Un bussar rispettoso alla porta.
— _Due manizze, una di piuma, l'altra di pelo...._
Invece di rispondere Gilda corse all'uscio.
— È il Moncherino, madamigella.
Il vecchio soldato fece un goffo inchino, restando sul passo dell'uscio
socchiuso e restò in silenzio aspettando per rispetto d'essere
interrogato.
— Buon dì, amico. Che vuoi?
Chiarina Grimaldi era l'idolo dei soldati che l'avevano veduta bambina
e che la tenevano un po' come figliola comune: l'amavano perchè era
famigliare e non si rifiutava mai di intercedere presso il padre o
il Borzone, perchè donava spesso e, come potea, largamente, e perchè
sapeva suggerir farmachi o allacciar bende. Il Moncherino parlò dunque
abbastanza sciolto e rapido e, in fe' di Dio, credo anche abbozzando un
sorriso, ciò che era contro ogni disciplina.
— Porto una buona notizia, madamigella.
Chiara si fece di scarlatto.
— È arrivato!.... — esclamò precipitosamente e non meno
precipitosamente s'interruppe.
— È arrivato, sì, il magnifico signor Filippo Balbi ed è con il
magnifico signor padre di madamigella: anzi è il magnifico signor padre
che mi ha dato ordine di venire ad annunciarli.
— Vengono qui, Moncherino? Hai capito bene? Vengono qui?! Il magnifico
signor mio padre non mi fa chiamare nelle sue stanze?
— No, madamigella: vengono proprio qui: ho capito bene, anzi mi
sono fatto ripetere l'ordine. Viene il magnifico signor padre di
Madamigella, il magnifico signor Filippo e forse il capitano Cavalli
che era seco loro poco fa.
— Oh! poveretta me! Hai capito Gilda? presto, presto nascondi tutto
questo inventario.....
Afferrò dalle mani dell'archivista, il quale a bocca aperta era rimasto
interrotto e interdetto, la lista dei giocali e la gettò alla rinfusa
nel cofano più vicino con qualche cosa che le capitò tra le dita.
— _Un para di mitine...._ Un momento, un momento, madamigella, vi
prego! Un momento, o tutto il nostro lavoro sudato di stamane sarà
inutile!
— Viene il mio signor padre con gente di condizione, e non voglio che
tutto il mio corredo sia esposto a occhi profani!
— Un momento! Un momento! Per carità!
— Presto, presto, Gilda!
La vispa camerista ridendo sotto il naso adunco del vecchietto parea si
desse d'attorno ad aumentare il disordine, gettando con apparente furia
nei due cofani alla rinfusa le camicie coi fazzoletti, le braziere, le
mantelline, le scuffie, le _andriene_, i busti, i guanti e quante belle
cose linde si trovavano sparse per la camera, mentre l'Orengo, le mani
nei capegli — pochi ed unti — levava dolorose interiezioni. Finalmente
calati i coperti, e seduta sopra il più vicino, Gilda esclamò:
— Auff! Non s'addolori il magnifico Orengo! Avremo così il piacere di
rivederlo un'altra volta oggi stesso o domani!
— Ma ho da prestar l'opera mia al governatorato — gemeva il vecchietto
— tre decreti almeno da classificare e da spulciare!
— Vergogna! Posporre le dame a un brutto decreto su carta raschiata!
La palinodia non avrebbe vista così presto la parola _fine_ senza un
susurrio di voci ed uno strepito di passi speronati che aumentavano
avvicinandosi.
Chiara sbiancò, cadde a sedere sulla scranna più vicina, ma poi
facendosi forza e comprimendo il cuore con ambe le palme, ciò che
poteva anche parere un preparativo per il prossimo reverente inchino,
avanzò di tre passi verso l'uscio socchiuso, sul quale comparve sùbito
il Grimaldi, pomposo, precedendo un giovane ufficiale vestito della
divisa francese; ed infine la faccia assente del Cavalli sporse fra i
due seria e meditabonda.
— Chiara, ecco il signor Filippo Balbi, tuo sposo promesso — annunciò
il governatore ed aggiunse:
— Le cure del suo e nostro ministero ne hanno alquanto sofferto ma il
signor Balbi era impaziente di vederti e di confermarti l'affetto suo.
