_Come si chiama_ nell’esercizio delle proprie funzioni.
Camminava spedito, colla fronte alta, accompagnato da uno stormo di
pensieri alati, che gli facevano intorno un turbinio di festa. Se un
solo istante fermava la mente in un’idea, se ne affacciavano dieci,
e dietro a quelle altre dieci, altre cento; allora scrollava la testa
per gettarvi uno scompiglio delizioso, per stordirsi, per dimenticarsi,
udiva dietro di sè mille vocette tentatrici che lo chiamavano a nome:
«Corrado! Corrado!» — ma faceva il sordo e camminava spedito, colla
fronte alta, gigante in mezzo alla folla nana.
Nel tumulto del suo cuore era entrato un sentimento generoso,
che consigliava la pace. Quale? Ancora egli stesso non lo sapeva
comprendere, ma se lo sentiva giganteggiare ad ogni istante. Era certo
un sentimento, che non assomigliava agli altri, che nulla aveva del
passato; non febbre di senso, non spasimo di noia e nemmeno amoroso
delirio; nulla era ed era tutto. Ogni tanto, gettava uno sguardo sulla
folla nana e qualcuno gli diceva: «non bisogna perder tempo; si tratta
di fare il bene.»
Quando fu presso alla bottega del parrucchiere famoso, rallentò la
foga, cercando di rivestire la spigliatezza d’ogni giorno, e passò
dinanzi alla nota vetrina senza degnare d’uno sguardo i capelli appesi
in fila secondo una savia gradazione di tinte. Duro, impettito, si
trattenne un momento sulla soglia fingendo di guardare o guardando
davvero una bella ragazza che passava, poi spinse l’uscio vetrato e
barattò un «buon giorno» che non valeva un quattrino col «buon giorno»
di prima qualità del parrucchiere venutogli incontro sorridente. Si
spogliò del pastrano, che buttò sulle braccia di non so chi, e sedette
in una poltrona dinanzi allo specchio.
Alla muta, con una solennità sacerdotale, il famoso _Come si chiama_ in
persona spruzzò sulle mani e sulla faccia del suo avventore un’essenza
odorosa, poi gli cacciò sotto il mento un panno di bucato e disse:
— La barba?
— La barba.
Quel laconismo era bugiardo, come al solito, perchè si leggeva in
faccia a tutti e due la voglia d’appiccare discorso.
Dopo un istante di silenzio, il barbiere pigliò delicatamente per il
naso il suo muto interlocutore e gli fece notare che non bisognava
fidarsi a quel raggio di sole, e che il tempo pessimo minacciava di
durare. Pagato questo tributo alla metereologia, ogni conversazione fra
due galantuomini si può dire avviata.
«Sissignori, il tempo pessimo minaccia di prolungarsi, è caduta tanta
neve sugli Apennini, che il corriere è in ritardo — e si è curiosi di
leggere la discussione della Camera sulla questione religiosa. — _Come
si chiama_, liberale fino all’eresia, fa la sua professione di fede. —
Oh! la questione religiosa, non ci è che Bismark che la intenda come
va; che ometto Bismark! Ma guai a fidarcisi.... Sta per l’alleanza
italo-germanica il signor Corrado? Ah! voleva ben dire! l’alleanza
italo-tedesca, ci inimicherà la Francia. Parlategli d’un patto fra le
razze latine a _Come si chiama_ e vi intenderete; il suo giornale dice
questo e dice quest’altro; ha ragione fin qui, al di là ha torto.... La
Francia è la nostra amica migliore ed ha ancora un grande avvenire; la
Francia è la regina del buon gusto e della moda — essa è che ci manda
la _tournure_ e lo _chignon_ — che farebbero i parrucchieri senza la
Francia?... Che farebbero? dica lei signor Corrado.»
Il signor Corrado, il quale non sapeva come mettere il piede in quel
territorio, fu felice d’esservi arrivato quando meno se l’aspettava, e
convenne di buon grado che minacciare lo _chignon_ era tutt’uno come
minacciare l’avvenire dei parrucchieri d’Italia e del mondo. Ma chi
lo minacciava? una moda tanto comoda! — E pure ogni tanto ci si fa
la burletta d’annunziare che la famosa principessa _Ipsilonne_ o la
duchessa _Ighisse_ si sono messe a far la guerra ai capelli finti; per
fortuna, la maggioranza è calva!
Corrado zitto; teneva gli occhi fissi nella vetrina, e l’altro pronto:
«Veda un po’, la mia vetrina è delle meglio fornite; la può cercare
in tutta Milano senza trovar la compagna — abbiamo le tinte più rare,
andiamo dal nero carbone al bianco di neve, passando per tutte le
gradazioni del castano (che è una degenerazione del nero), del rosso
(che deriva dal castano), del biondo (che è una degenerazione del
rosso)...
