Una partita di scherma.
Corrado lesse una brutta notizia sulla faccia del vecchio amico, e non
trovando parole per interrogare, arrischiò collo sguardo una domanda
muta, a cui il servo fece una risposta muta, spenzolando le braccia
lungo i fianchi.
— Non vuol venire? domandò Corrado strascicando le parole.
— Così immagino....
— Avrei dovuto aspettarmelo.... ha messo amore alle sue stanzuccie, e
non le piace cambiare.... e mi ringrazia tanto.... È così, non è vero?
— Nossignore.
— Che cosa t’ha detto?
— Nulla.
— Nulla?
— Nulla. La signorina Grazietta ha sloggiato stamane.
— Ha sloggiato! esclamò Corrado accendendosi in volto.... e perchè non
me lo dicevi?
— Perchè non me lo chiedeva.
— Sta bene, la troverò; quante ore sono?.... poco manca alle due.... la
troverò; mi dai il pastrano? no, me lo piglio da me....
Ed infilò l’uscio. Antonio stette immobile ad aspettarlo, e quando
se lo vide ancora dinanzi, col pastrano abbottonato ed il cappello
in testa, gli piangeva il cuore di dovergli sfrondare la generosa
baldanza. Ma bisognava pure risparmiargli una camminata inutile ed un
altro disinganno più amaro del primo; si fece forza.
— Padrone, la signorina Grazietta ha sloggiato.
— Me l’hai detto.
— Ma nessuno sa dove sia andata a stare.
— Lo so io, disse Corrado, già fuor dell’uscio.
Sulla via un cocchiere di cittadina, vedendolo camminar frettoloso, gli
offrì i suoi servigi; egli rimase un istante incerto, poi rifiutò con
un cenno, e invece di affrettare, rallentò il passo — aveva bisogno di
radunare le idee.
Passò di mezzo al via vai della folla, giunse nella via Solferino,
infilò la porta al numero 9, e salì le scale come un sonnambulo. Solo
dinanzi all’uscio noto parve svegliarsi.
Suonò il campanello, gli fu aperto, venne introdotto nella sala.
Vedendosi un’altra volta in quel luogo olezzante d’un profumo acuto
di narcisi e di giacinti, sentendo intorno a sè la presenza della
bellissima donna, che là, in quel vano, eragli apparsa come una
visione, non venne meno nel suo proposito; voltandosi a un tratto,
e vedendo lei, lei stessa, la vaga creatura, fece un inchino troppo
profondo, ma fu l’unica sua debolezza. Riacquistò subito l’imperio di
sè stesso, sorrise a lei che sorrideva, e come la vide seduta, sedette
egli pure. Agnese sorrideva sempre, e Corrado pensò che era quello un
cattivo artifizio per nascondere l’imbarazzo.
Gli bastò un’occhiata per comprendere che la bella aveva un disegno;
per sgominarlo più sicuramente, ricorse alla botta improvvisa.
«Signora, egli disse garbato ma freddo, la prima volta che venni da voi
a nome di Grazietta, era un pretesto; questa volta vengo a domandarvi
di Grazietta.
— Ed è un pretesto....
— Nossignora; vengo proprio per chiedervi: «dov’è Grazietta?»
— Ecco, rispose Agnese, dopo un istante di stupore, che pareva genuino
— ecco.... poichè m’interrogate, lasciate fare una domanda a me
pure.... ma promettete di rispondermi.... promettete?....
Lo canzonava. Come dubitarne?
— Chi è questa signora Grazietta, che vi sta tanto a cuore?
Agnese, dopo aver messo innanzi la sua trincea, si credette
probabilmente al sicuro, e per confondere meglio l’avversario fece la
sbadata, seguendo colla punta del piedino il contorno d’un arabesco
del tappeto. Ma quando ebbe finito e rialzò il capo, vide gli occhi
di Corrado così ostinatamente scrutatori, che fu costretta a chinare i
suoi ed a guardare qua, là, non sapendo dove metterli.
— Voi sapete meglio di me chi sia Grazietta, disse Corrado lentamente;
Grazietta è qui.
