DOCUMENTO XXXIV.

(Pag. 486)

_Lettera dei Dieci al Governatore Ercole Bentivoglio. 28 giugno

1505_.[946]

_Ad messere Ercole Bentivoglio Governatore. Die 28 iunii 1505_. —

Quanto la S. V. discorre per questa sua de' 26, ci satisfa assai,

parendoci che sia tucto bene considerato et ragionevole. Et perchè

quella presuppone che questi fanti venuti ad Piombino sieno paghati

da' Sanesi et da' Luchesi, et che vi sieno condocti con consentimento

loro (e' quali giudichano più facilmente farci ritirare da la impresa

di Pisa, et _per conseguens_ tenerla più viva in questo modo, che

se li havessin seguitato di pagare e' fanti et cavalli di Pisa, come

feciono lo anno passato); et così questi fanti, secondo quello scrive

la S. V., satisfanno al desiderio de' Luchesi et Sanesi, et a Consalvo

assicurarsi che Pisa non ci verrà sotto, non voliamo manchare di farvi

intendere quello che contro ad tale opinione s'intende. Riferisce

alcuno che ha hauta qualche tempo la mente del Signore di Piombino,

come sendo decto Signore, poichè li entrò in quello Stato, vixuto

sempre con paura che noi o Pandolfo non ne lo priviamo, monstrò prima

di confidarsi di Pandolfo più che di noi, presupponendo che lui havessi

meno animo ad ingannarlo; et Pandolfo, che dubitava che noi non ce ne

insignorissino, attese sempre ad crescerli e' sospecti in modo, che nè

e' nostri buoni portamenti, nè la fede observata, nè e' benefitii li

habbiamo facti, li hanno mai possuto trarre questa gelosia dal capo.

Nè si è però tanto diffidato di noi che interamente si fidassi di

Pandolfo, come di sopra si dice; onde vivendo in questa diffidenza,

pensò ricorrere ad un terzo aiuto, et non lo trovando propinquo, si

gittò ad intractenere Consalvo, con el quale dice costui essere chiaro

che li ha contracto parentado, et che sarà presto per scoprirsi. Et di

questa confidentia che el Signore ha hauto in Consalvo, ne allega, che

tenne già praticha di assicurarsi per via del Papa, et come e' trovò

luogho in Consalvo, lo lasciò. Dice questo tale havere sollecitato

decto Signore[947] Consalvo al mandargli in casa questi fanti, per

esserli cresciuto el sospecto di Pandolfo, rispecto allo havere alle

spalle Bartolomeo d'Alviano, in campagna et sanza partito et sanza

stato, del quale ha dubitato, che con consenso di Pandolfo, sotto

colore di passare per ad Pisa, non se li gittassi in casa; et Consalvo

ha mandati volentieri tali fanti, perchè li torna ad proposito haverli

quivi, per tenerci indreto et sbigottirci da el fare la 'mpresa di

Pisa; et che ad Consalvo non è importato molto el tenere questi fanti

più ad Piombino che nel Regno, havendoli ad paghare in ogni modo; ma

piuttosto ci guadagna per discaricarsene, faciendoli pasciere in sul

paese d'altri.

Et così giudicha costui che, sendo venuti decti fanti sanza

participatione de' Sanesi et Luchesi, che non sieno per havere altra

coda, nè possino fare altra factione, nè che sia da temerli, se non

per quanto possono per il numero sono. Nondimancho la conclusione vera

è, che questi 800 fanti sono là in vicinanza nostra, et che bisogna

pensare che possino havere coda et possino non la havere, et fare

in ogni opinione quelle provisioni si può, delle quali non siamo per

manchare. Et ad Volterra et ad Campiglia et ad Pescia si è ricordato

quello habbiamo giudicato convenirsi per la salute di quelle terre, ad

ciò si preparino che di furto non possino essere offesi. Alle forze si

provedrà ogni volta s'intenda che maggiore bisogno lo richiegga; nè

siamo per abbandonarci, nè dubitiamo _etiam_ essere abbandonati. Et

Vostra Signoria si transferirà personalmente in tucti quelli luoghi,

dove ella crederrà fare qualche fructo per honore suo et securtà

nostra. _Valete_.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 101 / 116 题