Prima lettera di Agnese al signor conte Germinati.
«Caro Conte,
«Deve essere un secolo che non vi si vede, o per lo meno otto giorni.
Che significa? Vi scrivo perchè mi è venuto un sospetto.... L’ho da
dire? sì, altrimenti sarebbe inutile scrivervi; mi è venuto il sospetto
che mi teniate il broncio. Perchè? Questo non lo so proprio, ed avrei
caro di saperlo, ma avrei più caro d’essermi ingannata. Il fatto è che
l’altro giorno — dovrei dire l’altro secolo — a tavola non mi diceste
quattro parole di seguito, e Grazietta mi assicura ingenuamente che
prima del mio arrivo eravate di buon umore. Che cosa vi ho fatto?
Penso, penso, penso. Come avete cuore di farmi tanto pensare? Giurerei
d’essere innocente, e pure devo avervela fatta grossa. Anche Grazietta
si stupisce di non vedervi più, e i canarini e il gattone nero, e
i fiori che avete piantato, tutti si stupiscono.... tranne la mamma
Valentina, la quale non si stupisce mai di nulla.
«L’altra sera, dopo il tramonto, Grazietta ed io eravamo in giardino,
quando un uomo si accostò alla cancellata in fondo; udendo i nostri
passi, fuggì; corsi alla cancellata e giunsi in tempo per vederlo
mentre scavalcava la siepe del campicello: E Grazietta disse: «L’ho
creduto il signor conte.» «Ti pare? risposi, il signor conte verrebbe
dalla porta.» — Grazietta non ci pensò più, io ci pensai tutta notte.
Chi poteva essere quell’uomo? Credete voi che sia al sicuro la nostra
cara innocente?
«Sapete? sono libera, come l’aria! Egli mi lascia.... Che gioia! È una
storiella, un romanzetto; si era innamorato di me, e per giungere fino
al mio cuore ebbe l’eroismo di farsi credere ricco, mentre vivacchia
alla meglio; per questo pareva avaro: ora che ha consumato tutti i
suoi risparmi, mi abbandona, inconsolabile. Ci è da piangere; povero
vecchietto!... Vi conosce, mi ha parlato di voi; non so come sia
andata, mi ha chiesto se eravate mai venuto a vedermi; ho risposto di
sì. Quante me ne ha contate sul vostro conto! mi ha detto che siete
irresistibile.... È vero? Mi ha fatto promettere di non dire il suo
nome nè a voi, nè ad altri, ma specialmente a voi. Ho promesso. Si
chiama Aniceto L.... E sapete perchè non mantengo la promessa? Perchè
egli non mi ha creduta capace di mantenerla, e mi ha detto d’aver
moglie e figli, e mi ha scongiurato di non tradirlo in nome della sua
pace domestica — mentre non è vero niente, e non ha mai avuto moglie e
nemmeno figli.
«Tornando allo scopo della mia lettera: che cosa vi ho fatto? Io
ci penserò ancora, ma, se vi rimane un po’ di mesericordia, vi
affretterete a togliere questa nuvola che oscura il cielo di una donna,
la quale ha un mese di vacanza, ed è felice, e desidera di essere in
pace cogli amici.
«AGNESE.»