Agnese scosse la testa con un atto dispettoso e piantò uno sguardo
sfacciato in volto all’importuno. Ma questi, forte del suo proposito:
«Siete schietta, ve lo leggo in faccia, mal sapreste dissimulare; non
lo negate dunque, Grazietta è qui.
— E perchè dovrei negarlo? domandò Agnese con accento fiero.
— È quello che dico anch’io, perchè dovreste negarlo? È inutile cercar
di nascondere una cosa che cento bocche mi sveleranno, sol ch’io
interroghi. Vedete un po’: posso piantarmi alla vostra porta o metterci
in sentinella una persona fidata per scoprire ogni vostro passo, per
vedere chi entra e chi esce; sarebbe una noia per voi, ve lo assicuro,
ma nessuno me lo può impedire. Posso anche far parlare il portinaio o
la cameriera — vi sono argomenti a cui le cameriere non resistono ed
i portinai nemmeno — lo sapete — e sapete anche che non bisogna mai
metterci a rischio di dover licenziare una brava ragazza che ci serve
bene.
Diceva queste parole scherzosamente, e intanto seguiva cogli occhi il
piedino della bella, che, uscito un’altra volta dal suo baluardo di
sottane, contornava l’arabesco.
Agnese, senza smettere dalla sua occupazione, e coll’accento pacato e
monotono d’uno ch’abbia preso una determinazione irremovibile, rispose:
«Ebbene, sì, non lo nego; Grazietta è qui. Che volete da Grazietta?
Questa domanda fredda e sdegnosa tolse un istante a Corrado il coraggio
di proseguire, rivelandogli a un tratto una volontà di macigno contro
cui doveva rompere ogni suo proposito. E fu con palese titubanza che
ripigliò a dire:
— Che voglio io da Grazietta? Sentite: quella fanciulla è congiunta
alla mia vita di scioperato da un filo purissimo, l’unico.... Sentite:
una mattina, uscendo da un’orgia, mi pareva d’uscire da un funerale;
la neve sembrava affrettarsi a cancellare i miei passi; mi corse il
pensiero ad un’altra neve, a quella dell’età, e mi volsi a guardare la
via percorsa, e non trovai nulla, nè un affetto buono, nè una buona
azione.... poichè non conobbi i miei genitori, mi morì fanciulla una
sorella che avrei amata tanto, e solo mi si offersero amici ed amiche
che non mi amarono e non amai. Già quasi arrivato, nulla avevo fatto
per via; nessuna delle mie azioni mi accompagnava.... ero solo. Avevo
speso l’oro, l’ingegno, il cuore in follie d’un quarto d’ora, finchè
era venuta la sazietà e la noia; avevo qua dentro un vuoto, una tomba;
ogni sbadiglio vi aveva seppellito un’illusione.... Vidi Grazietta;
essa vendeva al prezzo di pochi scudi i suoi capelli, per seppellire
sua madre. Vi giuro che, pensando alla moneta di quel mercato, mi
sentii povero. Tutte le mie ricchezze non valevano quei pochi scudi....
allora....
— Allora vi mostraste.
— Lo sapete?
— So tutto.
Corrado tacque e chinò il capo; risollevandolo e gettando uno sguardo
innanzi a sè, vide che la bella non si era mossa, e ripigliava a
contornare col piedino i fiorami del tappeto.
«Che voglio io da Grazietta? — ripigliò a dire con voce lievemente
commossa — un gran conforto, quello di saperla felice per opera mia.
L’ho promesso a me stesso, l’ho promesso a quella madre che mi ha
benedetto morendo — sarò io il padre di Grazietta. Non sorridete.
Dietro questa scorza di giovinastro, si nasconde un vecchio che soffre.
Agnese si era arrestata alle prime parole, alle ultime ruppe il sorriso
beffardo con una risata, che voleva parer gioconda ed era solo stridula
e nervosa.
«Beffatemi, ne avete il diritto; io vi parlo un singolare linguaggio,
che deve far ridere le donne.... giovani e belle come voi; beffatemi,
ridete; aspetterò che torniate grave e seria, perchè è grave e serio
tutto quanto devo dirvi.
Agnese gettò un’occhiata rapida a Corrado, il quale parlava con
calcolata lentezza; non lo interruppe.
