VI.

_Come si chiama_ nell’esercizio delle proprie funzioni.

Camminava spedito, colla fronte alta, accompagnato da uno stormo di

pensieri alati, che gli facevano intorno un turbinio di festa. Se un

solo istante fermava la mente in un’idea, se ne affacciavano dieci,

e dietro a quelle altre dieci, altre cento; allora scrollava la testa

per gettarvi uno scompiglio delizioso, per stordirsi, per dimenticarsi,

udiva dietro di sè mille vocette tentatrici che lo chiamavano a nome:

«Corrado! Corrado!» — ma faceva il sordo e camminava spedito, colla

fronte alta, gigante in mezzo alla folla nana.

Nel tumulto del suo cuore era entrato un sentimento generoso,

che consigliava la pace. Quale? Ancora egli stesso non lo sapeva

comprendere, ma se lo sentiva giganteggiare ad ogni istante. Era certo

un sentimento, che non assomigliava agli altri, che nulla aveva del

passato; non febbre di senso, non spasimo di noia e nemmeno amoroso

delirio; nulla era ed era tutto. Ogni tanto, gettava uno sguardo sulla

folla nana e qualcuno gli diceva: «non bisogna perder tempo; si tratta

di fare il bene.»

Quando fu presso alla bottega del parrucchiere famoso, rallentò la

foga, cercando di rivestire la spigliatezza d’ogni giorno, e passò

dinanzi alla nota vetrina senza degnare d’uno sguardo i capelli appesi

in fila secondo una savia gradazione di tinte. Duro, impettito, si

trattenne un momento sulla soglia fingendo di guardare o guardando

davvero una bella ragazza che passava, poi spinse l’uscio vetrato e

barattò un «buon giorno» che non valeva un quattrino col «buon giorno»

di prima qualità del parrucchiere venutogli incontro sorridente. Si

spogliò del pastrano, che buttò sulle braccia di non so chi, e sedette

in una poltrona dinanzi allo specchio.

Alla muta, con una solennità sacerdotale, il famoso _Come si chiama_ in

persona spruzzò sulle mani e sulla faccia del suo avventore un’essenza

odorosa, poi gli cacciò sotto il mento un panno di bucato e disse:

— La barba?

— La barba.

Quel laconismo era bugiardo, come al solito, perchè si leggeva in

faccia a tutti e due la voglia d’appiccare discorso.

Dopo un istante di silenzio, il barbiere pigliò delicatamente per il

naso il suo muto interlocutore e gli fece notare che non bisognava

fidarsi a quel raggio di sole, e che il tempo pessimo minacciava di

durare. Pagato questo tributo alla metereologia, ogni conversazione fra

due galantuomini si può dire avviata.

«Sissignori, il tempo pessimo minaccia di prolungarsi, è caduta tanta

neve sugli Apennini, che il corriere è in ritardo — e si è curiosi di

leggere la discussione della Camera sulla questione religiosa. — _Come

si chiama_, liberale fino all’eresia, fa la sua professione di fede. —

Oh! la questione religiosa, non ci è che Bismark che la intenda come

va; che ometto Bismark! Ma guai a fidarcisi.... Sta per l’alleanza

italo-germanica il signor Corrado? Ah! voleva ben dire! l’alleanza

italo-tedesca, ci inimicherà la Francia. Parlategli d’un patto fra le

razze latine a _Come si chiama_ e vi intenderete; il suo giornale dice

questo e dice quest’altro; ha ragione fin qui, al di là ha torto.... La

Francia è la nostra amica migliore ed ha ancora un grande avvenire; la

Francia è la regina del buon gusto e della moda — essa è che ci manda

la _tournure_ e lo _chignon_ — che farebbero i parrucchieri senza la

Francia?... Che farebbero? dica lei signor Corrado.»

Il signor Corrado, il quale non sapeva come mettere il piede in quel

territorio, fu felice d’esservi arrivato quando meno se l’aspettava, e

convenne di buon grado che minacciare lo _chignon_ era tutt’uno come

minacciare l’avvenire dei parrucchieri d’Italia e del mondo. Ma chi

lo minacciava? una moda tanto comoda! — E pure ogni tanto ci si fa

la burletta d’annunziare che la famosa principessa _Ipsilonne_ o la

duchessa _Ighisse_ si sono messe a far la guerra ai capelli finti; per

fortuna, la maggioranza è calva!

Corrado zitto; teneva gli occhi fissi nella vetrina, e l’altro pronto:

«Veda un po’, la mia vetrina è delle meglio fornite; la può cercare

in tutta Milano senza trovar la compagna — abbiamo le tinte più rare,

andiamo dal nero carbone al bianco di neve, passando per tutte le

gradazioni del castano (che è una degenerazione del nero), del rosso

(che deriva dal castano), del biondo (che è una degenerazione del

rosso)...

