate per li gentili
homini, quali tutti sono fuora; et di già hanno tolto tutte le terre
teneva messer Gianluigi nella Riviera di Levante, o buona parte di
esse. «Et il Re tiene da chi vince, a lo usato suo.» Questa mattina,
per advisi privati da Lione, de' 23 dì, s'intendeva esservi stato lo
homo di Ays che veniva di Corte, con commissione del Re ad Ciamonte,
che déssi a Nostro Signore, per la impresa di Bologna, quelle tante
lance vorrà. Così andrà l'impresa avanti a ogni modo, po' che costì
si va di buone gambe. Qui non è altro di nuovo; et io non so che mi vi
dire di più, se non che la brigata vostra sta bene, et li danari della
Δ sono in quel medesimo legato, chè non seppi la venuta di Giuliano
Lapi. Credo domani adoperarne uno ducato, che ne lo riporrò fra pochi
dì, che ne ho preso sicurtà in sulle parole vostre. _Nec plura._
Florentie, die xxx 7bris, hora 4 noctis 1506.
_Quem nosti_ B.
Respondete della ricevuta almeno.
_Nicolao Maclavello, Secretario florentino_
_[apud] Pontificem, suo maxime_
_honorando._
_Alla Corte._
5[965]
_Niccolò honorando._ Io non ho dato a Piero del Nero quelli danari,
et la causa fu, perchè io sono sì bene agio, che non pote' valermi
d'uno fiorino per rimectervi quello ne haveo cavato. Et poichè non
volete gnene dia, non lo farò; anzi per il primo cavallaro che verrà
ad Castracharo, li manderò al Ruffino, con ordine ne segua l'ordine
vostro. Nè di questo accade parlarne più.
Questi Signori Dieci, in sulla domanda vostra di qualche danaio,
dixono: — Elli è ben ragione, noi lo faremo ad ogni modo. — Et stamani
mi dixe el Gonfaloniere, che voi gnene scrivevi per quella li decti;
et che hoggi li parlassi, et così farò. Et credo, senza manco per il
primo, mandarvi qualche provisione. Et statene sopra di me, che il
chiedere non mancherà.
A Giovambatista Soderini leggerò quel capitulo, come feci l'altro; ma
voi vi volete scusare sempre, o con la trascuraggine o con le faccende;
et questo non basta alli amici, perchè vogliono essere riconosciuti
per tali; et io sono in modo fracido ad fare scuse per voi, che se
vo' fussi mie padre, harei più d'una volta decto: — Vadi ad recere. —
Scrivete una volta se voi desti la lettera d'Alexandro a San Giorgio,
o se mai lo rivedesti poi dal primo adviso me ne desti. Se voi sapessi
quanto v'è amico, ne terresti altro conto. Ma voi siate un carellone,
et chi vi vuole vi trassini col bastone.
Io non voglio mancare di dirvi, benchè lo potessi differire alla
tornata, che, per chi vi fu presente et più d'uno, che «Alamanno[966]
sendo a Bibona, ad tavola con Ridolfo, dove v'erano anchora molti
giovani, parlando di voi, dixe: — Io non commissi mai nulla a cotesto
ribaldo, poi che io sono de' Dieci, — »[967] seguitando el parlare
in questa sententia o meglio. Notate questo, se voi non fussi bene
«chiaro de lo animo suo ad facto.» Et ingegnatevi di esserci avanti
le raferme.[968] Potre' vi scrivere molte altre cose, _sed coram
copiosius_.
Questa mattina ci sono suti advisi in questi Uguccioni, della morte
dell'Arciduca, in 4 dì, di riscaldato et rafreddato: cosa veramente
di grandissimo momento, perchè si tiene per certo, et ad quest'hora
ne è l'adviso costì. Non si stima però che habbi tale nuova ad
fare ritornare indrieto el Re d'Aragona, che per li ultimi advisi
s'aspettava a Genova, perchè quelli baroni di Castiglia hanno el suo
figliolino nelle mani, et vorranno governarlo ad loro modo, come
feciono Fiaminghi del padre; nè anche si fiderebbono di lui, per
essersi una volta inimicati, etc. Et però, vedendo Sua Maestà la cosa
incerta, et sendo horamai vicino ad Napoli, che è suo certo, et da non
lo stimare manco che la Castiglia, si fa iudicio verrà avanti: che Dio
lo voglia per il bene d'Italia. Se pure tornassi indrieto, ci sarà pure
questo bene, che li ha seco Consalvo, et non lo doverrà ragionevolmente
volere più nel Regnio. È iudicata questa cosa molto ad proposito del
Christianissimo, et il contrario de' Vinitiani, che non potranno più
usare la maschera dello Imperatore, nè lui passare in Italia, et li dua
Re sopradecti, sanza respecto, procedere all'acquisto di quello tengono
di loro. Perchè mancando questo sospetto al Christianissimo della
passata del Re de' Romani, mancheranno quelli respecti che lo facevano
tanto intractenerli; et il Papa anchora doverà più liberamente et
più animosamente cercare il suo. Sono cose che bisogna, ad non volere
ingannarsi, rimectersene al successo.
Per lettere di Francia de' 25, s'intende il medesimo che scrivete voi,
della larga et honorevole concessione facta al Papa delle gente; et di
più una caldeza oltr'ad misura del legato in favore di Sua Santità.
Ma la condotta di Giampaulo è dispiaciutali fino alla anima. Perchè,
nel parlare, Sua Signoria dixe: — El Papa ci dovea adiutare castigare
quello mecciante, che ci fece, etc. Ma avanti che 'l giuoco resti,
noi ci varreno ad ogni modo: indugi quanto può, che non la camperà. —
Dànno al Papa 550 lance, et di più messer Mercurio greco, con cento
cavalli leggieri, 8 cannoni grossi et più altri pezi d'artiglierie,
et Ciaimonte per capo. Et hanno ordinato che il conte Lodovico della
Mirandola sia tracto di Stato, et messovi el conte Giovanfrancesco.
El Re d'Inghilterra non ha volsuto publicare el mariaggio di madama
Margherita, perchè pare che il Duca di Savoia perissi di mal franzese,
et che lei ne patissi: et in su questo sospecto sta sospeso. Di
che Franzesi hanno pensato valersi, con tenere pratica di darli la
damisella d'Angolème, «non per concludere, ma per tenerlo sospeso», et
farlo ire ratenuto nello adiutare l'Arciduca contro ad Ghelleri.[969]
El Christianissimo è partito da Bles, et viene verso Borges; et non
passando l'Imperatore, si tornerà indrieto con animo resoluto venire
ad primavera in Italia. Quivi non era anchora adviso della morte
dell'Arciduca. Et di più hanno ordinato di guadagnarsi el Duca di
Savoia per più respecti. Le vostre lettere mandai ad bottega di Piero
del Nero. Adio.
Florentie, die 6 octobris 1506.
_Quem nosti_ B.
Non rispondete dello adviso vi do di quello ragionamento «facto a
Bibona.»
_Nicolao Maclavello, Secretario_
_florentino apud Pontificem..._
_suo observ._
_Alla Corte._