Si toccarono la punta delle dita. «A rivederci.»

Mezz’ora dopo, Corrado giungeva a piedi nella via Lesmi. Alla luce

scialba del crepuscolo vide giungere per l’opposto verso una carrozza,

che si arrestò dinanzi alla nota casa; si aprì la portiera, ne uscì una

donna — Agnese.

Costei vide subito Corrado, e in vece d’infilare il portone, gli mosse

incontro determinata.

«Abbiamo voluto ingannarci a vicenda, disse con un accento strano;

il nostro amore non incomincia con molta schiettezza; può essere che

appunto perciò duri di più. Avevo bisogno di trovarmi sola con mia

sorella, e tu pure, mi sembra. Posto che non ci è riuscito, vieni in

carrozza meco, parleremo.»

Corrado obbedì come un automa, e quando la carrozza si mosse, egli si

affacciò a guardare la casetta biancheggiante, che sembrava fuggirgli

dinanzi per nascondersi nell’ombra.

Salirono le scale in silenzio — giunto nel salotto, Corrado si buttò

sopra il divano; Agnese sciolse le briglie del suo cappellino, e

senza levarlo sedette sull’orlo d’una poltroncina. Stettero un tratto

immobili e silenziosi. Alla luce fioca, che penetrava dalle finestre,

entrambi parevano due ombre.

— È inutile domandare dei lumi, disse Agnese; tu devi preferire di

stare al buio.

Corrado non rispose.

— Perchè tornavi da Grazietta? soggiunse la bella con accento di

dileggio.

Nessuna risposta.

— Non lo sai tu stesso — te lo dirò io: tornavi a lei perchè l’ami o

perchè almeno così t’hanno detto i tuoi sensi; circondato dall’aureola

d’innamorato, tu ti santifichi, diventi incapace di male e speri di

commetterlo involontariamente.... come vuole il destino. Leggo io bene

nel tuo cuore?

Nessuna risposta.

— Questo non accadrà, ripigliò a dire Agnese, abbassando la voce ma

senza ira: dovessi ucciderti, dovessi uccidere lei stessa, tu non

giungerai fino a Grazietta.

— Come sei gelosa! esclamò Corrado amaramente.

— Ti duole che non lo sia?

— Non hai tu detto d’amarmi?

— L’hai tu creduto?

Le tre ironie s’incrociarono fredde, inesorabili. Agnese proseguì:

— Ti conosco troppo; troppo è in te della mia stessa natura, in me

della tua. Ebbene, sì, ho mentito.... Che importa? Non è tutta la mia

vita una menzogna? Non ho di mio che il cuore, perchè non fu mai di

nessuno — no, non ti amo, non potrei amarti. Te ne duole forse?

Corrado era rientrato nel suo mutismo.

— Potevi far te e lei felice, soggiunse Agnese dopo breve silenzio —

ora è tardi — può un conte essere l’amante di una donna come me — ciò

è lecito, è decoroso, è bello anzi — ma non può farsi sposo di una

creatura povera e santa come Grazietta. Hai scelto d’essere mio amante,

tutto è finito fra te e lei.

Corrado si rizzò all’improvviso, e pigliando le mani della cortigiana,

le disse con gravità:

«Ho giurato di rispettare l’innocenza di tua sorella e non l’ho offesa

con una parola — domani all’alba partirò.

— Per tornare....?

— Quando il matrimonio di Grazietta sarà compiuto.

Scattando come molla, Agnese suonò il campanello e chiese i lumi; poi

disse:

— Voglio guardarti in volto ora....

Alla luce di un candelabro, la cortigiana fissò gli occhi nella faccia

mesta di Corrado.

«Sei bello, disse, sei generoso. Peccato che io non sia innamorata di

te! E d’altra parte, che fortuna!

— Perchè?

— Perchè il mio amore non potrebbe renderti felice.

Capelli biondi · 第 37 / 57 题