Corrado lo fermò: non gli pareva che il biondo fosse una degenerazione.

_Come si chiama_ non la pretendeva a scienziato, anzi svelò al signor

Corrado ch’egli era un ignorante... «questione d’opinioni; del resto si

sa, vi sono dei biondi... dei biondi....»

Corrado aveva un giornale a tiro ed allungò la mano per pigliarlo.

«Ma non è questo che voleva dire _Come si chiama_» — e Corrado lasciò

il giornale dov’era.

_Come si chiama_ voleva dire come qualmente la propria vetrina, che

era la vetrina dell’abbondanza per tutti, per lui solo rappresentasse

la carestia dell’_articolo_ — «E quante fatiche a trovar capelli

che valgano la spesa di poche lire! Dalla massima parte delle teste

femminine non si saprebbe proprio che cosa tagliare; non hanno il

tanto da dare due colpi di forbice... Ma sa come è raro il caso che si

presenti una giovinetta con una capigliatura....?»

Corrado aveva ripreso il giornale, e _Come si chiama_, temendo d’essere

indiscreto, pregò il suo avventore d’alzare la testa per lasciarsi

radere la barba sotto il collo.

«Ecco fatto.»

«To’! il sole è scomparso! Lo dicevo io? il brutto tempo non è finito.»

Non è finito — e il monologo del parrucchiere, appena interrotto o

ravviato ogni tanto dall’avventore, ricomincia con nuova foga durante

il lavorìo dei pettini e delle spazzole; ci passano mille cose: il

veglione d’ieri, il carnevalone ed il suo comitato, i coriandoli, le

orgie, e per amore di antitesi le miserie di tanta povera gente, che

soffre, che ha molto freddo e poco pane e niente companatico.... Se il

signor Corrado sapesse! ne capitano di quelle! ma già anche il signor

Corrado sa....

Corrado credette giunta l’ora di pigliare una determinazione eroica;

afferrò una terza volta il giornale, ed alla sbadataggine dell’atto unì

l’indifferenza dell’accento per dire:

«Ah! mi viene in mente! Che ne è stato di quella signorina?

— Della signorina Grazietta? della bionda, di quella bionda? si

affrettò a dire il parrucchiere per parare ogni possibile equivoco.

— Appunto. Le era poi morta la madre?

— Sissignore.... il giorno successivo.... a quel giorno, cioè a quel

mattino.

_Come si chiama_ smozzicava la frase, trascinava le parole,

evidentemente non pensava a quel che diceva.

— Ed è.....? ed è?....

Ci era nel giornale qualche cosa di molto attraente, che venne proprio

allora sotto gli occhi di Corrado, il quale parve distrarsi. Finalmente

rialzò il capo e ripetè:

«Ed è....? ed è rimasta sola quella povera ragazza?

_Come si chiama_ non sapeva nulla.

— E chi sa come vive?

Chi lo sa? _Come si chiama_ no certo.

— Sarebbe un peccato che la miseria portasse quel tributo al vizio.

Sicuro che sarebbe un peccato.

Insomma, il parrucchiere, oltre che non era informato di nulla,

stentava a cavarsi di bocca le parole.

Finalmente, Corrado interrogò:

«Dove è andata a stare la signorina Grazietta?

— Non gliel’ho chiesto.

— L’avete vista?....

— Sì.... ma lei non l’ha più vista?

— Io no.

— È curioso!

— Che c’è di curioso?

— Ci è che ieri la signorina Grazietta è venuta in bottega a chiedere

dove stava lei, e mi sono stupito che non lo sapesse già, e mi

stupisco....

— Non sapete nemmeno dove stava prima che morisse la mamma?

— Nemmeno.

Dopo questa parola, Corrado cominciò a trovare che il via vai dei

pettini sulla sua testa si prolungava troppo, accettò per degnazione un

po’ di pomata, non volle cosmetico ai baffi; la poltroncina di velluto

gli pareva divenuta uno strumento di tortura.

Il parrucchiere, dopo aver risposto a tante interrogazioni, avrebbe

avuto caro di farne un paio alla sua volta. Non ci fu verso, e checchè

gli costasse, dovette pur dirla la frase sacramentale:

«Il signore è servito.»

Il sole era scomparso, e anche la gioia di Corrado; ritto sulla

cantonata, egli guardava di qua e di là, senza pensiero; poi fissava

l’occhio nel cielo bigio, dove a poco a poco sfumavano i contorni d’una

cara visione.

Capelli biondi · 第 12 / 57 题