Morti del giorno 9....
Quando si staccò come a malincuore da quella cantonata, che parevagli
avesse serbato qualche cosa del biondo fantasma, pensava: «Come
presentarmi a lei? che cosa dirle?» E cercava pretesti, scuse, come
se l’incontro fosse imminente. Poi si ravvedeva, guardava al cielo
bigio, alla folla affaccendata. Quanta gente! Si fermava a contemplare
le finestre di una casupola lungo il naviglio e diceva: «Forse è là!
forse pochi passi mi separano da lei; doveva stare da queste parti.»
E pensava che il caso, dopo averlo tormentato, gliela mostrerebbe
all’improvviso alla svolta d’una via: allora spingeva l’occhio innanzi,
e vedendo lontanamente una figura femminile vestita a bruno, il cuore
gli batteva. Perchè gli batteva il cuore?
Giunse così a casa sua, salì le scale, entrò nel salotto, girò intorno
uno sguardo sbadato, come si fa quando fra gli oggetti noti d’una
stanza si cerca un suggeritore.
Il suggeritore fu l’ultimo numero del giornale a cui era associato.
«Antonio! chiamò.
E pensando che la sua voce non poteva essere udita, suonò il campanello.
Il servitore apparve.
— Dove metti i giornali quando li ho letti?
Dicendo: «dove metti?» gli pareva di escludere la possibilità della
distruzione.
— Li metto, rispose Antonio, uno sull’altro, in un fascio, e alla fine
dell’anno....
— Bravo! bravissimo! trovami i numeri dal 10 al 15 gennaio e dico che
sei la perla dei servitori.
Per così poca cosa il compenso era tanto generoso, che Antonio volle
almeno meritarsene una parte colla prontezza; un minuto dopo, egli
tornava coi sei giornali domandati a riscuotere il prezzo esorbitante,
che non gli fu pagato.
Corrado parve misurare cogli occhi le ultime colonne del primo
giornale, che buttò via e che Antonio raccolse; ne prese un altro,
misurò e lesse: «Morti del giorno 9 — a domicilio.... Tomaso....
niente.... Giovanni, niente.... Lina Dolci, 30 anni — troppo giovane,
Arturo.... pensionato.... Sofia.... 68 anni — troppo vecchia — Valeria
Nobili, agiata, 38 anni, via de’ Fiori Chiari, N. 8.
Si lasciò cadere di mano gli altri giornali, che Antonio raccolse
scrupolosamente.
— È lei! ripeteva il padrone, non vi è dubbio, è lei! la via dei Fiori
Chiari non è molto vicina al parrucchiere, ma questo non fa nulla...
anzi, to’, è naturale che abbia voluto andare in una bottega in cui non
fosse conosciuta... e poi non ci sono parrucchieri di gran lusso vicino
alla via dei Fiori Chiari... Non è vero?
— Verissimo, rispose il servitore non comprendendo nulla.
— Valeria Nobili, agiata, 38 anni, via dei Fiori Chiari N. 8, ripetè
Corrado, e lasciò cadere anche quel giornale.
Antonio raccolse anche quello ed annunziò che andava a rimetterli tutti
a posto. Vedendo il suo padrone camminar su e giù per la camera senza
badargli, invece di uscire, stette immobile come fa chi voglia spiegare
un indovinello, pensando a mille cose ed arrischiando ogni tanto
un’occhiatina indagatrice.
«A me non sta bene l’andarci, diceva Corrado parlando a sè stesso;
no, non sta bene, dovrei interrogare il portinaio, destar sospetti,
dar luogo a maldicenze; e poi che fare se mi dicesse laconicamente:
«la scala a dritta, 3º piano, uscio in faccia?» Non ci potrei andare
così alla libera; no, a me non sta bene. Ci andrai tu, vecchio mio,
soggiunse rivolgendosi al servitore.
— Sissignore.
— Sai dove?
— Sissignore.... Via dei Fiori Chiari.... numero....
Così dicendo riaprì il giornale.
«Valeria Nobili, d’anni 38, agiata, via Fiori Chiari, N. 8; Felicita
Garulli, d’anni 42, agiata, via del Conservatorio, numero 10....
