_Carissime tanquam frater._ Io ho una vostra de' XX, che mi è suta
carissima, come mi saranno sempre tutte le cose vostre. Et veramente
i raguagli et discorsi vostri non potrebbano essere migliori, nè più
approvati. Et volessi Idio che ogni huomo si governassi come voi,
che si farebbe mancho errori. Noi qui, perchè le nuove dipendano
di costà, non habiamo molto che dirvi. Mandamo ser Alexandro[888] a
Roma, che doverrà essere cosa grata a cotesto Principe, et voi ve ne
potrete honorare assai. Le gente comandate non si sono mandate alle
frontiere, perchè non farebbono sennon male; ma potete bene dire a Sua
Excellentia, s'è mandati più conestabili, de' migliori et da fare fatti
al Borgho et negli altri luoghi. Et tutta volta si pensa fare qualche
dimostratione che darà reputatione a Sua Excellentia, et sicurtà a noi.
Circa a' casi miei particulari, _Deus testis_, che io v'amo et stimo
più che fratello. Et perch'io so haresti voglia d'esserci a questa
cerimonia del Gonfaloniere nuovo, ne farò pruova, ma non riuscirà,
perchè lui _etiam_ non se ne accorda molto. Bastavi in coscientia non
s'è mancato secho di fare l'officio per voi, et satisfare alla verità.
Et per la fede è fra noi, io in particulare ne ho parlato secho due
volte a lungho, in modo credo che d'amicho vi sia diventato amicissimo.
Quello desiderate in secondo luogho, non vi doverrebbe essere dinegato;
ma questi nostri Collegii sono in modo attraversati, e non habbiamo mai
possuto farne fare loro nessuno: non resteremo d'aiutarne, et voi et
gli altri. Nè più per fretta, sennone sono senpre a' piaceri vostri.
Cristo vi guardi.
A dì 23 d'ottobre 1502.
NICCOLÒ VALORI _in Palagio_.