Partenza.
Aveva detto bene Agnese: accettare l’amor suo era rinunziare a quello
di Grazietta. L’angelica figura della innocente sparve nel buio d’una
lontananza senza misura. Fu per alcuni giorni come se la fanciulla non
avesse esistito, e solo più tardi il pensiero di lei tornò a Corrado
come quello d’una cara defunta. Poi venne il lutto, poi la doglia
cocente, immediata, che succede alle lagrime versate per una sepolta.
In tutti i modi, Grazietta per Corrado era morta, proprio morta.
Il primo ritorno a lei come a creatura viva fu il pensiero del doverla
un dì o l’altro rivedere, di dover fissare riluttante lo sguardo
nel volto bianco e virginale, e sentire un impaccio nuovo dinanzi
all’azzurro di quell’occhio terso e lucente.
Quel dì venne, e Corrado si stupì molto di non provare tutto quanto
immaginava; l’impaccio della fanciulla sciolse il suo, e la titubanza
di lei a fissarlo in volto, diede animo a lui di guardarla fisso ed a
lungo. Ah! era pur bella Grazietta!
Le chiese come stava: «Benino». Dunque non benissimo, si vedeva.
S’era di nuovo buscata un’infreddatura stando alla finestra di notte a
guardar le stelle, aveva la voce un po’ velata ed un tantino di tosse.
E Corrado, stupito della propria disinvoltura crescente, le ordinò di
curarsi, di stare a letto, e si fece promettere obbedienza assoluta.
Del giovine pittore, che la voleva in moglie, non fu fatta parola,
ma prima che se ne andasse, la mamma Valentina venne a dirgli in
segreto che ancora Grazietta non aveva risposto nulla, e che quel
povero giovane continuava a passare mattina e sera, sospirando come un
mantice: «E finchè soffierà così da lontano, osservò giudiziosamente,
c’è poca speranza che la piccina pigli fuoco — dico bene?»
Una smorfia di Corrado significò che diceva benissimo.
Fatta la prima prova, non vi era proprio alcuna ragione per troncar le
visite, tanto più che la cara fanciulla non stava molto bene. Corrado
volle ripigliare le abitudini di una volta, e il dì successivo tornò
alla casetta in via Lesmi. La prima persona, che incontrò mettendo
piede sulle scale, fu Agnese, che lo precedeva.
— Tu qui? gli disse costei volgendosi.
— Ti stupisci? balbettò il conte vincendo a stento l’impaccio; come sta
Grazietta?
A questa parola seguì un rumore sul pianerottolo; Corrado alzò il capo,
Agnese si volse; altro non videro che il lembo d’una veste nera che
spariva nel vano dell’uscio.
Si guardarono in silenzio.
— Ci avrà intesi? disse il conte impallidendo.
— Che importa?
— Come le spiegherai...?
— A modo mio.... con una menzogna: le dirò che tu m’ami, che io t’amo,
che ci siamo fidanzati e ci sposeremo.... forse; i fidanzati si danno
bene del _tu_....
— Ah! non le dire questo.
— E perchè di grazia? domandò Agnese con un sorriso in cui entrava un
po’ di beffa.
Un istante dopo apparve sul pianerottolo Grazietta; fece essa un atto
di stupore, e scese le scale sorridendo per venire a baciare sulle due
guancie la sorella.
Corrado le porse la mano, ma la fanciulla non vide l’atto, crollò
la testa in modo vago, disse: «Buon giorno, signor conte» e scappò
in giardino tirandosi dietro Agnese. Costei la guardava con occhio
indagatore.
— Come stai oggi? le disse.
— Oggi benissimo, e domani e sempre starò benissimo; non mi voglio più
ammalare; va bene così?
Quell’allegria toccava il cuore.
Quando fu l’ora del tramonto, la mamma Valentina entrò a dire: «bisogna
rientrare in casa, signorina, e mettersi a letto....»
— Già, rispose Grazietta, e dormire fino a domattina come una
marmotta.... signora no.
— Se non vuoi andare a letto, starai su a leggere, ma non devi
rimanere all’aperto; le sere sono fredde, e un malanno si fa presto a
pigliarselo.... hai la tosse....
— Hai la tosse?...
— Non le dar retta; non ho nulla io.... sto bene.
Agnese pareva agitata da uh pensiero; più volte guardò il conte con una
segreta impazienza, poi si accommiatò bruscamente.
Corrado le venne dietro a malincuore.
Ah! Grazietta non esisteva più per lui!
Per via non aprirono quasi bocca; e l’uno interrogò, e l’altra rispose
a monosillabi; e sull’uscio di casa della cortigiana, si fermarono
entrambi come per tacita intelligenza.
— Sono stanca, disse Agnese.
— Mi aspettano, disse Corrado.