DOCUMENTO XIII.[840]

(Pag. 355)

_Lettera di Biagio Buonaccorsi a Niccolò Machiavelli in

Francia. — 23 agosto 1500._

Honorando et charo mio Niccolò. Se io vi ho ad confessare la verità,

questa vostra lettera ricevuta stamani mi ha facto un poco gonfiare et

levare in superbia, vedendo che tra li Stradiotti[841] di Cancelleria

pure tenete un poco più conto di me; et per non calare di questa mia

opinione, non ho voluto ricercare se ci è vostre lettere in altri. Io

ne ho preso piacere grandissimo, parendomi parlare con voi proprio et

familiarmente, come eravamo usati; et ne havevo preso qualche poco di

passione, havendo visto la prima volta vostre lettere, et non esser

facto da voi mentione alcuna di me, dubitando che il proverbio che

si dice vulgarmente — dilungi da ochio, dilungi da quore — non si

verificassi in voi, il che questa vostra lettera ha cancellato: et così

vi prego seguitiate quando vi avanza tempo, chè io per me non mancherò

mai di fare mio debito verso di voi.

Io non voglio mancare di significarvi quanto le vostre lettere

satisfanno a omniuno; et crediatemi, Niccolò, chè sapete che l'adulare

non è mia arte, che trovandomi io ad leggere quelle vostre prime

a certi cittadini et de' primi, ne fusti sommamente commendato; di

che io presi piacere grandissimo, et mi sforzai con qualche parola

dextramente confermare tale oppinione, mostrando con quanta facilità lo

faciavate.[842] Et così dove io veggo potere giovare, lo fo, parendomi

farlo per me proprio, come certamente fo; et pure stamani fui con Luca

delli Albizi, col quale era di già stato Totto vostro fratello, et

facto il bisognio: fece lo officio dello amico, come sempre è usato

fare. Così messer Marcello, insieme con Totto vostro, fa omni cosa

obtegniate il desiderio vostro;[843] et credo per adventura, avanti il

serrare di questa, harà effecto; et non lo havendo così hora, lo harà

un'altra volta. Scrivete pure a Totto che non la stachi, perchè stamani

mi dixe: — Se io non la fo hoggi, io me ne andrò in villa, etc. — Voi

sete savio, et basti.

La vostra lettera mi dètte il nostro messer Marcello, et seco era

Totto, al quale havea date le altre vostre fidelissimamente. Così havea

mandate quelle di Francesco[844] ad casa sua per huomo ad posta, chè

per non mi sentire bene non ero in Cancelleria: basta che hanno havuto

optimo ricapito, et così haranno tutte le altre.

Io ho messo da uno canto tutt'i piaceri che io ho, sendo qui, et tutti

li altri che io harei, sendo costì; et certamente lo essere insieme

con voi dà il tracollo alla bilancia; pure bisognia havere patientia,

da che non si può: et se voi continuerete nello scrivermi anchora, mi

sarà manco grave questa vostra absentia, di che io vi prego quanto più

posso.

Io feci la ambasciata del _parcatis_ a messer Cristophano. Mi respose

che alla tornata vostra facessi motto a Lione al Rosso Buondelmonti,

che da lui sarete informato di tutto, per essere pratico, etc.

Dapoi la partita vostra habbiamo perso Libbrafacta et il bastione della

Ventura, et per anchora Pisani sono signori della campagnia.

Pistoia ha facto grandi movimenti, et la parte Cancelliera ha cacciato

la parte Panciatica con grande arsione di case et botteghe, et morte di

qualche huomo; pure la parte restata superiore si dimostra fidelissima

et observantissima di questa Excelsa Signoria. Dio ne aiuti, chè ce n'è

bisogno.

Niccolò, io vi prego che a mia contemplatione spendiate uno scudo in

guanti et dua scarselle di tela, delle più piccole trovate, et qualche

altra zachera, che ve ne rimborserò a chi mi ordinerete. Così vi prego

mi mandiate uno stocco, ma lo voglio in dono, poichè non ho havuto

quello mi promectesti alla partita. E raccomandatemi quanto più possete

al nostro Francesco Della Casa, et me li offerirete in tutto quello li

accaggia di qua, et che lui stimi si possa fare per me. _Nec plura_. A

voi mi raccomando quanto più posso, et prego Dio vi guardi dalle mani

di Svizeri.

Florentie, die xxiij augusti M. D.

_Vester_ BLAS. BO. _Cancellarius_.[845]

_Spectabili viro Nicolao de Maclavellis,_

_mandatario fiorentino_

_apud Christianissimam Maiestatem,_

_amico honorando._

_Alla Corte._

DOCUMENTO XIII^bis.