— Dal giorno che vidi Grazietta compresi d’aver sciupato la mia vita;
non cercai di cambiarla, non era più tempo; le abitudini mi avevano
legato con cento catene; ero fiacco, irresoluto, fastidioso agli altri,
a me stesso; la mia casa mi parve una bella prigione, la mia donna un
bel trastullo; e fuggii la casa e spezzai il trastullo come un ragazzo
bisbetico. Un solo pensiero rimaneva in piedi fra le rovine di un
edifizio di menzogne: quello della mia buona azione compiuta; una sola
immagine serena m’appariva fra le cento creature dell’orgia: Grazietta;
essa mi stava a fianco, silenziosa nel tumulto, pallida fra tante
faccie accese dal vino, vereconda in mezzo all’inverecondia degli atti
e del linguaggio. Un giorno la rivedo, no, la ritrovo; perchè, senza
averne coscienza, io la ricercava. La ritrovo, ed eccomi altr’uomo;
e dico a me stesso che non è tutto tomba il mio petto, se il cuore mi
batte in un modo insolito, se la mente risuscita un mondo di fantasime
belle. Pensando a tutto il bene che si può fare con pochi scudi, le
mie ricchezze non sono che un rimorso, e mi fanno più miserabile. Ho un
grosso debito da pagare. Vi domando Grazietta, senz’altro dritto fuor
quello d’ogni uomo a fare una buona azione; ma è un diritto sacrosanto.
Riapparve sulle labbra della bella il sorriso beffardo di prima. Senza
staccar gli occhi dal tappeto, senza muovere il corpo, crollando solo
lievemente il capo ad ogni parola, essa prese a dire con un accento
scherzoso in cui tremava un’intima collera:
«Ricco e miserabile.... portate in petto la tomba d’ogni vostra
illusione.... siete un vecchio che si nasconde dietro la scorza del
giovinastro.... solo, senza affetti, stanco delle belle, nauseato
dell’orgia, affamato di bene — un fenomeno in una parola. Devo aver
letto in qualche luogo che i buoni sentimenti sono piante, che si
acconciano ad ogni terreno e crescono anche sulle tombe; sì, devo aver
letto questo in qualche libro, non so quale.... sono contenta di vedere
che, almeno qualche volta, i libri non mentiscono. Li credevo essi
pure, come gli uomini, come le donne, come la vita, come me stessa, una
bugia.
E rialzò il bel capo, avventando il suo sorriso mordente.
Corrado protese le mani innanzi, la guardò negli occhi.
«Guardatemi, le disse, se mento, se le mie intenzioni non sono pure, se
io nascondo l’ombra di un solo pensiero indegno di quell’innocente....
L’altra lo interruppe ridendo.
— Non state ad invocare un fulmine; sono provinciali, anzi campagnuoli
i fulmini, dopo l’invenzione dei parafulmini; ah! ah!.... scusate se
scherzo.... ma è un fatto che in Milano si arrischia poco a chiamare
sul proprio capo la folgore; ah! ah! anche quando non si sia in
febbraio e non faccia il bel sole d’oggi.... Scusate, se rido....
sono in vena. Del resto, soggiunse con accento serio per temperare
la durezza della beffa, non avete bisogno di giuramenti; alle vostre
intenzioni pure io ci credo; voi me ne assicurate, ed a me basta
guardarvi in faccia.... così.... per non poterne dubitare.
Sotto quello sguardo fascinatore Corrado sentì un brivido lieve
corrergli per tutto il corpo.
— Dunque?.... balbettò.
— Dunque?.... rispose Agnese con indolenza.... Dunque mi avete capito
e non volete convenirne.... Parlerò più chiaro.... Signor Corrado,
voi che avete più esperienza di me (badate non parlo al vecchio che
si nasconde, ma al giovinastro che si lascia vedere); voi che avete
più esperienza di me, avete trovato molto spesso nella vita, in voi ed
intorno a voi, che le opere corrispondano alle intenzioni?.... Io no, e
sono persuasa che non vi è birbonata grossa o piccina, la quale non sia
incominciata col proponimento contrario. Ho le mie idee sulla volontà
umana, sissignore, mi permetto il lusso d’aver le mie idee, non ho
altro di mio....
Corrado ascoltava estatico, non trovando parole per interrompere quel
cicaleccio tra fatuo ed amaro.
