[71] LONGO cit., p. 19.
CALEPIO cit., p. 96 e 97, 105 e 106.
SERENO cit., p. 63.
[72] SERENO cit., 64.
CALEPIO cit., 109.
CAMPANA cit., p. 74.
[73] LAFUENTE cit., t. XIII, p. 498 e 502 nel testo e nelle note
procaccia per via di sentenze, scusar Giannandrea; confessa però che
«_Juan Andrea Doria tuvo que hacer una justificacion publica con la
qual quedan desvanecidos los cargos que en algunas historias italianas
se leen contra esta conducta del gefe de la armada auxiliar espanòla_.»
Vedremo appresso anche altri fatti, ed il giudizio che ne dette san
Pio.
ROSELL, _Memoria sobre el combate naval de Lepanto premiada por la
real Academia de la historia en el certamen de 1853_, in-8. Madrid,
1853. _Imprenta de la Real Accademia_, p. 171 a 180. Quivi si
riproducono i pareri, giustificazioni e manifesti di Giovannandrea
già prima pubblicati dal SAGGIATORE e da altri. Tali documenti non
che discolparne l’autore, contengono quel che potrebbe chiamarsi la
confessione generale delle sue colpe fatta per bocca sua e sottoscritta
di sua mano.
[74] ARCH. COL., t. II, p. 259 e 382.
MARCANTONIO COLONNA, _Relazione al Re di Spagna_, app. al SERENO cit.,
p. 436 e 437. Suo parere, t. II, 477, 479 e 520.
GIOVANNI ANDREA DORIA: _Secondo Manifesto del 5 ottobre_, pubblicato
dal SAGGIATORE cit., t. II, p. 360.
CODICE presso don Vincenzo Colonna, t. IV, 131.
ROSELL cit., 43, pare che contradica al documento che egli stesso
pubblica a p. 176, col. 2ª, linea 11ª, laddove Giannandrea scrive
così: «_Conchiusi che avrei tenuto che fosse stato molto più facile
far qualche buon effetto nella Morèa, verso Castelnuovo, Durazzo, la
Vallona ed altri luoghi di quella costa, come in parte più vicina, et
nella quale ... io ancora avrei potuto trattenermi di più._»
[75] MARCANTONIO COLONNA, _Informazione di quanto è successo all’armata
l’anno 1570_. MSS. COLONNESI. — SAGGIATORE, t. III, p. 30.
GIANNANDREA DORIA, nel secondo _Manifesto di Candia, 5 ottobre 1570_.
ARCH. COL., pubblicato dal SAGGIATORE cit., t. II, p. 363. Il dialogo
che io qui metto non è di mia fattura: ma traggo le parole da questo
documento, col quale concordano gli storici: e ne cito
FRANCESCO LONGO cit., p. 20.
NATAL CONTI cit., p. 89.
SERENO cit., p. 69.
MAMBRINO ROSEO cit., p. 370.
FORESTI cit., t. XII, p. 10 a 13.
Il DOCUMENTO qui appresso alla nota 75.
[76] Principalmente la lettera pubblicata da me alla nota 21.
[77] LUIS CABRERA, _Vida de Felipe II_, in-fol. Madrid, 1619, p. 653.
MODESTO LAFUENTE cit., t. XIII, 497. Racconta il fatto, i dissapori, la
rottura, come se fossero colpa di tutti e non di chi l’avea causata.
CAYETANO ROSELL cit., p. 44: «_Esto confirma que las tres potencias
unidas obraron sin reciproco accuerdo, que cada qual pretendiò
ser independiente, y aun sobreponerse a los otos dos, y que en los
titulos e instrucciones dadas a sus generales no se precavieron las
difficultades que pudieran originarse de aquellas emulaciones._»
WHILLAM H. PRESCOTT cit., t. III, 251: «_No one had authority enough
to enforce compliance whit his own opinion. The dispute ended in a
rupture. The expedition whas abandoned; and the several commanders
returned home with their squadrons without having struck blow for the
cause._»
Si noti che chiunque ha scritto sulle carte spagnole, non potendo
pigliar per sè la ragione, si contenta di levarla agli altri. Non fu
mancanza d’accordo, nè difetto di autorità, nè gelosia dei generali di
Venezia e di Roma, ma gli ordini secreti e contraddittori, del Re di
Spagna a Giannandrea.
