Al capezzale.
«Non ancora!»
Nessuno gli aveva detto altro, nè altro egli aveva chiesto; tutta la
storia di due mesi era in queste parole.
La mamma Valentina, seduta al capezzale, Agnese colle braccia
penzolanti dalla spalliera della seggiola, collo sguardo intento e come
sprofondato in una visione — aspettavano.
Corrado non ebbe la forza di staccarsi dal limitare — aspettava
anch’esso.
A un tratto un brivido corse per quelle tre creature desolate....
Grazietta esalò un sospiro lungo....
Non era l’ultimo. Le fanciulla aveva aperto gli occhi, mandava in giro
come a fatica uno sguardo spento, in cui all’improvviso balenò una gran
luce.
«Signor Corrado!» disse con voce sonora.
Lo sciagurato si fece presso al letto, strinse nelle proprie la mano
scarna e febbrile che gli venne offerta, allacciò paurosamente un suo
sguardo desolato con quello della fanciulla, che nulla più aveva della
terra — non disse parola.
— Come sta? interrogò Grazietta.
— E lei, signorina? rispose Corrado assottigliando la voce e
modulandola come una carezza — e lei, come sta? Ah! perchè ammalarsi
quando io era lontano, perchè non farmelo sapere?
— Sto bene, balbettò la fanciulla, sto tanto bene.
Si sciolse dalla stretta amorosa che le teneva le mani, ed abbassando
la voce a guisa di chi fa una confidenza:
— Voglio guarire, disse, ora chiederò di guarire.
E chiusi gli occhi, mosse le labbra senza parlare — poi volse il capo
in atto di ascoltazione, finchè ricadde nel sopore.
Lungamente il conte stette al capezzale — guardava le trecce
lunghissime e due ricciolini ribelli, che ponevano una cornice d’oro
sulla fronte diafana e bianca come alabastro.... Era bella Grazietta
fin tra le strette della morte; la febbre aveva avuto pietà della sua
avvenenza, e sulle guancie disfatte aveva steso un velo incarnato, che
ne cancellava i solchi e le ombre.
All’ultimo Corrado si scostò dal lettuccio; sul limitare si rivolse
ancora una volta, e stringendo disperatamente la fronte fra i pugni
chiusi, uscì dalla camera.
Agnese si era rizzata come un automa, senza togliergli di dosso gli
occhi; quando fu uscito, gli venne dietro. Erano sul pianerottolo in
faccia l’un dell’altro. Corrado guardò una crocetta nera che aveva
visto al collo della fanciulla ed ora stava infranta sulla soglia;
finalmente disse, parlando fra sè medesimo: «Povera Grazietta!»
Agnese l’udì, e non rispose; lo contemplava estatica. Tutto il suo
volto patito era un gran dolore e una gran tenerezza, in cui balenava
ogni tanto una strana luce. Strana davvero l’espressione di quel viso;
parve a Corrado di leggervi una nuova sciagura e non seppe sprigionarsi
dallo sguardo profondo.
— Che hai?
— Che ho? rispose Agnese, ponendogli le due mani sugli omeri e dandogli
un brivido con quel contatto — e soggiunse con accento tenero e dolce
come una musica: io nulla, Corrado, nulla....