CAPITOLO X.

„ Scritto non v'ha che in maestria pareggi

„ L'ordin di note espresse in queste carte,

„ Ove i duo nomi degli sposi leggi.

„ Ricorda l'un, tal del disegno è l'arte,

„ Filar di pini che il sentiero ombreggi.

„ Di cifre più sottili e men cosparte

„ Quel della sposa, imita i gelsomini

„ Che fan siepe all'aiuole de' giardini. „

_Craber._

La festa di S. Giuda era giunta; sembrava che la stessa Lucia

acconsentisse a non aspettare più lungo tempo la risposta del sere di

Ravenswood, di cui non giungevano notizie di sorte alcuna, come il

vedemmo alla fine del capitolo precedente. Ma le notizie di Bucklaw

non si ebbero che troppo presto. Avendo egli corsa la posta tutta la

notte in compagnia del suo inseparabile accolito, del capitano

Craigengelt, arrivò il mattino di bonissim'ora per chiedere la mano di

colei che gli era stata promessa, e per sottoscrivere il contratto di

nozze.

Questo contratto era stato apparecchiato con molta cura sotto la

vigilanza immediata del medesimo ser Guglielmo Asthon; e la poca

salute di Lucia fu il pretesto per cui non vennero ammesse alla

cerimonia altre persone fuor di quelle che ad essa partecipavano, e

de' testimonj necessarj a render valido l'atto. In tale scrittura

vedeasi parimente espresso che le nozze accaderebbero il quarto giorno

dopo la sottoscrizione del contratto, cautela suggerita da lady Asthon

per non lasciare a sua figlia il tempo di far nuove considerazioni, o

di cambiare di consiglio, in somma di cedere a quelli che la madre

chiamava nuovi assalti d'ostinazione.

Nondimeno nessuna ragione offerivasi che un tal timore giustificasse.

Lucia stava presente agli apparecchi che si faceano per darle un nuovo

destino e ai ragionari che a questa bisogna si riferivano, colla calma

e colla indifferenza della disperazione, o a dir meglio, con quella

non curante apatia che s'addirebbe ad una persona condannata a morte,

e costretta ad udir discutere sulla strada da preferirsi per condurla

al luogo del suo supplizio. Ma gli occhi di Bucklaw non erano

abbastanza sagaci per ravvisare in tal contegno della giovine una

manifesta ripugnanza, e piaceagli attribuirlo a quella timida

riserbatezza che, nell'atto di andare a nozze, danno per solito a

diveder le donzelle. Non potea però dissimulare a se stesso ciò che

ogni apparenza gli dimostrava; arrendersi ella piuttosto per un abito

di obbedire ciecamente ai genitori, che spinta da predilezione per lo

sposo assegnatole.

Dopo essere stati fatti i complimenti d'uso a Bucklaw, quando giunse,

vennero lasciati alcuni momenti di libertà a miss Asthon, affinchè

potesse acconciarsi ed essere pronta alla sottoscrizione del contratto

prima del mezzogiorno; chè la madre avrebbe avuto per sinistro augurio

se un tale atto fosse stato compito più tardi.

Lucia permise alle ancelle di abbigliarla da festa a lor fantasia,

senza mettere di mezzo una sola osservazione, o profferire una parola.

Le fu posto un abito di raso bianco guarnito di merli ricchissimi di

Brusselles, e i diamanti messi sul capo di lei senza risparmio, al

color pallido del volto, all'offuscamento degli occhi, al guardo

smarrito, un'antitesi strana oltre ogni dire opponeano.

Era appena terminato questo aggiustamento della docile vittima, quando

Enrico venne a lei per condurla nella sala ove tutto era preparato per

la sottoscrizione del contratto.

„ Te lo confesso, mia cara sorella, le dicea il ragazzo. Provo assai

maggiore soddisfazione nel vederti sposa a Bucklaw, che se avesti

dovuto maritarti a quel Ravenswood, superbo come un Grande di Spagna,

e che sarebbesi detto venuto qui unicamente per tagliarci il collo, e

camminare indi su i nostri corpi. Non mi spiace che siamo or disgiunti

da lui per un bel tratto di mare, perchè non dimenticherò mai quanto

mi spaventasse la prima volta che il vidi, e mi sembrò avere dinanzi

agli occhi le perfette sembianze di ser Malisio di Ravenswood. Lo

avrei giurato il ritratto medesimo di questo Malisio staccatosi dalla

sua tela. Di' il vero, Lucia, non sei contenta tu pure di trovartene

liberata? „

„ Ti prego, Enrico, non farmi interrogazioni; in tuon costernato

risposegli la sorella. Poche cose al mondo or vi sono che possano

produrmi piacere o tristezza. „

„ Tutte le novelle spose dicon lo stesso, Enrico sclamò; ma fatti

spirito, Lucia; e ti prometto che di qui a un anno, non canterai su

questo tuono. Nol sai tu? Io devo essere il paraninfo delle nozze.

Camminerò io dinanzi a tutti i parenti ed amici della nostra famiglia

e di quella di Bucklaw. Saremo tutti a cavallo, ordinati in due file.

