— Qual’è il medico?
— Il dottor B.
— E dice?
— Che non vi è rimedio, che Grazietta muore.
Agnese staccò finalmente gli occhi dal volto di Corrado e li fissò
rincupiti al suolo. Si udiva la sua respirazione affrettata, si vedeva
il suo seno sollevarsi ed abbassarsi. «E lo sa Dio, mormorò con voce
sorda senza batter ciglio, e lo sa Dio se sarei morta con gioia per far
lei felice! Ora è troppo tardi! Grazietta muore....»
Rizzò ad un tratto il capo, sprigionò dagli occhi un gran baleno,
e profferì con accento intenerito queste parole feroci: «meglio che
muoia, povera Grazietta!»
Corrado la guardò in volto, la credette impazzita; e certo il suo
dubbio gli apparve sulla faccia, perchè Agnese, leggendolo, sorrise
melanconicamente.
«Mi credi pazza? balbettò....
Il conte scese alcuni scalini, non sapendo che rispondere, poi si
volse.... la desolata donna lo guardava con espressione d’amorosa
pietà.
— Che hai? insistette.
Nessuna risposta. Ed egli allora, incapace di reggere oltre, col cuore
oppresso da una nuova angoscia senza nome, scese gli ultimi gradini,
nè più si volse; uscì, corse a casa sua e si buttò nelle braccia di
Antonio lagrimoso. Un’ora dopo tornava a contemplare a ciglio asciutto
la sciagura a cui aveva fatto un nido degno della felicità.