CAPITOLO V.

„ Finalmente una volta, t'ho presa per le chiome,

„ Fortuna! Se mi scappi, vo' che mi cambin nome.

„ Oh l'è una bella scuola la sofferta tempesta.

„ Saprò, quand'è buon tempo, non perdere la testa. „

_Antica commedia._

Giunti, senza incidenti che meritino di essere raccontati a Edimburgo,

i nostri viaggiatori, il sere di Ravenswood si stanziò presso il

Marchese, come dianzi era stato concertato fra loro.

Intanto non tardò ad accadere la crisi politica che da lungo tempo

aspettavasi, e la regina Anna concedè ai _Tori_, sul governo della

Scozia una tal prevalenza, che non potea durar loro per lungo tempo.

Non è nostro disegno il descrivere qui le cagioni e le conseguenze di

questo cambiamento politico. Ognuno immagina che ciascuna fazione ne

provò sensazioni proporzionate alle proprie massime e ai proprj

interessi. Nell'Inghilterra, una gran parte di Episcopali, e a capo di

essi Harley, divenuto indi conte d'Oxford, ostentarono di separarsi

dai Giacobiti. Gli Episcopali scozzesi invece, si mostrarono più

consentanei a se medesimi, benchè forse men prudenti nella loro

politica, poichè considerarono tutti i cambiamenti accaduti in allora,

come un primo passo per chiamare, dopo la morte della Regina, al trono

il fratello della medesima, il Cavalier di S. Giorgio. I partigiani di

questo principe, che aveano dianzi sofferto, concepirono speranze le

più sragionevoli, non solo di compensarsi a spese de' loro nemici, ma

di vendicarsi compiutamente di essi. In questo mezzo, le famiglie

congiunte alla parte dei _wigh_, prevedevano un rinnovamento di mali

simili a quelli che avevano sopportati sotto il regno di Carlo II e di

suo fratello, e paventavano di soggiacere a quelle stesse

confiscazioni, che durante il regno di Guglielmo, contra i Giacobiti

furono pronunziate.

Ma i più affaccendati in questa bisogna erano quegli uomini prudenti

dei quali abbondano tutti i Governi, e che più frequenti vedeansi

in una amministrazione provinciale, qual si era in allora

l'amministrazione di Scozia; quegli uomini prudenti che Cromwell

chiamava i figli della Providenza, e in altri termini, gli umilissimi

servitori della fazion dominante. La maggior parte di costoro corse a

fare abbiura dei sentimenti politici dianzi proffessati fra le mani

del marchese di Athol. E poichè apparve tosto quanto avesse a cuore

gl'interessi del suo giovine parente Ravenswood, divennero i primi

instigatori degli espedienti opportuni a rimetterlo in possesso, di

una parte almeno de' dominj de' suoi maggiori, e ad ottenere la

ritrattazione della sentenza che avea digradata la sua famiglia.

Il vecchio lord Turntippet fu un di quelli che ne' suoi discorsi si

segnalò maggiormente per ostentato entusiasmo a favore del sere di

Ravenswood. „ Sono accorato, ei dicea, nel vedere un giovine tanto

stimabile, di una famiglia così nobile e così antica, parente del

marchese di Athol, dell'uomo che onoro più di tutti su questa terra,

ridotto ad una condizione tanto indegna di lui. „ E per contribuire

quanto poteva per parte sua a magnificare il lustro di questa

antichissima casa, inviò ad Edgardo tre vecchi ritratti dei

Ravenswood, ai quali erano state tolte le cornici, e sei grandi

seggioloni che sui cuscini portavano ricamati gli stemmi di questa

famiglia; e glieli spedì senza chiedere il menomo rimborso nè di

capitale, nè di frutti sulla somma pagata, sedici anni addietro, dallo

stesso Turntippet nel comprarli, quando furono vendute le

suppellettili di una casa che apparteneva nella strada di Canongate al

defunto lord di Ravenswood.

Per far meglio la cosa, lord Turntippet aveva accompagnati egli stesso

i portatori di così splendido donativo. Ma fu maggiore in lui lo

scompiglio che la sorpresa, sebbene si studiasse di non mostrar che

sorpresa, in vedere l'aria d'indifferenza colla quale il marchese lo

ricevè, e in udendo il tenore della sua risposta. Giusta questa, se il

Lord volea fare una restituzione che potesse avere qualche merito agli

occhi del sere di Ravenswood e de' suoi amici, dovea comprendervi una

bella signoria che gli fu ipotecata dal defunto Lord per una somma

minore del quarto del suo valore reale, e che lo stesso Turntippet si

era fatto aggiudicare in piena ed assoluta proprietà, profittando del

disordine impadronitosi degli affari di quella sciagurata famiglia, e

giovandosi di certe vie che i procuratori in allora conoscevano

perfettamente, e che forse non hanno dimenticate del tutto.

