_Carissimo tamquam frater._ Noi habiamo dato per conto vostro a Biagio
ducati 40, che meglio non s'è possuto fare per dua cagione: l'una
per la scarsità et miseria in che ci troviamo; l'altra mi riserberò
nella penna. Se io ho manchato di satisfarvi con i detti, _Deus
testis_, ho sopperito et in publicho et in privato di fare cognioscere
le opere vostre; _quæ, nihilominus per se luceant_, non è fuora di
proposito scoprille, et in verità et con i Signori nuovi et Dieci ne ho
satisfatto ad me medesimo. Et veramente queste due ultime lettere ci
havete mandate v'è suto tanto nervo, et vi si mostra sì buono iudicio
vostro, che le non potrebbano essere sute più aprovate; et in spetie ne
parlai a lungho con Piero Soderini, che non iudicha si possa a nessuno
modo rimuovervi di costì. Et io non manchai fargli intendere quello
bisognava fare, et vedrete lo troverrete favorevolissimo alle domande
vostre. Confortovi a pacientia, et fare come solete, che doverranno
essere più cogniosciute le opere non sono sute qui. Et se io posso
nulla per voi, poi non ho fratelli, fo pensiero non vi havere et non mi
habbiate in altro luogho che di fratello. Et questa vi vaglia in luogho
di contratto. Cristo vi guardi.
Non entro in nuove, perchè _etiam_ non ne voglio da voi.
A dì 21 d'ottobre 1502.
_Vostro _N. V._ in Palagio._
_Prestantissimo Niccolò Machiauelli,_
_Segretario degnissimo._
_In Imola._