— Gli atti virtuosi e le azioni nobili, tutto ciò che ci dà il paradiso
nell’altro mondo e la contentezza in questo.... va bene così?.... tutte
queste belle cose, se si vuol proprio farle, non bisogna mettersele in
capo. Il giorno che voi a voi stesso ponete innanzi una buona azione
da compiere, voi in voi stesso attizzate una guerra in cui avete la
massima probabilità di perdere. Io conosco della gente, che passa la
sua vita proponendosi di cambiar vita.... Non ne conoscete voi, signor
conte?.... Non credete che vi siano atti niente affatto nobili, niente
affatto generosi, che si facciano senz’utile, senza desiderio quasi,
unicamente perchè non bisogna farli?.... Qualcuno deve aver scritto
questo, io l’ho pensato.
Agnese sembrava mettere una cura burlesca nel misurare le parti del suo
periodo, disponendo le antitesi, scegliendo le parole, facendo sentire
i punti e le virgole, proprio col tono d’un dialettico dei tempi
andati; il che in lei, come ogni altra cosa, era vezzo. Quella ciancia
aveva uno scopo; forse ne aveva uno anche l’insistenza dello sguardo,
anche il molle abbandono del corpo. Corrado non comprese che a metà, ed
appena la bella ebbe taciuto, la ricondusse a parlare di Grazietta.
— Se vi ho ben compresa, volete dire che Grazietta in mie mani sarebbe
in pericolo? Non lo nego io stesso, e pure giuro, non a voi, ma a
quella che fu mia madre e che non conobbi, giuro che rimarrebbe pura;
tale non la crederebbe il mondo, e basta....
— Manco male; ne convenite? È la domanda che mi faccio: che mai potete
fare per una fanciulla di sedici anni, voi, povero vecchio nascosto
dietro un giovinastro? Adottarla forse?
Come se questa idea le paresse la più pazza che le fosse venuta in
mente finora, Agnese uscì in una risata più sonora delle precedenti.
— Adottarla, no; rispose Corrado, non sono vecchio abbastanza.... la
legge non lo permetterebbe....
— La legge è piena di buon senso; osservò la bella ricomponendosi ad
una serietà burlesca.
— Ma se non è concesso a me d’adottarla, posso darle una famiglia di
gente povera ed onesta, in cui trovi le cure materne, la compagnia d’un
lavoro che non manchi mai, una vita senza i pericoli della solitudine,
senza l’incertezza del domani, senza i terrori delle malattie.... più
tardi un bravo giovine laborioso, che l’ami e meriti d’essere amato. Ho
la famiglia, ho la casa; datemi Grazietta e la farete felice.
E siccome l’altra non rispondeva, aggiunse queste parole che avevano
quasi l’accento d’una preghiera: «Non contrastate ad un uomo che vuol
compiere una buona azione.»
La cortigiana sollevò gli occhi senza muovere il capo, e piantandoli in
viso al suo visitatore, disse:
— Non conoscete altra buona azione che questa? Si vede che non ci avete
pratica. Anch’io non ci ho la pratica, ma ho la teorica: leggo tanto,
vedo tante buone azioni nei libri!.... Volete che cerchiamo insieme?
Ci deve essere una scuola per gli spazzacamini, in cui quelle povere
creaturine affumicate ricevono l’alfabeto nei giorni feriali, una
pagnotta alla domenica, una vesticciola nuova ed un desinare alla fine
del corso.... Questa scuola ha dei protettori; fatevi protettore anche
voi. Ci devono essere società filantropiche per mandare gli scrofolosi
ai bagni di mare, per allevare i bambini lattanti, per curare i
rachitici, per cento altre miserie.... Alcune di queste società
emettono delle azioni; molti che, come voi, hanno bisogno d’una buona
azione, acquistano una di quelle; non rendono nulla in questa terra,
ma costano anche poco. Non vi garba fare quello che fanno tanti? E
allora, uscendo di qua, fermate sulla via il primo monello cencioso che
scivoli sul ghiaccio, domandategli se ha sua madre — l’ha — tenetegli
dietro; egli corre, si ferma dinanzi alle vetrine, beffa, zufola,
canta, schiamazza — in capo a quell’allegria nervosa d’un monello che
ha quasi fame c’è una povera donna che ha fame propriamente. Datele una
casa, delle vesti e del lavoro; poi tornate da me, vi darò un bacio se
lo vorrete.... No? non vi garba nemmeno? E allora non so proprio che
farci....
