DOCUMENTO XXXVII.[953]

(Pag. 492)

_Lettera del Commissario Antonio Tebalducci Giacomini ai Dieci,

scritta in Bibbiena il 17 agosto 1505. Narra la rotta data

dall'esercito fiorentino all'Alviano in quello stesso giorno._

_Magnifici Domini mei observandissimi_, etc. — Hiersera a hore una,

fu l'ultima mia da presso a Campiglia, donde questa mattina, per haver

notitia che il signor Bartolomeo si levava, ci mettemo in ordine ancora

noi. Et stando in aspectatione alla volta di Pisa, nel levare del sole,

lo vedemo sulla campagnia, con le battaglie, appresso le Caldane; al

quale passo non parve al signor Governatore et ad me assaltarlo, ma

andarne per la via che va da Campiglia a San Vincenti, con ordine

che dove lo trovavamo, incontrarlo. Et affine di haverlo maturo et

disordinato, et che non ci schappassi innanzi, li mandamo per dirieto,

per la via delle Caldane, messer Malatesta et Pavolo da Parrana, con

commissione che andassino tucta volta assaltando; et per davanti,

per la via facemo noi, tucto il resto de' cavalli leggieri, per fare

quello medesimo effecto che quelli mandati per coda, quali arrivati a

Santo Vincenti avanti loro, furono alle mani. Et ancora che pigliassino

parecchi cavalli de' nimici, non poterono risistere, et se ne tornorono

per la via nostra, quali ci trovorono a mezo miglio discosto a Santo

Vincenti, con li fanti et gente d'arme.

Et ritracto da loro che e' nimici erono in buona parte passati, piacque

al signor Governatore che temporeggiando ci conducemo appunto alla

coda de' nimici, nelle ruine di Santo Vincenti, dove havevono fatto

testa di loro gente d'arme et fanti. Et noi, visto tale ordine, con

il colonnello del Zitolo et messer Victorio, uniti insieme, et con le

squadre del signor M. Antonio et signor Iacopo investimo ne' nimici,

i quali al primo assalto ne detton le spalle: dove furono feriti et

amazati buona parte de' fanti, talmente che mai più se ne vide nissuno.

Così fu preso qualche cavallo. Et non più avanti ci detton le spalle,

che una arcata passato il fosso di Santo Vincenti, verso Bibbona;

et fatto testa, li ributtorono li nostri fino al detto fosso, tanto

gagliardemente del mondo (_sic_): al che si provide con il tirare

avanti il colonnello del signore Piero et Conte di Sterpeto uniti, et

le squadre di messer Hanibale Bentivogli et lance spezate. Et fatto

grandissima punta li inimici di riguadagnare tal passo, maxime la

persona del signor Bartolomeo, quale fu ferito nella faccia, con tutto

il fiore delle sue genti non potè mai spuntarne: dove fu guasti assai

cavalli et huomini. Infra il qual tempo giunsono i falconetti, quali

per insino allora non s'erono possuti operare: in su che facemo gran

fondamento, et vincere a ogni modo sanza nissuno pericolo, et sanza

cacciaregli altrimenti con le genti, battendo con detti falconetti il

ristringimento delle loro genti, che era circa cento huomini d'arme.

Quale cominciatosi per le artiglierie ad aprire et desordinare, ci

parve tempo investirgli con tutte le forze, et così con li cavalli

leggieri per marina, le gente d'arme per la strada, et li fanti dal

canto di sopra per il boscho, li mettemo per quella via che più volte

s'è detto a Vostra Signoria di fare, talmente che da Santo Vicenti sino

in Ciecina, mai s'è facto che pigliare.

Et in effecto, abreviando, ritraiamo solo essere schappato il signor

Bartolomeo con circa XX cavalli corridori, tutti disarmati, quali

crediamo che da Musachino et quelli di Rosignano non possino schappare;

perchè non potendo li nostri seguitarli sin là charichi di preda et di

prigioni (che infino a' fanciulli et pastori di Bibbona n'ànno presi),

usaron li nostri cacciatori farlo intendere a Rosignano. Donde in

questa hora habbiamo lettere da Giovanni, che Musachino calava loro

adosso, non sapendo però fussi della fuga de' cacciati da noi, non

havendo nuova della rotta, ma indicando solo cavalli di Pisa. Harannoli

trovati strachi talmente, che tenemo per certo non ne sia schappato

nissuno; et maxime che intendiamo andavano per marina, dove sono passi

strectissimi. Piaccia a Nostro Signore Dio che li nostri li arrivino,

affine che lo insolente sia exemplo alli altri presuntuosi.

Se le Signorie Vostre non saranno per questa raguagliate secondo il

desiderio di quelle, mi haranno per iscuso; et fia con la prima, altra

con dire particularmente e' nomi de' baroni presi et numero della

bella gente trovata, quali di cavalli, arme et veste sono benissimo

addobbati, con presentia di huomini da bene: di che hanno facto

prova, non havendo perso per difetto loro, ma di chi insolentemente li

conduceva.

Scordavami dire che, poi havemo rotto e' nimici alla Torre, non havendo

comodità di scrivere, spacciai il Zerino cavallaro, che a boca facessi

intendere quel tanto haveva visto, et la speranza che havamo dipoi

sotto Castagneto, seguitando la caccia de' nimici. Dètti fatica a Luca

Cavalcanti di venire fino costì, per ragguagliare Vostre Signorie,

quali haranno agiustar fede, per essere stato in fatto. Et se ho

tardato fino a mo' a scrivere, l'à causato lo attendere le genti qui,

con tanti prigioni che sono più di noi.

Domane et non prima che noi ci saremo tucti, piglieremo qualche

luogo dove si possa stare; et in questo mezo Vostre Signorie diranno

quel tanto voglion si facci, quali sono sapientissime, et noi siamo

figliuoli di obbedientia. _Que feliciter valeant. Ex felicibus castris

iusta Bibbonam, die_ xvij _augusti 1505, hora_ xxiiij.[954]

ANTONIUS DE TEBALDUCIS

_Generalis Commissarius_

_Magnificis dominis Decem Viris_

_Libertatis et Balie Reypublice_

_Florentine.... observandissimis._

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 104 / 116 题