[78] _Fede di Sforza Palloncino e di Giacopo Celsi, di quel che avvenne
tra M. A. Colonna e Giannandrea Doria il di 26 settembre 1570 all’Isola
di Tristamo._ — ARCH. COL., _Armata navale_, Carte sciolte, nº 99.
«_Essendo stati ricercati dall’Illustrissimo signor Marc’Antonio
Colonna Generale di Santa Chiesa noi Sforza Pallavicino marchese di
Cortemaggiore et governator generale dell’armi del serenissimo Dominio
Veneto, et Giacomo Celsi provveditor dell’armata di esso serenissimo
Dominio che siamo contenti di far fede in scrittura di quanta hieri
passò fra sua Signoria eccellentissima et l’illustrissimo signor
Giovann’Andrea Doria nel pizzuolo dell’eccellentissimo Generale nostro
d’intorno alla proposta che esso signor Giovann’Andrea fece a detto
eccellentissimo Generale nostro alla nostra presenza di volersene
andare: nè potendo noi mancare di riferir la verità come siamo
obbligati, diciamo che a noi pare d’haver inteso et di ricordarci
che la sostanza di questo successo sia tale. Che havendo detto signor
Giovann’Andrea proposto che, poichè credeva che per hora non si haveva
d’andar a trovar l’armata nemica nè da far altro, dovendo egli andare
a svernare tanto lontano, desiderava di partirsi et andare al suo
diritto cammino; al che l’eccellentissimo Generale nostro rispose
che poteva sua Signoria far quello che voleva; ma che li saria ben
gran commodo et che ne la pregava d’andar di compagnia sino al Zante
dove saria provvisto all’armata di biscotto: et ciò per il dubbio
che poteva esserci che l’armata nemica non ci venisse alla coda et
non ci facesse qualche danno per trovarsi buona parte dell’armata
nostra in non molto buon termine per esserci alcune galee deboli et
per doversi anco lasciare la maggior parte dei soldati d’essa armata
in Candia. Il detto signor Giovann’Andrea replicò che non bisognava,
et che l’armata nemica non vanirebbe. Et io Sforza Pallauicino dissi
ad esso signore ch’el s’era già contentato di star tutto questo mese
andandosi in Cipro et che del mese ne restavano quattro giorni et
quelli di più che s’havesse a tardar nel ritorno, et che questo che
se li domandava era meno; poichè soli doi giorni si fermerebbe in
Candia per dar ordine alla difesa di quell’Isola. Et che siccome sua
Maestà cattolica aveva mandato sua Eccellenza con questa armata per
la conservatione delle cose di questo serenissimo Dominio, ancorchè
non si fosse potuto conservar Nicosia, si haveva a credere che non
li saria men caro che sua Eccellenza ajutasse la conservatione di
questa armata. Alle quali cose il detto signor Giovann’Andrea non
cessò di replicare con molte parole. Allora poi il signor Marc’Antonio
disse: Il signor Giovann’Andrea ha fatto tanto sin hora; non mancarà
in quello sarà possibile, nè ci sarà scarso di doi giorni. Il signor
Giovann’Andrea replicò che esso sapeva molto bene gli ordini ch’havea
da sua Maestà cattolica el che però faria quel che meglio li paresse
per conservatione di quest’armata. Il signor Marcantonio soggiunse che
sapeva che sua Maestà li commanda che egli li possa ordinare quello
che conviene al suo servitio; et che se sua Maestà havesse commandato
a lui che l’ubbidisse lo farebbe volentieri, et lo farà sempre che
glielo commanderà. Replicò il signor Giovann’Andrea che non lo haveva
per generale di sua Maestà cattolica, la qual non commandava questo,
ma diceva come ad uomo del Papa; et che facesse portar la lettera.
