DOCUMENTO XII.

(Pag. 333)

_Lettera, senza firma e senza indirizzo, che discorre della

cattura di P. Vitelli._[832]

Sendo pervenuta nelle mani d'un mio amico una lettera sopradscripta

ad m. Jacobo Corbino canonico pisano, me la portò, et io per lo

officio mio apertola, non mi maravigliai tanto del subbiecto di epsa,

quanto io mi maravigliai di voi che lo havessi scripto, perchè io mi

persuadevo che ad uno huomo grave, quale sete voi, et ad una persona

publica, quale voi tenete, si aspectassi scrivere cose non disforme

alla professione sua. Hora come e' sia conveniente ad un secretario di

cotesti magnifici Signori notare d'infamia una tanta Republica, quale

è questa, ne voglio lasciare fare iuditio ad voi, perchè di quello

che dite contro ad qualunque pontentato di Italia, se ne ha più ad

risentire e' Signori vostri che alcuno altro; perchè, sendo voi la

lingua loro, si crederrà sempre che quelli ne sieno contenti, et così

venite ad partorire loro odio sanza loro colpa. Nè io mi sono mosso

ad scrivere tanto per purghare le calunnie, di che voi notate questa

Città, quanto per advertire voi adciò per lo advenire siate più savio,

il che mi pare essere tenuto ad fare, sendo noi sotto una medesima

fortuna. Fra molte cose che dimostrono[833] li (sic) huomo quale e'

sia,[834] non è di poco momento el vedere, o come egli è facile ad

credere quello che li è decto, o cauto ad fingere quello che vuole

persuadere ad altri; in modo che ogni volta che un crede quello che

non debbe, o male finge quello che vuole persuadere, si può chiamare et

leggiere et di nessuna prudentia.

Io voglio lasciare indirieto la malignità dello animo vostro,

demostrato per queste vostre lettere; ma solo mi distenderò in

demostrarvi quanto ineptamente o voi avete creduto quello vi è suto

referito, o fincto quello desideravi si disseminassi in infamia di

questo Stato. Io vi ringratio prima della congratulatione fate col

Pisano, per la gloria che ad vostro iuditio hanno adquistata, et per la

infamia ne haviamo reportato noi, condonando tucto alla affectione ci

portate. Di poi vi domando, come può stare insieme, che questa Città

habbi speso un tesoro da non poterlo extimare, et li Pisani si sieno

difesi sanza fraude di Pagolo Vitelli, come voi volete inferire.[835]

Appresso vi domando, quale sana mente o quale bene edificato ingegno

si persuaderà o che Pagolo Vitelli ci habbi prestati danari, o che

la cagione dello haverlo preso[836] sia per non pagharlo. Nè vi

advedete, povero huomo, che questo totalmente excusa la Città nostra et

accusa Pagolo; perchè ogni volta che un crederrà che Pagolo ci habbi

prestati danari, crederrà de necessitate che Pagolo sia tristo, non

potendo haver avanzato danari, come ognun sa, se non o per corruptione

factegli, perchè c'inghannassi, o per non havere tenuta ad un pezo[837]

la conpagnia. Donde ne nascie che, o per non havere voluto, sendo

corropto, o per non [hav]ere potuto, non havendo la conpagnia, ne

sono nati per sua colpa infiniti mali ad la nostra [Città; et] merita

l'uno o l'altro errore o tucta dua insieme (che possono stare),

infinito [castigo].[838] Alle altre parti della lettera vostra, per

essere fondate tucte in su questi due [errori],[839] non mi occorre

rispondere; nè mi schade etiam iustificarvi la captura, come cosa che

non mi si aspecta ad farla; et quando mi si aspectassi, ad voi non

si richiede lo intenderla. Solum vi ricorderò che non vi rallegriate

molto delle pratiche, che voi dite andare attorno, non sapiendo maxime

le contrappratiche che si fanno; et admunirodvi, _fraterno amore_, che

quando pure voi vogliate per lo advenire seguitare nella vostra captiva

natura di offendere sanza alcuna vostra utilità, voi offendiate in modo

che ne siate tenuto più prudente.

Niccolò Machiavelli e i suoi tempi, vol. I · 第 61 / 116 题