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_Lettera dei Dieci a Giovan Paolo Baglioni. 9 dicembre
1504._[943]
_Johanni Paulo de Balionibus. 9 decembris 1504._ — Havendo noi inteso
più volte da qualche giorno in qua, et da più luoghi da prestar loro
fede, come Bartolomeo d'Alviano ingrossa in terra di Roma di gente,
non vi habbiamo vòlto molto lo animo, giudicando che la non possessi
essere cosa di molto momento, et non appartenente allo Stato nostro.
Ma havendo inteso nuovamente el medesimo, et di più come e' Vitegli
fanno el simile, et richiamano tucti li huomini d'arme, usi ad militare
sotto e' padri loro, et rassettono insieme tucte le bandiere delle
lor fanterie, et che sono uniti con decto Bartolomeo, et che gli
hanno delli altri seguaci; ci è parso, anchora che per questo non
ci sia cresciuto molta dubitatione, di darvi notitia di quanto per
noi s'intende, non per altra cagione che per riscontrare con Vostra
Magnificentia questi advisi, et di più intenderne l'opinione et el
parere suo, et che iuditio ne facci; et se tali ristringimenti sono
veri, ad che fine si faccino, et se altri che Vitelli et Alviano
convengono con questi preparamenti, et qual fine sia el loro; perchè in
su l'opinione di Vostra Magnificentia ci riposereno assai; la quale per
essere più propinqua loro, et per molti altri respecti, ne harà potuto
intendere el vero o coniecturarlo. Et ad questo effecto le mandiamo
ad posta el presente nostro cavallaro, ad ciò habbi più occasione di
responderci indreto.
_Ulterius_, ricercando questi tempi che si riveggha spesso le sua
armi in viso, per satisfarsi nel riconoscerle, et per potersene
servire, bisognando, desiderremo che quelli suoi huomini d'arme et
cavalli leggieri che per loro commodità si ritruovono nel Perugino,
ritornassino alle stanze loro, acciò che in sul dare questi nuovi
danari o prima, li possiamo vedere in viso et rassegnarli. Nè altro, se
non offerirci alla Signoria Vostra.