XXII.

La Provvidenza manda un marito.

Corrado rispose una letterina piena di frasette audaci. Confessava

d’esser lui stesso l’uomo visto dalle due sorelle presso alla

cancellata del giardino, di avere scavalcato la siepe sperando di

sottrarre alle beffe di lei, proprio di lei, di Agnese, la sua gelosia

da Otello. Credesse o no, egli era solito a seguirla tutte le sere, a

contarne i passi, a fare cento pazzie, perchè era innamorato cotto di

lei, proprio di lei, di Agnese.

Aveva rispettato i suoi scrupoli, i suoi principii. Ora che la sapeva

libera, facevasi ardito a presentare una petizione ufficiale per essere

ammesso a regnare a vita nel trono vacante del suo amore.

Fatta la petizione, la portò egli stesso, e vedendola accolta con una

risata, ed interpretando male quel buon umore, si credette in diritto

di stringere in un primo amplesso la bellissima creatura. Adagio.

Agnese aveva un mese di vacanza, ci teneva; per tutto aprile non

ne voleva sapere, a maggio forse.... e intanto darsi spasso, essere

corteggiata, giuocare a donna onesta — un capriccio come tanti altri.

In quel colloquio si parlò molto di Aniceto.

— Si era spacciato per ricco e per avaro? disse Corrado; non lo credevo

capace di tanto; quando non fabbrica bisticci, è un uomo di spirito.

— È un egoista, disse Agnese senz’ombra di dispetto.

— Lo conosco bene....

— E non sapete che egli è ricco ed avaro?

— No, davvero, rispose Corrado ridendo.

— Allora non lo conoscete, come lo conosco io; egli cela a tutti le sue

ricchezze e mi abbandona....

— Per economia....

— Anche per economia, ma più perchè non si sveli il suo vero stato.

Aniceto L. è ricco quanto il conte Germinati....

— Ed è molto ricco il conte Germinati? davvero non lo so.

— Ed io lo so.

Ancora una volta Corrado uscì dalle moine di quella ammaliatrice colle

fibre agitate da uno spasimo delizioso; avvenne nell’anima sua quel

rimescolìo di buono e di cattivo, di vecchio e di nuovo, di desiderio e

di rimorso, in cui l’immagine di Grazietta scompariva e tornava a galla

come una bella naufragata.

Curioso a dirsi: dissimile tanto, il sentimento che gli ispirava la

fanciulla innocente non era che uno stimolo a quello che provava per

Agnese.

Costei non gli lasciava più pace; gli faceva scontare con mille

penitenze il peccato d’averla quasi dimenticata, e se per poco se lo

vedeva sfuggire un istante, subito lo ghermiva con artigli da civetta.

E rideva — rideva di lui, delle sue impazienze, della febbre che gli

attizzava di continuo con una indifferenza da regina.

Del capriccio, che differiva al mese di maggio la felicità intera,

Corrado aveva avuto il torto di far poco conto; lo credeva un

ghiribizzo vano, uno di quei propositi da fortezze affamate, che

non vedono l’ora di cedere; quando s’avvide che sotto la vernice

del capriccio era la tenacità d’un puntiglio (e che altro poteva

essere?), allora volle fuggire al laccio, tornò di nascosto al

fianco di Grazietta, ascoltò la musica della cara vocina, contemplò

estatico l’ovale del volto incontaminato, provò a stordire i sensi in

quell’ebbrezza pura, che pochi dì prima era stata la sua unica gioia.

Ma un turbamento era entrato nel suo cuore; ora si sentiva troppo

timido e se ne arrabbiava, ora vergognava della soverchia audacia. Era

con lei, ma un’immagine si metteva di mezzo a contraddire il desiderio,

a suggerire all’immaginazione ardimenti lascivi di cui aveva paura.

Allora si scostava con ribrezzo dalla poveretta, che lo guardava senza

comprendere; fuggiva, correva a sfidare il sorriso della ammaliatrice,

promettendosi di trionfare della malìa e della resistenza.

Ma essa resisteva, ed egli ritornava a mendicare nuove promesse.

