DOCUMENTO XXXIII.

(Pag. 486)

_Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi Commissario in Maremma.

— 6 giugno 1505._[945]

_Ad Pierantonio Carnesechi. Die 6 iunii, in Maremma._ — Le ultime

tue de' 3 et 4 del presente, per essere più copiose di advisi delle

cose di Piombino, ci hanno dato alquanto più piacere, et più ci hanno

satisfacto che le altre tua; perchè quanto alli advisi, come hiarsera

ti si scripse, desideriamo essere tenuti un po' meglio raggualiati;

dell'altre cose ne siamo sempre restati cumulatissimamente satisfacti.

Habbiamo notato _inter alia_, in queste tue lettere, come tu ricordi

che sarebbe bene, per fare venire in maggiore desperatione e' subditi

di quello Signore, et per fare riconosciere lui de' suoi errori,

prohibire alli suoi subditi che non potessino venire nel dominio

nostro, nè godere el benefitio et commodo traggono delle mulina, come

fanno continuamente; et havendo bene discorso et examinata questa cosa,

laudiamo assai questo tuo motivo, et lo metteremo ad effecto, quando

non credessimo che questo havessi ad essere un principio di zuffa. Et

però, pensato ad tucto, voliamo che si tenti una terza cosa; et pare

con questo pigliare occasione d'appiccare ragionamento, et intendere

et scoprire in parte lo animo di quel Signore, et questo è che tu li

scriva una lettera con quella prudentia che tu saprai; et li mostri

maravigliarti assai della prohibitione che Sua Signoria ha facta,

che non entrino subditi nostri nella sua terra; et che tanto più te

ne maravigli, quanto tu non sai indovinare la cagione; et li dirai

non havere voluto scrivercene, se prima non intenderai la causa da

lui, perchè e' fa tale prohibitione, desiderando che più presto, con

rimutare quel suo edicto, noi non lo havessimo hauto ad sapere, che,

sappiendolo, noi fossimo forzati ad prohibire anchora noi e' paesi

nostri a' subditi suoi. Et lo graverai ad volerci scrivere se si tiene

offeso, o si truova in alcuno sospecto d'alcuno nostro, promettendoli

essere parato ad iustificarlo con quella facilità che il vero si

iustifica; et in questa sententia li scriverai con quella prudentia che

ad te occorrerà, et della risposta ci manderai copia.

Quanto alla paga di cotesti conestaboli, qua non si pensa ad altro che

alla expeditione d'epsa, et subito si manderà. Noi scriviamo l'alligata

ad messere Criacho, per la quale l'imponiamo si transferischa in

Cascina, dove voliamo stia per capo di quella guardia, et con la

provisione sua ordinaria, et con cento provigionati: nè se li dà più

compagnia, per non essere necessario accrescere quivi più guardia.

Conforteralo ad risolversi et presto, secondo el voto nostro,

monstrandoli che chi vuole bene da questa città, bisogna si lasci

regolare et governare ad lei; et non voglia che lei sia regolata da

lui; et che questa via è da ire insino in cielo, dove noi siamo per

condurlo et presto: quando altrimenti, che sarà male consigliato.

_Vale._

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 100 / 116 题