Corrado si levò in piedi e disse freddo queste parole:
«Grazie signora, vedrò io Grazietta.
Agnese non si mosse.
— Volete che venga essa stessa qui a dirvi che non può nulla accettare
da voi, che voi nulla potete fare per essa?
Il conte non rispose, e l’altra con dolcezza:
«Mi fareste pensare che i vostri sentimenti generosi non sappiano
manifestarsi se non a pro’ d’una fanciulla di sedici anni.... ma
rispetto la carità anche quando mi sembra capricciosa; preferisco
credere che vi stia a cuore la sorte di Grazietta. Ebbene,
rassicuratevi, penserò io a Grazietta.
— Voi! esclamò Corrado volgendosi di botto; e nell’atto, nell’accento,
nello sguardo era palese il disdegno.
— Io, ripetè Agnese freddamente, io la cortigiana! Vi stupisce? L’uomo,
il quale confessa d’aver sciupato la sua gioventù, invidierebbe una
buona azione ad una donna che incomincia appena la carriera dell’orgia?
Avreste torto, soggiunse mutando accento, perchè io più di voi ho
diritto a fare un po’ di bene. Sono novizia e voi provetto, ma a voi
è rimasta qualche cosa nel mondo, a me nulla; in faccia alla nostra
coscienza siamo pari; gli occhi degli uomini mettono un abisso fra
l’uomo che ha pagato per far la vita del vizioso e la donna che si è
fatta pagare per fare l’istessa vita. Ed è giusto. Chi può pretendere
che il mondo sia più generoso della sorte?.... Mi favorite una
sigaretta?.... Grazie.... E se il diritto, che vantate sacrosanto, deve
essere un compenso alle pene maggiori, chi credete che abbia sofferto
di più, signor Corrado, voi l’annoiato, la cui vita fu uno spasimo
dolce ed amaro, o la bella di cui avete comperate le carezze? Rideva
essa, è vero, ma non poteva fare altrimenti: avevate pagato perchè
ridesse; le sbadigliavate voi sul viso, ed era il vostro dritto. Quale
ha più sofferto, signor Corrado? Dei due a chi spetta ora la buona
azione?.... Avete un fiammifero?.... Grazie.
Agnese aveva pronunziate queste parole con una fatuità in cui entrava
un po’ d’affettazione e di dileggio. Corrado la guardava, cercando
di leggere nel bel volto, che sparve dietro un nugolo di fumo, — poi
spinse la seggiola più presso alla vezzosa, e tornò a sedere.
«E quali sono, le disse, le vostre intenzioni riguardo a Grazietta?
— Farne una donna che non mi assomigli, rispose Agnese freddamente.
— E con quali mezzi? Che sorta di potere avete voi su quella fanciulla?
— L’amo e m’ama.
— E vi stima?
Nessuna risposta.
— E vi stima? ripetè Corrado.
— Mi stima.
— E quando avrà cessato di stimarvi, credete che la vostra scuola potrà
ancora essere efficace?....
— Signore.... balbettò Agnese....
— Signora, soggiunse Corrado con dolcezza, è inutile illudervi,
Grazietta cesserà di stimarvi il giorno in cui il caso, o la sua
malizia naturale, o qualcuno le abbia appreso....
Un picciolo grido gli ruppe la frase a mezzo. Uscendo dalla nuvola di
fumo, la bella testa della cortigiana apparve impallidita, cogli occhi
spalancati, colle labbra dischiuse e tremanti.
Corrado, che aveva cercato di temperare coll’accento la durezza delle
sue parole, non sapeva comprendere l’improvviso terrore di Agnese; la
quale parve lottare dentro di sè un brevissimo istante, poi con voce
rotta dai singhiozzi:
«Signor Corrado, balbettò.... non le direte nulla, le fareste
troppo male.... non le direte nulla, non è vero?.... perchè.... se
sapeste!.... oh! sappiatelo.... Grazietta è mia sorella!