Porterò un abito di scarlatto ricamato, un cappello colle piume, e un

cinturino gallonato d'oro da cui penderà un coltello da caccia. Mi

sarebbe piaciuta molto di più una spada, ma Sholto non vuole udirne

parlare. Giberto, sta sera, dee portarmi queste belle cose da

Edimburgo, dove è andato per fare acquisto della carrozza e della muta

che dee servire per te. Ti farò vedere tutti i miei arredi, appena

saranno giunti. „

Fu interrotto il dialogo de' fratelli dall'arrivo della madre, che

avvezza a star sempre all'erta, si angustiava del ritardo della

figlia, e veniva ad indagarne il motivo. Ma vedendola già pronta, se

la prese sotto il braccio, volgendole un piacevolissimo sorriso, e la

condusse nell'appartamento dov'era aspettata.

Ivi trovavansi ser Guglielmo Asthon, il figliuolo maggiore, in

grand'uniforme di colonnello; Bucklaw in magnifico abito da sposo; il

capitano Craigengelt, vestito di nuovo da capo a piedi, grazie alla

liberalità del suo protettore, nè poco, a quanto appariva, imbarazzato

dal volume de' merli che gli ondeggiavano sulle mani, nel petto e sul

collo; e il reverendo Bidebent, poichè la presenza di un

ecclesiastico, presso le famiglie strettamente presbiteriane

riguardavasi come cosa indispensabile a santificare la sottoscrizione

di un contratto di nozze e, generalmente parlando, ogn'atto di

maggiore importanza.

Vini e reficiamenti di varj generi vennero collocati su la tavola, ove

stava parimente il contratto che si dovea sottoscrivere.

Ma innanzi di far uso de' primi, o di pensare al secondo, Bidebent

corrispondendo ad un segnale fattogli da ser Guglielmo, eccitò ognuno

di quella brigata ad unirsi ad esso coll'intenzione in una preghiera

che egli stava per volgere fervorosamente al cielo, onde implorarne

copiose benedizioni sul contratto che le spettabili parti

s'accingevano a sottoscrivere.

Seguendo l'uso di que' tempi che permetteano le personali allusioni, e

secondando ad un tempo la semplice ingenuità del proprio carattere, il

degno ministro pregò Dio a voler risanare il cuore della donzella in

premio della sommessione e docilità dimostrata ai voleri degli

onorevoli suoi genitori, e chiedea per lei la ricompensa promessa da

Dio ai figliuoli pietosi, vale a dire, lunga vita sulla terra, ed

eternità di contenti in una patria migliore. Fece anche un'orazione

per lo sposo, affinchè Dio lo salvasse dal ricadere in quegli errori

di gioventù che sviano gli uomini dal retto sentier della grazia, e lo

illuminasse ad abbandonare la compagnia delle persone di mala vita, e

che fanno professione di massime perniciose, de' giuocatori,

degl'intemperanti, in somma, di tutti coloro che potrebbero inspirare

l'amor del vizio alla stessa virtù.

Al qual tratto di preghiera Bucklaw volse un'occhiata maligna su

Craigengelt che inteso a far risalire un manichino che veniva troppo

in giù, fe' vista di non accorgersi di quanto il buon ministro avea

detto.

Nè il buon ministro dimenticò o ser Guglielmo, o la Milady, o verun

altro della famiglia Asthon, che anzi chiedendo grazie al cielo per

tutti questi, conchiuse una preghiera in cui tutti gli astanti erano

stati compresi; eccetto il capitano Craigengelt, forse perchè il pio

Presbiteriano ne credea disperata cosa la redenzione.

Si venne all'affar principale per cui quell'assemblea si era adunata.

Con aggiustatezza e gravità ministeriale, ser Guglielmo pose il primo

la sua sottoscrizione; indi lady Asthon con aria di trionfo: poi in

tuono di militare indolenza il colonnello; e Bucklaw; dopo avere

sottoscritte tutto le pagine con altrettanta celerità quanta

Craigengelt ne mettea nel voltarle, nettò la penna sulla cravatta

nuova di questo ragguardevole personaggio.

Giunto finalmente per miss Asthon lo istante di sottoscrivere, la

zelante madre la condusse verso la tavola, avendo grande cura di

additarle tutti i luoghi ove la misera donzella doveva porre il suo

nome. Al primo tentativo che questa fece per iscrivere stava per

valersi di una penna non anche immersa nell'inchiostro; e poichè la

madre l'ebbe fatta accorta della distrazione occorsale, non trovava,

benchè le fosse dinanzi, il calamaio, onde lady Asthon dovette

incaricarsi anche di tale briga.

Io medesimo ho veduto questo fatale contratto. Il nome di Lucia Asthon

trovasi in carattere assai distinto, benchè si ravvisi che fu vergato

da una man tremebonda, a piedi di ciascuna pagina. Sol l'ultima

sottoscrizione non è quasi leggibile, e la stanghetta che attraversa

la _t_ della parola _Asthon_ copre le altre lettere in guisa da

lasciare in dubbio, se realmente Lucia avesse avuta l'intenzione di

cancellarla. La qual cosa potrebbe essere derivata dall'essersi udito

allora il calpestio d'un cavallo, che venendo di gran galoppo si fermò

innanzi alla porta. Nel medesimo tempo si udì un uomo camminar nel

vestibolo, e una voce imperiosa che rispondea con disprezzo ai servi,

i quali voleano impedire l'ingresso nella sala all'uomo da cui questa

voce veniva.

„ É desso, sclamò Lucia, è giunto! „ così dicendo si lasciò cadere di

mano la penna.

La promessa sposa di Lammermoor, Tomo 3 (of 3) · 第 13 / 18 题