Il signor Marc’Antonio fece portare et leggere la lettera, et disse,
che non credeva che sua Maestà havesse ordinato questo, come se il
Papa ci havesse messo un Vescovo o un Patriarca a’ quali si sogliono
dar questi honori; ma che essendosi sua Santità servito di lui, sua
Maestà havesse voluto confidar questo carico ancora nella sua persona:
et che se per avventura egli havesse altro ordine in contrario lo
mostrasse. Alle quali cose il signor Giovann’Andrea rispose con molte
parole, et in somma concluse che havrebbe fatto quello che li fosse
parso meglio dell’armata di sua Maestà cattolica nella quale lui solo
ci haveva l’autorità. Il Signor Marcantonio disse che haveva questo
per bene, che egli commandasse tutta l’armata di sua Maestà, et che a
lui bastava ordinarli quello che havesse giudicato servitio di detta
Maestà; et se non l’havesse voluto fare non lo facesse: et che lui
havria ben potuto commandare al Signor Marchese di Torremaggiore et
a tutte le sue genti che così lo commandava l’illustrissimo Vicerè di
Napoli, et che non l’haveva fatto perchè gli era bastato haver ordinato
a lui quanto gli era occorso. Replicò il signor Giovann’Andrea che
il Marchese non havria fatto quello che esso signor Marc’Antonio gli
havesse commandato, ma quello che gli havesse commesso lui solo. In
questo disse il signor don Carlo Davalos, che si trovava presente,
che nè lui manco haveria obbedito il signor Marc’Antonio, ma sì
bene il Signor Giovann’Andrea, et che lui ancora havea pur gente in
quell’armata. Il signor Marc’Antonio li disse che non dovea parlar
così con un suo fratello maggiore, che voleva che sapesse che havea
commandato a maggiori huomini di lui. Il signor Giovann’Andrea ordinò
al detto signor Carlo che se ne andasse; et lui se ne andò. Tornando
a dire il signor Giovann’Andrea che esso farà quanto li fosse parso
meglio, et che sapeva gli ordini di sua Maestà. Il signor Marc’Antonio
li replicò, che poichè egli voleva far quel che gli pareva, et esso non
lo poteva sforzare, che lui si liberava da questo carico, et che se
ne resteria coll’armata di questo serenissimo Dominio solo come homo
di sua Santità: et che il signor Giovann’Andrea facesse quello che
meglio li paresse. Et li disse ancora che dovea cavar dalla sua galea
et dall’armata di sua Maestà il signor don Carlo per haverli parlato
con tanto poco rispetto. Al che esso Signor Giovann’Andrea rispose che
faria quanto dovea._
»_Et questa è la sustanza di quello che a noi pare di haver inteso,
et di recordarci (come dicemmo di sopra) di questo successo: il quale
forse è passato con qualche altre parole di più che noi o non abbiamo
udite o non ne sono restate così bene a memoria._
»_In fede di che, ec._
»_Di Galea, alli_ XXVIJ _di settembre_ MDLXX.
»SFORZA PALLAVICINO. (Firma autografa.)
»JACOMO CELSI, _Provveditor dell’Armata_. (Firma autografa.)
» _Io Domenico Vico secretario coll’Eccellentissimo Signor Capitano
Generale dell’armata della Serenissima Signoria di Venetia fui
presente et mi sottoscrivo alla soprascritta scrittura d’ordine di Sua
Eccellenza._»
[79] ARCH. COL., t. I, p. 76. (Firma originale.)
SAGGIATORE, Copia pubblicata nel t. III, p. 170.
[80] Vedi appresso la nota 81, e quelle del lib. II, sul generalato.
