Ma i cartoncini crescevano; mensole, scaffali e cantoniere, tutto era
ingombro di quei ninnoli graziosi. Khia-fu-ssè fu costretta a pensare
dell’altro. La eccelsa donna inventò allora i paraventi di biglietti di
visita: una vera trovata, che fece andare in visibilio tutta la corte
e crescere nel cuore di Khi-hoang-ti la venerazione e l’affetto per la
sua divina compagna.
E i cartoncini crescevano, crescevano ancora, crescevano a migliaia
ogni giorno; sicchè in breve spazio di tempo tutto il palazzo della
Luna piena altro non fu che un laberinto di paraventi. Commossa,
maravigliata, ma non ancora confusa, la bella Khia-fu-ssè smise di fax
paraventi, e pensò di tappezzar le pareti. N’ebbero le sale, n’ebbero
i corridoi, n’ebbero le scale, n’ebbero i porticati. Ma continuavano a
venire i biglietti di visita: venivano a sporte, a sacca, a carrettate,
d’ora in ora, quante erano le distribuzioni quotidiane delle poste
imperiali. Non c’era più modo di collocarli al coperto: se ne fecero
mucchi nei cortili del Palazzo. Per fortuna, la stagione piovosa
non era ancora incominciata: altrimenti quelle montagne di carta si
sarebbero convertite in poltiglia.
L’imperatore guardava, e batteva le labbra. Ma di tanto in tanto esciva
in esclamazioni, suggerite da quel continuo rovesciarsi di cartoncini
e di augurii. «Il troppo stroppia» diceva egli, sospirando; «s’intende
acqua e non tempesta». Queste ed altrettali massime, ugualmente
profonde, uscivano dalle labbra del Figlio del cielo.
Nè solamente sul palazzo imperiale si rovesciava tutta quella grazia
di Dio. La moda della carta a fiori d’oro inondava d’ogni parte la
capitale e le provincie tutte dell’impero. Tutti mandavano, tutti si
ricambiavano il saluto del nome e l’augurio del cartoncino, con grande
soddisfazione dei mercanti di carta e della nobilissima classe dei
letterati, industri e solleciti pennelleggiatori dei nomi.
Ma un giorno capitò a palazzo il gran maestro delle poste imperiali.
— Figlio del cielo, — diss’egli a Khi-hoang-ti, dopo le genuflessioni
di rito, — i tuoi cinquantamila ufficiali di posta non bastano più a
tanta fatica. Una strana manìa ha colto i tuoi sudditi. Essi mandano
biglietti di visita, a centinaia di migliaia, in tutte le direzioni.
Sono vere montagne di carta che bisogna far viaggiare. I mezzi di
trasporto non sono sufficienti, e quelli che abbiamo non reggono più.
Ieri due giunche, cariche di cartoncini, si sono affondate nel fiume
giallo. Cinque carri di bambù sono andati in pezzi, sotto il gran peso,
ed ingombrano coi loro frantumi la strada. —