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_Lettera del Commissario Antonio Tebalducci Giacomini ai Dieci,
scritta in Bibbiena il 17 agosto 1505. Narra la rotta data
dall'esercito fiorentino all'Alviano in quello stesso giorno._
_Magnifici Domini mei observandissimi_, etc. — Hiersera a hore una,
fu l'ultima mia da presso a Campiglia, donde questa mattina, per haver
notitia che il signor Bartolomeo si levava, ci mettemo in ordine ancora
noi. Et stando in aspectatione alla volta di Pisa, nel levare del sole,
lo vedemo sulla campagnia, con le battaglie, appresso le Caldane; al
quale passo non parve al signor Governatore et ad me assaltarlo, ma
andarne per la via che va da Campiglia a San Vincenti, con ordine
che dove lo trovavamo, incontrarlo. Et affine di haverlo maturo et
disordinato, et che non ci schappassi innanzi, li mandamo per dirieto,
per la via delle Caldane, messer Malatesta et Pavolo da Parrana, con
commissione che andassino tucta volta assaltando; et per davanti,
per la via facemo noi, tucto il resto de' cavalli leggieri, per fare
quello medesimo effecto che quelli mandati per coda, quali arrivati a
Santo Vincenti avanti loro, furono alle mani. Et ancora che pigliassino
parecchi cavalli de' nimici, non poterono risistere, et se ne tornorono
per la via nostra, quali ci trovorono a mezo miglio discosto a Santo
Vincenti, con li fanti et gente d'arme.
Et ritracto da loro che e' nimici erono in buona parte passati, piacque
al signor Governatore che temporeggiando ci conducemo appunto alla
coda de' nimici, nelle ruine di Santo Vincenti, dove havevono fatto
testa di loro gente d'arme et fanti. Et noi, visto tale ordine, con
il colonnello del Zitolo et messer Victorio, uniti insieme, et con le
squadre del signor M. Antonio et signor Iacopo investimo ne' nimici,
i quali al primo assalto ne detton le spalle: dove furono feriti et
amazati buona parte de' fanti, talmente che mai più se ne vide nissuno.
Così fu preso qualche cavallo. Et non più avanti ci detton le spalle,
che una arcata passato il fosso di Santo Vincenti, verso Bibbona;
et fatto testa, li ributtorono li nostri fino al detto fosso, tanto
gagliardemente del mondo (_sic_): al che si provide con il tirare
avanti il colonnello del signore Piero et Conte di Sterpeto uniti, et
le squadre di messer Hanibale Bentivogli et lance spezate. Et fatto
grandissima punta li inimici di riguadagnare tal passo, maxime la
persona del signor Bartolomeo, quale fu ferito nella faccia, con tutto
il fiore delle sue genti non potè mai spuntarne: dove fu guasti assai
cavalli et huomini. Infra il qual tempo giunsono i falconetti, quali
per insino allora non s'erono possuti operare: in su che facemo gran
fondamento, et vincere a ogni modo sanza nissuno pericolo, et sanza
cacciaregli altrimenti con le genti, battendo con detti falconetti il
ristringimento delle loro genti, che era circa cento huomini d'arme.
Quale cominciatosi per le artiglierie ad aprire et desordinare, ci
parve tempo investirgli con tutte le forze, et così con li cavalli
leggieri per marina, le gente d'arme per la strada, et li fanti dal
canto di sopra per il boscho, li mettemo per quella via che più volte
s'è detto a Vostra Signoria di fare, talmente che da Santo Vicenti sino
in Ciecina, mai s'è facto che pigliare.
Et in effecto, abreviando, ritraiamo solo essere schappato il signor
Bartolomeo con circa XX cavalli corridori, tutti disarmati, quali
crediamo che da Musachino et quelli di Rosignano non possino schappare;
perchè non potendo li nostri seguitarli sin là charichi di preda et di
prigioni (che infino a' fanciulli et pastori di Bibbona n'ànno presi),
usaron li nostri cacciatori farlo intendere a Rosignano. Donde in
questa hora habbiamo lettere da Giovanni, che Musachino calava loro
adosso, non sapendo però fussi della fuga de' cacciati da noi, non
havendo nuova della rotta, ma indicando solo cavalli di Pisa. Harannoli
trovati strachi talmente, che tenemo per certo non ne sia schappato
nissuno; et maxime che intendiamo andavano per marina, dove sono passi
strectissimi. Piaccia a Nostro Signore Dio che li nostri li arrivino,
affine che lo insolente sia exemplo alli altri presuntuosi.
Se le Signorie Vostre non saranno per questa raguagliate secondo il
desiderio di quelle, mi haranno per iscuso; et fia con la prima, altra
con dire particularmente e' nomi de' baroni presi et numero della
bella gente trovata, quali di cavalli, arme et veste sono benissimo
addobbati, con presentia di huomini da bene: di che hanno facto
prova, non havendo perso per difetto loro, ma di chi insolentemente li
conduceva.
Scordavami dire che, poi havemo rotto e' nimici alla Torre, non havendo
comodità di scrivere, spacciai il Zerino cavallaro, che a boca facessi
intendere quel tanto haveva visto, et la speranza che havamo dipoi
sotto Castagneto, seguitando la caccia de' nimici. Dètti fatica a Luca
Cavalcanti di venire fino costì, per ragguagliare Vostre Signorie,
quali haranno agiustar fede, per essere stato in fatto. Et se ho
tardato fino a mo' a scrivere, l'à causato lo attendere le genti qui,
con tanti prigioni che sono più di noi.
Domane et non prima che noi ci saremo tucti, piglieremo qualche
luogo dove si possa stare; et in questo mezo Vostre Signorie diranno
quel tanto voglion si facci, quali sono sapientissime, et noi siamo
figliuoli di obbedientia. _Que feliciter valeant. Ex felicibus castris
iusta Bibbonam, die_ xvij _augusti 1505, hora_ xxiiij.[954]
ANTONIUS DE TEBALDUCIS
_Generalis Commissarius_
_Magnificis dominis Decem Viris_
_Libertatis et Balie Reypublice_
_Florentine.... observandissimis._