[81] MARCANTONIO COLONNA, _Informazione di quel ch’è successo
all’armata_ ec. Ms. colonnese pubblicato pur dal SAGGIATORE cit., t.
III, p 30, linea 20.
[82] MARCANTONIO COLONNA, _Relazione al Re di Spagna data dal porto
di Tristamo il_ 1º _ottobre_ 1570, pubblicata ancora dai Cassinesi in
appendice al SERENO cit., p. 437, linea 11 e 28.
ARCH. COL., _Relazione storica di questi fatti_, t. II, p. 259, b. in
med.
Item, t. II, p. 471, noterella: «_E tutto questo nasceva per il
desiderio che haveva di pigliar gente nell’Arcipelago, che pur sono
christiani_.»
[83] GIANNANDREA DORIA, _Manifesto secondo dato da Candia il 5 ottobre
1570_. — Pubblicato dal SAGGIATORE, t. II, p. 362 e 364.
[84] «_S. D. N. D. Pii Pp. V. Præceptum quod Christiani apud Turcas
servi reperti, libere cum bonis suis abire permittantur._» _Pius Papa
V._
»_Motu-proprio etc. Licet omnibus notissimum sit bellum hoc quod
cum impio Turcarum tyramno geritur, non ea tantum de causa geri, ut
imminens ab illius viribus nobis periculum dimoveamus, sed ut etiam
plurima Christianorum millia, quæ sub dira illius tyramnide servilem
ac miserabilem vitam ducunt, in libertatem, ac ad Christi nomen
libere profitendum, ac excolendum vindicemus; non defuerunt tamen
qui christianæ fraternitatis obliti, loca Turcarum hostium nostrorum
invadentes, Christianos ibidem repertos in servitutem redegerunt, bonis
ac fortunis spoliarunt, triremibus alligarunt, ac taleam imposuerunt.
Quo fit ut Christi sanguine redempti, qui cumulatis votis Christianorum
adventum, et victoriam exoptaverunt, ea a victoribus fratribus suis
patiantur, quibus paulo pejora a Turcis expectare potuissent. Nos
igitur ejus locum licet immerito tenentes in terris, qui de Cœlo
ad liberandum nos venit, ut de manu inimicorum nostrorum liberati
deinceps sine timore serviamus illi, verentes ne si iniunctæ nobis ab
eo erga filios nostros caritatis et dilectionis immemores simus, ipsius
omnipotentis Dei contra Nos Classemque nostram iram provocemus, malis
hujusmodi obviare cupientes tenore præsentium decernimus et mandamus
ut nullus deinceps sive sacri fœderis miles, sive alius Christianos
capiat, aut præter eorum voluntatem, etiam data mercede, remigare
cogat, taleam imponat, aut ejus bona diripiat: quinimmo fraterne et
amicabiliter ut christianam pietatem decet, tractet, ac libere cum
liberis, conjugibus, bonis abire permittat. Illos autem omnes et
singulos qui huic constitutioni contraire præsumpserint, declaramus
ipso facto in pœnam excomunicationis latæ sententiæ incidisse, a qua
non possint nisi a Nobis aut a Successoribus nostris, præter quam in
mortis articulo, absolvi: et ulterius volumus eos a superioribus suis
ad quos spectabit, severe et graviter juxta contraventionis qualitatem
puniri. Mandantes omnibus et singulis tam ipsius classis, quam locorum
ipsorum superioribus quibus spectat, et in futurum spectabit ut pro
quanto student divinam gratiam, nostramque benevolentiam promereri,
hoc Nostrum, immo vero potius Dominicum præceptum et mandatum in locis
suæ jurisditionis, sive iis ad quæ christianos principum fœderatorum
Præfectos tam generales quam particulares appellere contigerit, ea
lingua cujus ejus loci habitatores intelligentes fuerint, et in ipsa
etiam Classe publice æditæ, affigi, et sub pœnis sibi bene visis
faciant ab omnibus inviolabiliter observari ut, a Deo opt. max. præmia
æterna et a nobis de re diligenter gesta laudem reportare mereantur._
»_Volumus autem ut præsentis nostri Motus-proprii sola signatura
sufficiat, et ubique fidem faciat in judicio et extra, quacumque
regula seu constitutione apostolica contraria non obstante: quodque
illius exempla etiam impressa edantur, eaque Notarii publici manu,
et cujuscumque Curiæ ecclesiasticæ, aut Prælati sigillo obsignata,
eandem prorsus fidem ubique faciant, quam ipse præsens Motus-proprius
faceret, si esset exhibitus, vel ostensus. Contrariis non obstantibus
quibuscumque. — Placet Motu-proprio M._
»_Romæ apud Hæredes Antonii Bladii impressores Camerales.»_
BIBLIOTECA CASANAT., Collezione di Bolle, Editti ec., t. I, nº 4. — Per
errore del legatore messo all’anno 1567.