_Due lettere di Agostino Vespucci da Terranova, scritte da Roma

nel luglio e agosto 1501, al Machiavelli. Ragguagliano di fatti

seguìti in Roma_.[846]

1[847]

_Spectabilis vir, honorande_, etc. È sul mezo dì, et io spiro del gran

chaldo è a Roma, et per non dormire fo questi pochi versi, et _etiam_

mosso da Raffaello Pulci che si trastulla con le muse. Spesso alle

vigne di questi gran maestri et mercanti dice improviso, et comprendo

dica con uno ser Francesco da Puligha di costà, che non so che si

faccia a Roma. Et costui a' dì passati fe' uno sonetto per contro a

Francesco Cei nostro, che mi pare un poco troppo dishonesto; et ho

facto ogni cosa di haverlo scripto, et non ho possuto; et questo ser

Francesco non lo ha dato a persona, ma sì bene lecto o vero recitato:

potendolo havere ve lo manderò. El Pulcio si trastulla, et sempre è

in mezo di quattro p....; et emmi decto lui havere qualche dubio, che

sendo di lui opinione et certeza di esser poeta, et che l'Academia

di Roma lo vuole coronare ad sua posta, non vorrìa venire in qualche

pericolo circa _pedicationem_, perchè è qui Pacifico Phoedro, et delli

altri poeti, _qui nisi haberent refugium in asylum nunc huius, nunc

illius Cardinalis, combusti iam essent._

_Evenit etiam_ che in questi proximi dì in Campo di Fiore fu abrusciata

viva una femina, et assai di grado, venitiana, per havere lei pedicato

una puctina di 11 in 12 anni, che la si teneva in casa, et factole

_etiam_ altro che taccio, per esser troppo dishonesto, et simile alle

cose di Nerone romano. Il che _etiam_ conferma decto Raffaello in

dovere stare continue per li giardini fra donne, et altri simili ad sè,

dove con la lyra loro _suscitent musam tacentem,_ diensi piacere, et si

trastullino. Ma, _bone Deus_, che pasti fanno loro, secondo intendo, et

_quantum vini ingurgitant_ poy che li hanno poetizato! Vitellio romano,

et _apud hesternos_ Sardanapalo, si _reviviscerent_, non ci sarìano per

nulla. Hanno li sonatori di varii instrumenti, et con quelle damigelle

dansono et saltono _in morem Salium, vel potius Bacchantium._ Honne

loro invidia, et mi bisogna rodere la cathena in camera mia, che è

ad tecto, chalda, et con qualche tarantola spesse volte: et moro di

chaldo, _ut vix possim ferre estum_; che se non fussi uno respecto, il

quale sa Biagio, mene verrei in costà. Vogliovi pregare che rispondiate

a Raffaello o ad me, et traheteci mattana del capo, che so lo saprete

fare.

El Papa mi pare entrato nel pensatoio in su questo romore de' Turchi,

che già risuona forte; et comincia sospirando a dire: _Heu quae me

tellus, que me equora possunt accipere!_ Dupplica le guardie al Palazo,

dì et nocte, _prebet se quibuscumque difficillimum, et tamen animus

eius sullaturit[848] et proscripturit in dies magis_, che, _omnibus

videntibus_, ad chi toglie la roba, ad chi la vita, et chi manda

in exilio, chi in galea ad forza, ad chi toglie la casa et mettevi

entro qualche marrano: _et haec nulla aut levi de causa_. Lascia

oltre ad questo fare ad di questi baroni et sua amici molti oltraggi,

et torre roba et votare fondachi, et huiusmodi 1000. Sono qui più

venali li beneficii che non sono costì e' poponi o qui le cyambelle

et acqua.[849] Non si seguita più la Ruota,[850] perchè _omne ius

stat in armis_ et in questi marrani, _adeo_ che pare necessario il

Turcho, poi li Christiani non si muovono ad extirpare questa carogna

del consortio humano: _ita omnes qui bene sentiunt, uno ore locuntur._

Restavami dire, che si nota per qualcheuno, che, dal Papa in fuori,

che vi ha del continuo il suo greggie illecito, ogni sera XXV femine

et più, da l'Avemaria ad una hora, sono portate in Palazo, in groppa

di qualcheuno, _adeo_ che manifestamente di tutto il Palazo è factosi

postribulo d'ogni spurcitie. Altra nuova non vi voglio dare hora di

qua, ma se mi rispondete vene darò delle più belle. Godete _et valete_.

Ex Roma, 16 julii 1501.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 62 / 116 题