Il vecchio adoratore dell'idolo regnante, si contorse spaventevolmente

in volto all'ascoltare tal genere di proposta, e rispose: non veder

egli alcun motivo per cui il giovine sere di Ravenswood desiderasse di

ritornare nel possesso attuale di questa signoria; egli, che stava per

ricuperare tutti i dominj usurpati da ser Guglielmo Asthon alla sua

famiglia; e per questa parte, lord Turntippet si offeriva prontissimo

a prestargli ogni cooperazione, trattandosi di cosa ragionevole e

giusta. Fece anche di più. Quanto alla signoria da lui posseduta,

promise di assicurarne, quand'ei fosse morto, la proprietà al suo

giovine amico.

Ma non perciò potè levarsi a sì buon patto d'impaccio. Per non

inimicarsi il marchese di Athol, dovè restituire la signoria,

contentandosi di ricevere indietro la somma che gli era dovuta in

origine; sola via che gli rimanesse per far la pace colle altre

potenze allor dominanti. Laonde tornò a casa sua pien di cordoglio e

scontento, e disacerbandosi co' suoi amici di maggior confidenza.

„ Tutti i cambiamenti d'amministrazione, dicea, mi hanno sempre

fruttato qualche piccol vantaggio, ma questo mi è costato la più bella

penna delle mie ali. „

Gli stessi modi vennero adoperati colle altre persone che aveano

profittato delle sciagure della famiglia di Ravenswood. Ser Guglielmo

Asthon, oltre all'avere già perduta la carica di lord Cancelliere, fu

minacciato di una istanza al Parlamento per ottenere la cassazione

delle sentenze colle quali le Corti di giustizia civili gli avevano

aggiudicati il castello e la baronia di Ravenswood. Cionnullameno

Edgardo usò seco lui col più nobile disinteresse, e per riguardo

all'ospitalità che ne avea ricevuta, e molto più per l'amore ch'ei

professava a Lucia. Gli scrisse pertanto confessando le promesse cui

si era obbligato con miss Asthon, e che ne avea ricevute, chiedendogli

il suo consenso per tali nozze, e assicurandolo poi, che lo avrebbe

lasciato arbitro di proporre qualunque aggiustamento gli fosse meglio

piaciuto sugli affari contenziosi dell'una e dell'altra famiglia.

Lo stesso corriere che dovea portare questa lettera, fu incaricato di

rimetterne un'altra a lady Asthon. Il sere di Ravenswood la supplicava

di porre in dimenticanza qualunque soggetto di risentimento ch'ei

potesse averle dato senza volerlo; si diffondeva sull'affetto

concepito per la figlia di lei, affetto che per sua buona sorte

credeva scambievole; la pregava a comportarsi qual vera discendente

dei Douglas, e a lasciar da un lato que' pregiudizj antichi, o quegli

odj privi di fondamento che potessero opporsi al ritorno della

concordia fra le due Case. La supplicava per ultimo a credere, che

avrebbe sempre avuto un servo rispettoso e fedele in Edgardo, sere di

Ravenswood.

Scrisse una terza lettera a Lucia, raccomandandosi al messaggiero di

cercare qualche via per consegnargliela in proprie mani. Dopo le più

vive proteste di un'eterna costanza, Edgardo le parlava dell'attuale

suo cambiamento di fortuna, come di una circostanza, sol pregevole ai

suoi occhi in quanto sembrava propizia ad allontanare gli ostacoli che

alla loro unione potevano opporsi. Le partecipava il contegno che avea

tenuto per ottenere il consenso di lord e lady Asthon, e le sue

speranze di vedere i proprj voti esauditi; e se queste fossero andate

a vôto, l'altra speranza, che il suo allontanamento dalla Scozia per

una commissione rilevante e onorevole, darebbe ai pregiudizj il tempo

di indebolirsi, onde al suo ritorno sarebbe forse men difficile

l'estirparli. Esprimeva la sua fiducia su la costanza e la fermezza di

miss Asthon, che avrebbe trionfato di qualsivoglia tentativo altri

adoprassero per indurla a rompere la giurata fede. Questa lettera era

assai lunga, ma contenendo cose che, rilevantissime certamente per

quei due amanti, nol sarebbero forse altrettanto pe' nostri leggitori,

ci contenteremo di quanto abbiamo, intorno a ciò, riferito.

Il sere di Ravenswood ricevè altrettante risposte quante furono le sue

lettere, e tutt'e tre queste risposte erano fra loro diversissime in

ordine allo stile e ai modi, e per tre canali diversi gli giunsero.

Quella di lady Asthon gli fu arrecata dal corriere medesimo che avea

spedito, e al quale l'inesorabile Milady non permise di trattenersi

nel castello che il tempo necessario a lei per dettare la lettera

seguente.

„ _Al sig. Ravenswood di Wolfcrag._ „

La promessa sposa di Lammermoor, Tomo 3 (of 3) · 第 7 / 18 题