[85] COLECCION DE DOCUMENTOS cit., t. III, p. 184. _Cedula de Felipe II
declarando que Juan Andrea deberà preceder i mandar a los generales de
Napoles, Sicilia y España. Data del 1 maggio 1571_.
[86] FRANCESCO LONGO cit., p. 20. «_Il Cardinal Morone diceva: Piacesse
a Dio che Giannandrea non si fosse mai congiunto coi Veneziani: perchè
ha fatto più male che bene_.»
[87] FRANCESCO LONGO cit., p. 21.
[88] ANTONIO DE HERRERA, _Historia general del mundo_, in-4.
Vaglialodi, 1606, par. Iª, p. 801, col. 1 in fine: «_Marco Antonio
embiò adelante a Pompeo Colonna que era su lugarteniente, a dar cuenta
al Papa de lo que havia pasado: de que pesò al Pontifice, y se quexò al
Rey catolico del principe Doria_.»
[89] LADERCHI, _Ann. Eccles. post Baronium_, t. III, p 53. Quivi è
il Breve di san Pio a Filippo II, di credenza piena alle parole di
Pompeo Colonna, latore del medesimo: pregando Sua Maestà che «_Loquenti
Pompeio eamdem fidem adhibeat quam nobis ipsis, si cum eo præsentes
loqueremur_.»
[90] ARCH. COL., t. II, p. 288, b. lin. 21; e p. 260, b. lin. 4.
CABRERA cit, p. 654 col I, B: «_El Doria embiò a disculparse con el
Pontefice de las caluñias del Colona i fue a España a tratar de lo
sucedido en a quel verano, i responder a las quexas de Pio V_.» Buono
che riconosce le lagnanze del Pontefice, e bisogna ringraziarlo che non
le abbia pur chiamate calunnie di san Pio come le chiamò calunnie di
Marcantonio.
Meglio procede il ROSELL cit., p. 45, nota 40: «_Se ha tenido hasta
ahora por un echo inegable, en que convienen casì todos los escritores
que Doria procediò en el mando de nuestra expedicion auxiliar de
Chipre, cuando menos con indolencia.... pero España hizo entonces a
favor de Venecia quanto podia, y que sobre les gefes que mandaban sus
esquadras, o sobre su gobierno deben recaer las culpas._»
[91] MIGUEL DE CERVANTES, _Don Quixote_, libro IV, capit. 39, in-8.
Amberes, 1683, t. 1, p. 451: «_Se desengaño el mundo i todas las
naciones del error en que estavan, creyendo que los Turcos eran
invencibles por la mar_.» Questa paura dei Turchi finì quando fu
vinta la battaglia di Lepanto: ma prima durava per la vergognosa fuga
del principe Andrea Doria alla Prevesa, per la imbecillità del duca
di Medinaceli alle Gerbe, per la lentezza del don Garzia di Toledo a
Malta, e pei fatti di Giannandrea a Cipro. Tutti effetti della istessa
politica della corte di Spagna.
