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_Lettera, senza firma e senza indirizzo, che discorre della
cattura di P. Vitelli._[832]
Sendo pervenuta nelle mani d'un mio amico una lettera sopradscripta
ad m. Jacobo Corbino canonico pisano, me la portò, et io per lo
officio mio apertola, non mi maravigliai tanto del subbiecto di epsa,
quanto io mi maravigliai di voi che lo havessi scripto, perchè io mi
persuadevo che ad uno huomo grave, quale sete voi, et ad una persona
publica, quale voi tenete, si aspectassi scrivere cose non disforme
alla professione sua. Hora come e' sia conveniente ad un secretario di
cotesti magnifici Signori notare d'infamia una tanta Republica, quale
è questa, ne voglio lasciare fare iuditio ad voi, perchè di quello
che dite contro ad qualunque pontentato di Italia, se ne ha più ad
risentire e' Signori vostri che alcuno altro; perchè, sendo voi la
lingua loro, si crederrà sempre che quelli ne sieno contenti, et così
venite ad partorire loro odio sanza loro colpa. Nè io mi sono mosso
ad scrivere tanto per purghare le calunnie, di che voi notate questa
Città, quanto per advertire voi adciò per lo advenire siate più savio,
il che mi pare essere tenuto ad fare, sendo noi sotto una medesima
fortuna. Fra molte cose che dimostrono[833] li (sic) huomo quale e'
sia,[834] non è di poco momento el vedere, o come egli è facile ad
credere quello che li è decto, o cauto ad fingere quello che vuole
persuadere ad altri; in modo che ogni volta che un crede quello che
non debbe, o male finge quello che vuole persuadere, si può chiamare et
leggiere et di nessuna prudentia.
Io voglio lasciare indirieto la malignità dello animo vostro,
demostrato per queste vostre lettere; ma solo mi distenderò in
demostrarvi quanto ineptamente o voi avete creduto quello vi è suto
referito, o fincto quello desideravi si disseminassi in infamia di
questo Stato. Io vi ringratio prima della congratulatione fate col
Pisano, per la gloria che ad vostro iuditio hanno adquistata, et per la
infamia ne haviamo reportato noi, condonando tucto alla affectione ci
portate. Di poi vi domando, come può stare insieme, che questa Città
habbi speso un tesoro da non poterlo extimare, et li Pisani si sieno
difesi sanza fraude di Pagolo Vitelli, come voi volete inferire.[835]
Appresso vi domando, quale sana mente o quale bene edificato ingegno
si persuaderà o che Pagolo Vitelli ci habbi prestati danari, o che
la cagione dello haverlo preso[836] sia per non pagharlo. Nè vi
advedete, povero huomo, che questo totalmente excusa la Città nostra et
accusa Pagolo; perchè ogni volta che un crederrà che Pagolo ci habbi
prestati danari, crederrà de necessitate che Pagolo sia tristo, non
potendo haver avanzato danari, come ognun sa, se non o per corruptione
factegli, perchè c'inghannassi, o per non havere tenuta ad un pezo[837]
la conpagnia. Donde ne nascie che, o per non havere voluto, sendo
corropto, o per non [hav]ere potuto, non havendo la conpagnia, ne
sono nati per sua colpa infiniti mali ad la nostra [Città; et] merita
l'uno o l'altro errore o tucta dua insieme (che possono stare),
infinito [castigo].[838] Alle altre parti della lettera vostra, per
essere fondate tucte in su questi due [errori],[839] non mi occorre
rispondere; nè mi schade etiam iustificarvi la captura, come cosa che
non mi si aspecta ad farla; et quando mi si aspectassi, ad voi non
si richiede lo intenderla. Solum vi ricorderò che non vi rallegriate
molto delle pratiche, che voi dite andare attorno, non sapiendo maxime
le contrappratiche che si fanno; et admunirodvi, _fraterno amore_, che
quando pure voi vogliate per lo advenire seguitare nella vostra captiva
natura di offendere sanza alcuna vostra utilità, voi offendiate in modo
che ne siate tenuto più prudente.