— Benvenuto il signor Filippo Balbi — mormorò con un filo di voce
Chiarina inchinata più forse del necessario che del conveniente,
premendosi però sempre con ambe le palme il cuore.
— Chiedo umilmente perdono se non troverò parole degne, — rispose il
Balbi profondamente chinato — ma la felicità mi toglie ogni possesso di
me stesso.
Il lambiccato complimento fu detto con voce metallica e precisa che
mal combinava con la pretesa emozione delle parole. E probabilmente il
secco animo del giovane non si sarebbe che addentrato in un ginepraio
di belle frasi fredde, pur abilmente poi uscendo con tutto l'onore
delle armi dal labirinto, se la Gilda avanzando le sedie non avesse
posto quella del Grimaldi fra Chiara e Filippo. Il bel conversare non
si aggirò dunque che sulle notizie di Genova e di Francia: anzi il
governatore che teneva assai ad essere informato interrogò più spesso
che non fosse interrogato distraendo, a pro suo, pensiero e viso del
promesso sposo dalla sposa promessa.
Eppure, anche dalle sterili nuove senza interesse per lei attingeva
Chiara grande felicità: si parlava del governo frivolo succeduto al
terrore, di cose senza importanza, di uomini sconosciuti, eppure ogni
parola di lui era dolce per lei, come se fosse parola d'amore, perchè
usciva dalla bocca del fidanzato.
Pendeva la fanciulla da quelle labbra strette e sottili che s'aprivano
di rado interamente, per non far vedere tutta la dentatura sana, ma
ineguale e non candida. Benchè non mordesse la cartuccia Filippo Balbi
usava però nei bivacchi la lunga pipa soldatesca, ciò che non si confà
alla dentatura. Ma non importava a Chiarina ch'egli parlasse con grazia
e di che parlasse; purchè potesse abbeverarsi e disalterarsi a quella
fonte poco badava donde sgorgasse la bella linfa che le riempiva il
cuore.
— Il governo di Barras è scettico, teoria del giorno per giorno, del
rattoppare per non rifare, sforzo di diplomazia più che azione....
— Ma i generali? Hoche? Massena? Moreau?
— Braccia valide e sicure, ma braccia. Non è ancora apparso l'uomo che
abbia in sè pensiero ed azione e non credo che si trovi. S'era sperato
in Dumoriez, l'unico che possedesse un cervello ma dopo la catastrofe
che crollo anche per Dumoriez! Hoche? Un santo, capace d'ogni
sacrificio ma non di costruire. Massena un testardo intrigante. Moreau
un intrigante bello, cospiratore fallito e sempre con la tentazione
di ricominciare. No, credete, nulla, il vuoto. La povera Francia
non ha che il cervello di Barras e la bellezza di madame Thermidor,
null'altro, ed è poco, molto poco.
— Genova non ha nemmeno un Barras.
— Ha peggio. Il magnifico Cattaneo è un fanatico, e le nazioni non si
conducono nè col fanatismo nè con lo scetticismo. La giusta misura,
l'uomo capace di far l'epopea e il codice, di ragionare e di far
sragionare, di dominare i cervelli e di trascinar le masse, l'uomo che
sia prosa e appaia poesia..
Chiarina ascoltava: i bei conversari a poco a poco si riducevano ad un
solo conversare, quello di Filippo Balbi, che abbeverato ed anzi saturo
dei temi unici delle conversazioni mille volte udite nei salotti e
nei caffè della Parigi del direttorio se ne pavoneggiava pur tuttavia
usando della grazia e della scioltezza elegante.
Più spesso Chiarina non comprendeva, non seguiva, non riesciva a
capire, ma il suono di quella voce la cullava in tanti tanti sogni
d'oro nei quali faceva capolino — chissà perchè poi? — _il coperto da
culla di damasco giallo foderato di taffetà bordato d'argento_! E senza
una ragione al mondo la fanciulla arrossiva e per impedire alle sue
guance di farsi scarlatte si costringeva in uno sforzo che diventando
coscienza la faceva arrossire vieppiù.
Ora il conversare s'aggirava sul campo di concentramento francese a
Nizza, tema d'attualità.
