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_Lettera dei Dieci a P. A. Carnesecchi Commissario in Maremma.
— 6 giugno 1505._[945]
_Ad Pierantonio Carnesechi. Die 6 iunii, in Maremma._ — Le ultime
tue de' 3 et 4 del presente, per essere più copiose di advisi delle
cose di Piombino, ci hanno dato alquanto più piacere, et più ci hanno
satisfacto che le altre tua; perchè quanto alli advisi, come hiarsera
ti si scripse, desideriamo essere tenuti un po' meglio raggualiati;
dell'altre cose ne siamo sempre restati cumulatissimamente satisfacti.
Habbiamo notato _inter alia_, in queste tue lettere, come tu ricordi
che sarebbe bene, per fare venire in maggiore desperatione e' subditi
di quello Signore, et per fare riconosciere lui de' suoi errori,
prohibire alli suoi subditi che non potessino venire nel dominio
nostro, nè godere el benefitio et commodo traggono delle mulina, come
fanno continuamente; et havendo bene discorso et examinata questa cosa,
laudiamo assai questo tuo motivo, et lo metteremo ad effecto, quando
non credessimo che questo havessi ad essere un principio di zuffa. Et
però, pensato ad tucto, voliamo che si tenti una terza cosa; et pare
con questo pigliare occasione d'appiccare ragionamento, et intendere
et scoprire in parte lo animo di quel Signore, et questo è che tu li
scriva una lettera con quella prudentia che tu saprai; et li mostri
maravigliarti assai della prohibitione che Sua Signoria ha facta,
che non entrino subditi nostri nella sua terra; et che tanto più te
ne maravigli, quanto tu non sai indovinare la cagione; et li dirai
non havere voluto scrivercene, se prima non intenderai la causa da
lui, perchè e' fa tale prohibitione, desiderando che più presto, con
rimutare quel suo edicto, noi non lo havessimo hauto ad sapere, che,
sappiendolo, noi fossimo forzati ad prohibire anchora noi e' paesi
nostri a' subditi suoi. Et lo graverai ad volerci scrivere se si tiene
offeso, o si truova in alcuno sospecto d'alcuno nostro, promettendoli
essere parato ad iustificarlo con quella facilità che il vero si
iustifica; et in questa sententia li scriverai con quella prudentia che
ad te occorrerà, et della risposta ci manderai copia.
Quanto alla paga di cotesti conestaboli, qua non si pensa ad altro che
alla expeditione d'epsa, et subito si manderà. Noi scriviamo l'alligata
ad messere Criacho, per la quale l'imponiamo si transferischa in
Cascina, dove voliamo stia per capo di quella guardia, et con la
provisione sua ordinaria, et con cento provigionati: nè se li dà più
compagnia, per non essere necessario accrescere quivi più guardia.
Conforteralo ad risolversi et presto, secondo el voto nostro,
monstrandoli che chi vuole bene da questa città, bisogna si lasci
regolare et governare ad lei; et non voglia che lei sia regolata da
lui; et che questa via è da ire insino in cielo, dove noi siamo per
condurlo et presto: quando altrimenti, che sarà male consigliato.
_Vale._