[92] LADERCHI cit., t. III, p. 47 ...: «_Uterque tamen, Gratianus
scilicet et Maurocenus cum scriptoribus cœteris, Pontificiæ classis
præfecto Columnæ egregium perhibent testimonium, quod non minus
consilio quam animi moderatione publicæ utilitati prospexerit_.»
Item, p. 53: «_Cumque Marcus Antonius omnia muneris sui officia venetis
ipsis comulate persolvisset ab eis discessit, ingentes gratias ipsi et
Pontifici agentibus ob egregiam novatam operam et fidem et constantiam
ad extremum præstitam_.»
[93] ROSEL. cit., _Documento_, p. 117, col. II, lin. 42, e p. 179, col.
II, lin. 39, opposto a quel che si legge a p. 45, lin. 15.
SAGGIATORE cit., t. II, p. 362 e p. 364.
[94] MARCO ANTONIO COLONA, _Carta a la Majestad del rey Catolico «En
toda esta jornada M. Antonio non ha tenido en fin niuguna diferencia
con Juan Andrea de que a el se le diesse nada; sino per estas dos
causas: la una de que no entendissen jamas los principes del mundo que
V. M. huviese dado ordenes contrarias por un mismo negocio, como no
las ha dado; y la otra, que teniendo el la misma voluntad, y deseo que
habia Juan Andrea por la conservacion de la armada de V. M. se havia
de hacer de que se conservase tambien la reputacion de ella; y que en
ningun tiempo se pudiese dar tacha a los ministros de V. M. de haber
dexado de ayudar y favorecer una causa tan cristiana como esta. Esta
es la sumaria relacion i sustancia de lo que se ha pasado; y aunque
bien s’entiende que semejantes platicas se pueden adobar y colorar
con muchas palabras y colores, todavia a M. Antonio ha parecido con su
Rey y señor hablar desnudamente la pura verdad con pocas i verdaderas
palabras_.» ARCH. COL., t. II, p. 159.
Si veda pure la nota nº 37, e più altre di questo Libro.
[95] BOSIO cit., p. 869, 870.
ADRIANI cit., p. 862, 864.
ARCH. COL., t. II, p. 260, 288.
[96] UBERTUS FOLIETTA, _De sacro fœdere_, ap. BURMANN. in _Thesaur_.,
t. I, p. 995: «_Cæterum breve illud iter in Italiam ita infestum
fuit ut nemo in multorum annorum longissimis itineribus pluribus
asperitatibus conflictatus aut atrocioribus casibus jactatus fuerit:
nullumque fuerit genus pestis a cœlo, a ventis, a tempestatibus, ab
undis, ab igne, ab hominibus cui prope non fuerit._»
ANDREAS MAUROCENUS, _Hist. Venet._, lib. VIII, in-4. Venezia, 1719, t.
II, p. 332 e 333.
PAOLO PARUTA, _La guerra di Cipro_, in-4. Venezia, 1718, p. 135.
ARCH. COL., t. II, p. 260.
[97] ARCHIVIO de’ Massimi in Roma. Il testamento è fatto in Roma l’anno
1570 prima che Domenico partisse per l’armata, il codicillo in Lecce.
L’originale è presso S. E. il principe D. Camillo Massimo nell’Arch.
segnato Armadio A, mazzo E, numero 24; che per gentilezza di esso
signore ho copiato, e conservo presso di me.
[98] Le fregate nel secolo decimosesto erano battelletti velocissimi
a vela e a remo, di che i capitani usavano per trascorrere dall’una
all’altra galera, per far le scoperte, praticare in terra e cose
simili. Quella di Domenico de’ Massimi non poteva valer più, come egli
ne dice, che cinquanta o sessanta scudi. A poco a poco questa maniera
di bastimenti, ritenendo sempre l’istesso nome ed ufficio, è stata
ingrandita in quel modo che tutti or sanno.
