In cui si vede che gli amici del Circolo sanno sempre tutto.
Quel giorno, andando a far visita alla fanciulla, Corrado trovò
appostato sulla via, cogli occhi fissi nella casetta che biancheggiava
in mezzo al verde dei gelsi e delle acacie, un giovine, un bel giovine,
quasi più alto di lui, snello, ma robusto, dalla faccia schietta
adombrata da poca barba e più da una lieve tinta di melanconia.
Fingendo di non vedere, il signor conte aveva visto tutto ciò ed
indovinato il suo rivale. Egli tirò diritto senza impaccio; l’altro
finse di guardare di qua e di là, ma non si mosse. Nell’atto di sparir
dietro la siepe, Corrado volse il capo e vide che il giovine ignoto
aveva chinato la testa sul petto e non si moveva.
Un quarto d’ora dopo il conte diceva a Grazietta, pigliandole le manine
bianche perchè non gli sfuggisse:
«Signorina, c’è un giovine, un bravo giovine, che le vuol bene, e che
vorrebbe....
Non seppe andare innanzi. La fanciulla provò a svincolare le mani, ma
non le riuscì, e disse, facendosi rossa: «vorrebbe che cosa?....
Allora Corrado ripigliò, con un tremito strano nella voce:
«Signorina, ci è un uomo, un po’ maturo, ma un brav’uomo.... almeno mi
pare — che le vuol tanto bene e che vorrebbe....
Così dicendo, aveva allentato la stretta; la fanciulla ne approfittò
e fuggì via, come un uccelletto. Tornò poi, canticchiando, col volto
illuminato da una segreta gioia; corse pel viale, si cacciò nell’erba,
evitando però di rimaner sola col conte. Costui s’era fatto buio in
volto, seguiva con occhi spenti le movenze della poveretta, evitando
anch’egli di rimaner solo con lei. Poi si accomiatò bruscamente.
E Grazietta, punto sbigottita di quei modi, si buttò nelle braccia
della signora Valentina, dicendo: «quanto sono felice oggi!»
— Davvero! e perchè oggi più d’ieri?
— Non so, balbettò la fanciulla.
Aveva un segreto!
Il giorno successivo, Corrado, mentre attraversava la via, sentì alle
spalle un passo frettoloso e il suo nome pronunziato una volta, due —
era Filiberto.
— È un secolo che non ti si vede, gli disse il giovinotto con un
lievissimo accento di canzonatura, mentre gli stringeva forte la mano;
hai abbandonato gli amici.... già tutti così voi altri....
— Voi altri.... che cosa?
— Voi altri innamorati.... scusa sai?... ripeto quel che si dice, e con
ragione, mi pare — perchè non ci è che l’amore, anzi non ci è che un
amore come il tuo per dar di simili sassate all’amicizia....
— Ah! si sa che io sono innamorato? chiese Corrado, ritrovando il tono
beffardo con cui era solito sgominare le ciancie dei suoi buoni amici.
— Si sa, si sa....
— E si sa che sorta d’amore è il mio?
— Si sa.... si sa tutto; un amore puro, di quelli che si sognano a
sedici anni per una fanciulla, la quale ancora non ne ha diciasette....
Corrado ebbe la forza di sorridere, facendo cenno all’amico di
proseguire.
— La tua innamorata è bionda, questo si sapeva da un pezzo, è bella —
nessuno ti ha mai fatto il torto di dubitarne — ma vi è un guaio.
— Sentiamo il guaio....
— Un grosso guaio.... è una ragazza purissima, per giungere alla quale
bisogna passare per le forche caudine — o tutta la vita o niente....
— Diancine! e allora?
— E allora.... bada.... non sono io che ti calunnio, è il mondo — e
allora tu te la sposi. Felicino è già stato due volte al Municipio per
vedere le pubblicazioni — non ci sono ancora....
— Come! non ci sono ancora?
— Dunque te la sposi, lasci strillare il parentado e ne fai una
contessina magnifica, e te la porti via.... La contessina Grazietta
sarebbe il gioiello delle nostre sale — ma non puoi stare a Milano per
causa di sua sorella....
Il conte non seppe reprimere un atto di stupore; lo dissimulò alla
meglio dicendo:
— Grazietta ha una sorella?
— Pur troppo!.... una sorella niente affatto pura, che si fa
mantenere — una bionda meravigliosa, appartenente alla famiglia delle
_aristocratiche_, come le chiamiamo noi.... Questa bionda meravigliosa
è il punto nero dell’idillio; essa è innamorata pazzamente di te, odia
sua sorella; ci sono state scene di gelosia terribili — di’ un po’ che
tutto questo non è vero?
— È verissimo; ne dubiti forse?
— Io sì, ma il mondo no.... e le nozze quando?
— Fra una settimana.
— E dove andrai a stare?
— In cima ad un monte; ho comperato un castello forte in rovina, lo
faccio rimettere a nuovo senza guastarne l’orrido — ci sarà il suo
ponte levatoio, e un trombettiere per dar l’avviso quando verranno gli
amici..., ci verrai anche tu.... Mi compongo una felicità medioevale;
vedrai, vedrete.... Dove sei diretto?
— Veramente.... in nessun luogo....
— Addio, Filiberto; tante cose a quei cari matti.
E Corrado piantò l’amico, il quale per lo stupore rimase alcuni istanti
nel mezzo della via.
— Signorina, disse Corrado a Grazietta con un’insolita gravità di
modi; ieri mi è sfuggita sul meglio d’una rivelazione, oggi mi deve
ascoltare....
— Una rivelazione?.... balbettò la fanciulla provandosi a sorridere....
— O meglio un’ambasciata.... Prometta di starmi a sentire.
La fanciulla chinò gli occhi a terra e disse con un filo di voce:
«Glielo prometto.»
— Ci è un giovine, un bel giovine, ventiquattro anni al più.... che si
è innamorato di lei e le vuole un mondo di bene.... non l’ha mai visto
lei quel giovine?
Grazietta aveva curvato la testina sul petto — non rispose. E Corrado
coll’accento affannoso:
— Quel bel giovine è anche un bravo artista, laborioso, onesto; vuol
farla felice.... e la domanda in isposa....
Per un istante non trovò più parole....
— Che risponde? disse poi.
E insistè:
— Non bisogna dirgli di no....
E siccome la fanciulla taceva sempre, Corrado, ponendole una mano
sotto il mento per rialzarle il volto, sentì il caldo di due lagrime
silenziose. Si curvò allora a guardarla, ma Grazietta ruppe in un
singhiozzo e fuggì. Il conte appressò la mano alla bocca ed asciugò
colle labbra la traccia di quelle lagrime. Un pezzo stette così,
immobile; poi, obbedendo ad un’improvvisa idea, fuggì, attraversò
molte vie a passo frettoloso, salì le scale note, e giunto alle spalle
d’Agnese: «Eccomi!» disse.
La bella lo guardò nello specchio prima di voltarsi; e a Corrado parve
d’udire questa esclamazione inesplicabile: «Peccato!»