Se quell’indugio era calcolato, Agnese faceva prova d’essere una

calcolatrice profonda: impossibile oramai a Corrado distaccare il

pensiero da questa promessa che lo gettava in uno spasimo dolce; la

stessa felicità, posta vagamente nell’avvenire, non aveva tal fascino,

e altre volte vi aveva già fermato il desiderio, ma un istante solo;

collocata in un punto fisso del tempo, diveniva il primo anello d’una

catena di ferro.

Ogni giorno che lo avvicinava ad Agnese pareva staccarlo da Grazietta;

senza darsene ragione, sentiva che inconciliabili erano i due affetti

contrarii, che un pensiero turbava l’altro; e inavvertitamente

parevagli di poter ottenere qualche cosa della fanciulla innocente col

possesso della cortigiana.

Era raro che, durante un colloquio con Grazietta, mentre parlava di

fiori, di insetti, della bella campagna, e si struggeva da un desiderio

casto di baciarle la fronte, nè più l’osava per non contaminarla, non

si sorprendesse a contare i giorni di aprile che già erano trascorsi,

a pensare che questo mese eterno aveva trenta giorni, ed a rallegrarsi

che non ne avesse trent’uno.

Nello studio di tener desto il fuoco che ardeva nelle vene del conte,

la cortigiana era infaticabile; conosceva mille arti, altre ne apprese.

Un giorno Corrado, all’ora convenuta, trovò la porta della sua camera

aperta, e trovò lei dinanzi allo specchio, vestita a bruno, coi capelli

cadenti giù per le spalle; ma invece di correrle al fianco, si sentì

come inchiodare i piedi e legare le membra.

— Ho voluto somigliare a Grazietta, disse la bella guardandolo in viso.

Corrado non rispose.

— Ho voluto pigliar l’immagine dell’innocenza.

— E perchè ciò?

— Perchè? Per gioco: per darmi spasso; che differenza vi è tra me e

Grazietta?....

Disse, e slacciando con impeto la veste nera, ne uscì in semplice

gonnellino, cogli omeri ignudi, bianca come una visione.

— Ed ora che differenza vi è? disse.

— Povera Grazietta! ripetè, infilando l’azzurra vesta da camera, se

sapesse! È da un pezzo che non l’avete vista?

— Da ieri l’altro, rispose Corrado.

Ma il distacco si compieva ogni giorno; e una settimana dopo Agnese

ripetè la domanda:

— È da un pezzo che non l’avete vista?

E Corrado rispose:

— Da 6 giorni.

E un altro giorno gli disse:

— Grazietta vi saluta; non vi vede più, non sa che pensare di voi.

— Come sta?

— Si è buscata un raffreddore, ma del resto sta bene.

— Andrò domani a vederla.

— Ci verrò anch’io.

Non rimanevano che pochi giorni d’aprile.

Il giorno successivo Grazietta, cedendo al consiglio di mamma

Valentina, stette a letto. Corrado venne al suo capezzale; la fanciulla

levò il braccio di sotto le lenzuola per stringergli la mano; si fe’

un po’ rossa in viso, rimproverò la buona donna, che voleva far di lei

una signorina, una viziosa, costringendola a letto per ogni nonnulla.

Corrado non aveva parole; all’improvviso salutò la fanciulla e scese le

scale. Valentina gli venne dietro.

— Gran cose accadono! gran cose! disse la buona donna appena fu in

cucina.

— Che cosa?

— Nulla di straordinario veramente, anzi quello nè più nè meno che

doveva accadere o presto o tardi.... ci è un buon figliuolo che ha

visto Grazietta e se ne è innamorato cotto.

Corrado rimase come inchiodato in faccia alla sua interlocutrice.

— Si meraviglia che qualcuno s’innamori di Grazietta?

— E chi è costui?

— È un bel giovinotto, non vi è nulla a dire, alto come lei, bruno come

lei, non ha l’aria così.... ma ha un’altr’aria che non dispiace.... al

contrario....

— A Grazietta?

— Chi parla di Grazietta? La poverina non ne sa nulla.... Dunque, è

un bel giovine, ventiquattro anni compiuti.... insomma par fabbricato

apposta.... farebbero una bella coppia — è artista, dipinge anch’esso

come il padre della fanciulla, ma invece di imbrattar tele, che non si

vendono, fa dei fiori e dei ragazzi nudi sulle volte delle case di lor

signori — e guadagna così da campar bene....

— E come sa tutto questo?