[99] GALLETTI, _Iscript._, Rom., Class. X, nº 22. Quindi erra il Litta
che lo pone alla battaglia di Lepanto, essendo morto un anno prima nel
ritornare dalla guerra di Cipro. Nel vero il suo nome non si trova più
nei codici Colonnesi dopo il 4 decembre 1570, giorno della sua morte; e
la sua donna Vittoria Naro nel 1571 era già passata all’altre nozze.
[100] Molti hanno parlato e più cose si son dette della quadrireme
costruita a Venezia dal Fausto. Il professore STRATICO ed il barone
PARRILLI devono dirne qualcosa ne’ loro Vocabolari di Marina:
certamente ne parla A. JAL nel Dizionario poliglotto di Marina, e nella
Archeologia navale. Che la quadrireme del Fausto fosse dai Veneziani
tenuta molti anni nell’arsenale, e tratta fuori nel 1570 per Capitana
di M. A. Colonna si prova con la testimonianza citata alla nota 17, e
con molti riscontri dell’Archivio colonnese: ma ora non li ho a mano.
Sono certo che la detta galea, comechè di primaria grandezza, non era
a quattro ordini di remi quando l’ebbe M. A.; ma a un ordine solo,
sopra un solo posticcio, come tutte le altre. Il numero unito al nome
non prova altro nella bireme, trireme e quadrireme se non la maggiore o
minore grandezza. Che se la galea del Fausto avesse avuto quel miracolo
di quattro ordini, nè i codici colonnesi l’avrebber taciuto, nè io
mancato di appuntarmelo.
[101] ARCH. COL., t. II, p. 384.
BOSIO cit., p. 870.
CONTARINI cit., p. 21.
SERENO cit., p. 72.
MOROSINI cit., p 332.
PARUTA cit., p. 135.
[102] ARCH. COL., t. II, p. 288.
Questo termine non faccia ombrar niuno, perchè si usava nella marina
italiana del secolo XVI. L’ho tratto dai codici Colonnesi. Si accosta
molto all’indole della nostra lingua, e può esser grande il bisogno di
usarlo in marina.
[103] ARCH. COL. cit., t. II. Da molte lettere e dalle due relazioni
poste in principio, e nel mezzo di detto tomo a p. 288 e 289.
[104] SERENO cit., p. 333.
CABRERA, _Don Felipe II, Rey d’España_, in-fol. Madrid, 1619, p 747.
LAFUENTE cit., t. XIII, p. 534.
[105] PII PAPÆ V, _Allocutio habita in Palatio Apostolico Vaticano
coram oratoribus Serenissimi Regis catholici et Illustrissimi Domini
Veneti pro fœdere_, Ap. LADERCHI, _Ann. eccl_. cit., p. 55.
GABUTIUS, _Vita Pii V_, in-fol. Roma, 1605, p. 130.
[106] DU MONT., _Corps diplomatique_, in-fol. All’Aja, 1728, t. V, P.
I, p. 184.
LUINIG, _Codex Italiæ diplomaticus_, in-fol. Francoforte e Lipsia,
1735, t. IV, p. 262 e 305.
COMIN VENTURA, _Tesoro politico_, in-4. Milano, 1600, t. I, p. 510.
MICHELE SORIANO, _Negotiato et conclusione di Lega contro il Turco; tra
Pio V, Re cattolico, et Signoria di Venetia: l’anno 1570 e 1571_, app.
al SERENO cit., p. 392.
[107] SORIANO cit., seconda edizione dei Cassinesi, p. 391, lin. 30:
«_Dipoi fu detto da Granuela che saria stato conveniente che fossero
mandati al Re li partiti che s’avevano da proporre, perchè averia
potuto dar ordine più risoluto, ma che loro dariano a sentir quello che
gli fosse domandato et responderiano_.»