— Che dici?
— È scritto qui.... «Ermenegildo Luvini....
Corrado gli venne dietro l’omero e lesse:
«Felicita Garulli — è vero — Ermenegildo.... Sempronio.... Caterina,
d’anni 96 — Minori di 7 anni: 3 — manco male, è finito.
E stette un momento in pensiero. Antonio entrò a dire:
«Andrò in via Fiori Chiari, N. 8.
— Ed anche in via del Conservatorio, N. 10.
— Agli antipodi.
— Farai attaccare i cavalli.
— Sissignore.
— Domanderai al portinaio in via Fiori Chiari, se sta colà la signora
Valeria Nobili; in via del Conservatorio t’informerai della signora
Felicita Garulli.
— Sissignore, e mi diranno che sono morte.
— Appunto, e tu dirai che _i tuoi padroni_, nota bene _i tuoi padroni_,
hanno bisogno di conoscere gli eredi, e domanderai se le poverette
hanno lasciato figli; hai capito?
— Sissignore.
— Una delle due ha lasciato una figlia; chiederai dove sta, che fa,
com’è, dove si può vederla.
— E poi?
— Poi null’altro; torni ad informarmi del tutto.
— Sissignore.
— Ci vai subito, non è vero?
— Sissignore.
Non si muoveva.
— La figliuola c’è proprio? domandò.
— Lo spero.
— E questa figliuola è giovane?
— Ha 17 anni.
— Bella età! io ne ho sessanta suonati!
E qui un sospiro troppo lungo.
— Ho capito, hai degli scrupoli.... non ci vuoi andare....
— Le pare?... ci vado.... ci vado.... se mi ci manda.
— Non ti capisco.... di’ tutto il tuo pensiero.
— Se me l’ordina proprio, lo dico.... non mi ci mandi.
Antonio sorrideva per temperare la ribellione.
— Sta bene, disse Corrado, farò da me.
— Non mi mortifichi.... mi sono spiegato male.... non sono scrupoli, è
timore di non saper far bene; quando si hanno i capelli bianchi....
— Senti, vecchio mio, interruppe Corrado, non dirmi di no. Si tratta
di far del bene ad una povera creatura, che non crederebbe alle mie
intenzioni, e darà fede ai tuoi capelli bianchi. Vacci col cuore
tranquillo, non avrai da arrossire di nulla, te lo prometto; aiutami a
fare una buona azione; è così difficile per uno che non ci ha pratica
come me.
A quel linguaggio, Antonio si sentiva il cuore grosso e si tormentava i
mustacchi come nelle gran commozioni.
Andando a far attaccare i cavalli, pensava:
«Ecco quel che si guadagna a ribellarsi! Finchè dite di sì, la va
bene.... provatevi a dir di no al tiranno, e dovrete dir di sì,
balbettando, coll’anima piena di rimorsi e colle lagrime agli occhi....
Vergogna! un caporale!»
Proto giunse in tempo a ricevere gli sgoccioli della raccomandazione
d’obbedienza che il vecchio faceva a sè medesimo. La carrozza fu pronta
in pochi istanti. Bisognava veder Proto, lo sbarbatello Proto, quando
aveva cacciato le braccia nelle maniche della livrea ed infilato i
guanti, che sussiego! Appena il vecchio Antonio fu a cassetta, seduto
al suo fianco, non si potè trattenere dal dirgli: «state a vedere che
bella voltata!» E col corpo impettito, l’occhio fisso, le redini tese,
fece scoppiettare la lingua; i cavalli si mossero.
— Che voltata, eh!
— Vanerello! non c’è male.
— Avreste fatto meglio voi?
— Forse sì, se avessi voluto, ma non ho voluto.
— Lo so a memoria: vi sarebbe toccato radervi i mustacchi per accettar
la carica di cocchiere e vi è mancato il coraggio del sagrifizio. Ci
tenete molto ai vostri mustacchi?
— Ti risponderò fra qualche anno, quando li avrai anche tu, se li
avrai.... Bada che sbagli.
— Dove si va?
— Via del Conservatorio N. 10 — e zitto, impara a tacere quando sei a
cassetta.