— Lo so, perchè me l’ha detto lui: l’altro ieri, per via, mi ha fermata

ed ha voluto spifferarmi la sua fiamma e le sue intenzioni.... se

Grazietta si lascia sposare, egli se la sposa, non domanda di meglio.

Che ne dice?

— Nulla.

— Non pare anche a lei che sia una fortuna?.... noi non si aspettava

altro, credo.... è forse venuto un po’ presto, ma....

— Ecco.... troppo presto è venuto, troppo presto! — si affrettò a dire

Corrado — Grazietta non ha che sedici anni....

— Compiti.... va incontro ai diciasette.... del resto, è piena di

giudizio quella cara testolina; scommetto che saprebbe fare una moglie

coi fiocchi anche subito.... non pare a lei?

Corrado tacque un istante, poi disse:

— La fanciulla non si è accorta di nulla?

— Di nulla, non sa nemmeno d’avere un innamorato; io dico che bisognerà

parlargliene, farle vedere il giovine di nascosto, perchè decida se le

piace, prima di lasciarlo venire in casa — io dico che bisognerà fare

così, ma già non me ne intendo. Decida lei, che è suo padre, si può

dire....

Un’idea pazza balenò allora alla mente del conte: salir le scale,

penetrare nella camera di Grazietta, coprirle il volto di baci, poi

cadere in ginocchio dinanzi al lettuccio e scongiurarla di non essere

d’altri.... perchè....

Perchè? Oh! la pazza idea!

— Aspettiamo, rispose alla signora Valentina; e intanto badi a non

dirle nulla; aspettiamo che Grazietta stia proprio bene.... che si

alzi.... allora....

— Domani si alzerà, disse la signora.

— Domani saprà tutto.

E lasciò la tranquilla casetta col cuore in tumulto.

Quella sera medesima Agnese gli disse, guardandolo fisso negli occhi:

— Dunque, diamo marito a Grazietta?

— Pare, rispose Corrado sforzandosi a reggere lo sguardo indagatore —

se Grazietta sarà contenta.

— Lo sposo è bello, è giovine, onesto; lavora e guadagna.... perchè non

avrebbe da essere contenta?

— Perchè al cuore non si comanda....

— Non si comanda, ma si consiglia; le parole di chi ci vuol bene

possono metterci nel seno il germe d’un affetto....

— Le parlerete voi?

— No, le parlerete voi; anche la signora Valentina dice che è meglio,

che nessuno più di voi ha potere sull’animo di Grazietta. Dunque le

parlerete voi, le direte che il mondo non può offrire maggiore fortuna

ad un’orfanella come lei, che tutti noi non si aspettava altro dalla

Provvidenza.... che quando la Provvidenza manda un bravo giovine,

bisogna pigliarlo....

Corrado non rispose; Agnese non gli toglieva gli occhi dal volto, e

intanto diceva:

— Cara fanciulla! Essa farà la felicità dell’uomo che l’avrà a compagna

della vita! E ripetè con un accento che era una carezza lontana: «cara

fanciulla!»

— Che avete? domandò poco dopo; non mi date retta.... siete sbadato....

a che pensate?

— Penso a Grazietta.

— Vi affligge che le si proponga un buon partito?

— Non mi affligge, balbettò il conte, mi mette in pensiero.... ecco....

mi par d’essere in debito di fare la sua felicità, e....

Aveva trovato un filo d’idee, non gli pareva vero.

«.... E un marito può essere una disgrazia.... Vorrei conoscere a fondo

il cuore del giovane, che dovrà essere sposo a Grazietta.... sapere

di quanta energia, di quanto coraggio, di quanta virtù sia fatto,

riconoscerlo insomma degno....

— Se tutte le fanciulle dovessero aspettare che un vecchio amico

di casa avesse riconosciuto il marito degno, non ci sarebbero che

zitellone al mondo.... se pure i vecchi amici di casa, disperando di

trovar di meglio, non proponessero sè stessi.... Vediamo, non ve la

volete già sposar voi Grazietta?

Alla bizzarra domanda, seguita da una risata lunga e squillante,

Corrado fece una risposta bizzarra: carpì un bacio alla bella, e rise,

d’un riso breve e nervoso.

Capelli biondi · 第 29 / 57 题