Corrado lo fermò: non gli pareva che il biondo fosse una degenerazione.
_Come si chiama_ non la pretendeva a scienziato, anzi svelò al signor
Corrado ch’egli era un ignorante... «questione d’opinioni; del resto si
sa, vi sono dei biondi... dei biondi....»
Corrado aveva un giornale a tiro ed allungò la mano per pigliarlo.
«Ma non è questo che voleva dire _Come si chiama_» — e Corrado lasciò
il giornale dov’era.
_Come si chiama_ voleva dire come qualmente la propria vetrina, che
era la vetrina dell’abbondanza per tutti, per lui solo rappresentasse
la carestia dell’_articolo_ — «E quante fatiche a trovar capelli
che valgano la spesa di poche lire! Dalla massima parte delle teste
femminine non si saprebbe proprio che cosa tagliare; non hanno il
tanto da dare due colpi di forbice... Ma sa come è raro il caso che si
presenti una giovinetta con una capigliatura....?»
Corrado aveva ripreso il giornale, e _Come si chiama_, temendo d’essere
indiscreto, pregò il suo avventore d’alzare la testa per lasciarsi
radere la barba sotto il collo.
«Ecco fatto.»
«To’! il sole è scomparso! Lo dicevo io? il brutto tempo non è finito.»
Non è finito — e il monologo del parrucchiere, appena interrotto o
ravviato ogni tanto dall’avventore, ricomincia con nuova foga durante
il lavorìo dei pettini e delle spazzole; ci passano mille cose: il
veglione d’ieri, il carnevalone ed il suo comitato, i coriandoli, le
orgie, e per amore di antitesi le miserie di tanta povera gente, che
soffre, che ha molto freddo e poco pane e niente companatico.... Se il
signor Corrado sapesse! ne capitano di quelle! ma già anche il signor
Corrado sa....
Corrado credette giunta l’ora di pigliare una determinazione eroica;
afferrò una terza volta il giornale, ed alla sbadataggine dell’atto unì
l’indifferenza dell’accento per dire:
«Ah! mi viene in mente! Che ne è stato di quella signorina?
— Della signorina Grazietta? della bionda, di quella bionda? si
affrettò a dire il parrucchiere per parare ogni possibile equivoco.
— Appunto. Le era poi morta la madre?
— Sissignore.... il giorno successivo.... a quel giorno, cioè a quel
mattino.
_Come si chiama_ smozzicava la frase, trascinava le parole,
evidentemente non pensava a quel che diceva.
— Ed è.....? ed è?....
Ci era nel giornale qualche cosa di molto attraente, che venne proprio
allora sotto gli occhi di Corrado, il quale parve distrarsi. Finalmente
rialzò il capo e ripetè:
«Ed è....? ed è rimasta sola quella povera ragazza?
_Come si chiama_ non sapeva nulla.
— E chi sa come vive?
Chi lo sa? _Come si chiama_ no certo.
— Sarebbe un peccato che la miseria portasse quel tributo al vizio.
Sicuro che sarebbe un peccato.
Insomma, il parrucchiere, oltre che non era informato di nulla,
stentava a cavarsi di bocca le parole.
Finalmente, Corrado interrogò:
«Dove è andata a stare la signorina Grazietta?
— Non gliel’ho chiesto.
— L’avete vista?....
— Sì.... ma lei non l’ha più vista?
— Io no.
— È curioso!
— Che c’è di curioso?
— Ci è che ieri la signorina Grazietta è venuta in bottega a chiedere
dove stava lei, e mi sono stupito che non lo sapesse già, e mi
stupisco....
— Non sapete nemmeno dove stava prima che morisse la mamma?
— Nemmeno.
Dopo questa parola, Corrado cominciò a trovare che il via vai dei
pettini sulla sua testa si prolungava troppo, accettò per degnazione un
po’ di pomata, non volle cosmetico ai baffi; la poltroncina di velluto
gli pareva divenuta uno strumento di tortura.
Il parrucchiere, dopo aver risposto a tante interrogazioni, avrebbe
avuto caro di farne un paio alla sua volta. Non ci fu verso, e checchè
gli costasse, dovette pur dirla la frase sacramentale:
«Il signore è servito.»
Il sole era scomparso, e anche la gioia di Corrado; ritto sulla
cantonata, egli guardava di qua e di là, senza pensiero; poi fissava
l’occhio nel cielo bigio, dove a poco a poco sfumavano i contorni d’una
cara visione.