LAFUENTE cit., t. XIII, p. 486: «_Viose diesde luego lo dificil
que era traer a comun acuerdo potencias que obraban impulsadas por
diversos interesses y fines. Las dificultades nacian principalmente
de la republica de Venecia, que en vez de pedir, puesto que era la mas
directamente interessada y habia de ser la mas favorecida, aspiraba a
imponer condiciones_.»
LORENZO VANDER-HAMMEN Y LEON, _Vida de don Juan de Austria_, in-4.
Madrid, 1627, p. 146: «_Esperaban los del rey catolico que los
Venecianos pidiessen.... ellos por contrario no querian humiliarse a
nada_.»
CABRERA, _Vida de Felipe II_, in-fol. Madrid, 1619, p. 666.
ROSELL cit., p. 50: «_Para dar principio a las discussiones aguardaron
a que el embajador veneciano hiciesse sus peticiones en forma_.» Vedi
appresso nota 7.
[108] ARCH. SECRET. VATICANO, _Plenipotenze, Congregazioni e Scritture
della Lega tra i principi contro il Turco_, C. 33. Quivi è la predetta
bozza dei capitoli, postillati di mano di san Pio.
ARCH. SECRET. VATIC., _De fœdere et speditione Classis Pii Papæ V_.
143, p. 24 a 29.
MOROSINI, _Hist. venet._, cit. p. 336.
[109] SORIANO, edit. cit., p. 404, lin. 4, et p. 413, lin. 33.
[110] ARCH. COL., t. II, p. 260.
SORIANO cit., p. 411 in fine.
PARUTA cit., p. 127.
ANTONIO DE HERRERA, _Historia del mundo, quinze años del tiempo del Rey
Filipe II_, in-4. Vagliadolid, 1605, P. II, p. 2: «_Causas per que los
Ministros del Rey catolico no querian la liga_.»
LUIS CABRERA, _Vida de Felipe II_, in-fol. Madrid, 1619, libro IX, cap.
20, p. 666: «_Dificultades en hacer y confluir la Liga_.»
NICCOLÒ DA PONTE, _Orazione contro la Lega_, ext. ap. SERENO cit., p.
105.
ARCH. COL., t. II, p. 289: «_Il Cardinal Granuela aveva negoziato
sempre con parole gravide e pregne di significati atti a insospettire,
sì perchè è stato ajutato, al solito della sua natione, dalla natura
che l’ha aspera et altiera, sì perchè parendoli che i Veneziani
venissero alla Lega per necessità e non per virtù avriano sostenuto
ogni grave condizione_.» E a pag. 290: «_Dalle parole e dai modi di
Granuela fu giudicato da ognuno che egli non desiderasse la Lega_.»
ARCHIVIO CENTRALE DI STATO IN FIRENZE. Arch. Mediceo, Vol. 4903. Al
granduca Cosimo, cifra del cav. de Nobili suo ambasciatore di Spagna,
con la data del 5 Febbraio 1571. «_Quanto a la Lega chi la fomentasse
non piaceria a costoro (di Spagna) che n’hanno poca voglia.... La
perdita di Cipro, et l’alterazione che possino avere i Vinitiani
in Levante costoro non la sentano.... Et se quella Repubblica havrà
travaglio manco hanno da temere_.»
CARDINALE M. A. COLONNA, Lettera al reverendissimo padre Francesco
Borgia, con minuti ragguagli delle arti indegne usate dai ministri
spagnoli. La publicherò: importantissima scrittura di quattordici
pagine.
Si legga inoltre il successo qui appresso del 7 marzo.
[111] SERENO, p. 75.
[112] SERENO cit., p. 81.
ARCH. COL., t. II, p. 260, 261.
[113] ARCH. COL. cit, t. II, p. 261.
[114] SERENO cit., p. 110.
Ibid., App., p. 419.
DU-MONT, cit., t. V, Par. I, p. 203.
FOLIETTA, _De sacro fœdere_ cit., p. 1018.
MAFFEI, _Vita di san Pio V_, in-4. Roma, 1712, lib. IV, Cap. VI, p. 281.