— Quanti uomini? — aveva chiesto il Cavalli.
— A un dipresso trentamila.
— Come: a un dipresso?
— E chi può contare, magnifico signore, le bande affamate, lacere,
scalze, prive d'armi di munizioni e di capi, ribelli ad ogni fede e
ad ogni disciplina, prive di soldo da mesi, ridotte a procacciarsi
il vitto con i furti e le scorribande, chi può contare quella valanga
immonda presso la quale mi trovo al seguito d'una specie di generale.
— C'è dunque finalmente un generale?
— E chiamiamolo pure così, se vi piace. È un paria còrso, affamato
come i suoi soldati, mingherlino e mal nutrito che pochi anni or sono
vegetava nell'artiglieria e che oggi per intrighi di donne.....
S'interruppe per rispetto a madamigella Chiarina. Ma il Grimaldi,
curioso come tutti coloro abituati alla grande città e costretti invece
alla provincia, non istette in sè.
— Raccontate, raccontate, signor Filippo Balbi. Il vostro nuovo
generale è salito per intrighi di donne?
— A Parigi tutto è possibile, magnifico signore: a Parigi ove un prete
spretato, ex-vescovo scomunicato, regge la diplomazia, e un libertino
senza legge e pudore governa, anzi sgoverna con favorite e con
ballerine peggio ma peggio assai che ai tempi del Reggente o di Luigi
il bene-amato, a Parigi tutto è possibile!
S'interruppe ancòra e guardò Chiara. Ma la fanciulla aveva ricuperato
il suo bell'incarnato più tendente al pallore che al rossore: pareva in
estasi, al settimo cielo, troppo lontana, troppo estranea alle brutture
di quaggiù. E d'altronde non era possibile che comprendesse nelle
velate insinuazioni, il senso recondito che gli uomini afferravano
immediatamente e gustavano.
— Voi non potete, magnifico signore, farvi una idea della corruzione
e della incuranza della classe dirigente a Parigi. La rivoluzione ha
avuto almeno degli uomini: il Terrore, che Iddio lo danni, ha avuto
degli uomini. Ma il Direttorio non ne ha. Armate sul Reno fiorenti
affidate a generali — badate a generali, il che non vuol dire uomini
di capacità direttiva civilmente — affidate a generali di coraggio e
di fortuna: la Vandea pacificata per merito di Hoche, uomo di Plutarco
più che del nostro secolo, e che, se un Richelieu od anche un Andrea
Doria lo dirigesse, potrebbe conquistare il mondo come Alessandro il
Macedone, ma che senza spalliera civile si sente a disagio e inabile
a malgrado la dichiarazione di Salvator della patria come capo
dell'Armata dell'Oceano: poichè hanno delle trovate letterarie quei
ballerini di Parigi. Ordunque Reno e Vandea ben guarniti, mezzogiorno
pur con le bande custodito, la Francia a prima vista parrebbe sicura.
Ma nelle frontiere, entro i suoi confini ha il nemico peggiore: la
sommossa quotidiana, il popolo disoccupato, la mancanza del pane,
l'agricoltura abbandonata e Parigi, il cervello, nelle mani di un
cinico e di una turba femminile avida di lusso e di piacere. La
prima donnetta senza scrupoli che vi capiti diventa una Caterina dei
Medici. Poco tempo fa è piombata come una cavalletta dispersa dal
vento, una creola, una certa vedova Beauharnais, bellezza del diavolo,
femmina fino alle unghie, la quale si gettò nelle braccia di Barras
per conquistare in un sol blocco fama e fortuna. Ma Barras è infido
peggio del mare e si stanca presto, peggio di un sultano: e allora per
liberarsi della donna la fa sposare a una sua creatura, già creatura
di Robespierre, un soldato di fortuna caduto in disgrazia, un certo
Bonaparte....
Il capitano Cavalli alzò il capo sorpreso.
— Bonaparte? Aspettate, signor Filippo. Un giovane quasi nero di viso,
dai capegli lunghi e incolti, un aspetto di tisicuzzo.....
— Perfettamente. Lo conoscete?
— Sicuro: due anni or sono, mi pare, fui chiamato a Palazzo e mi fu
affidata una missione di fiducia: aspettare alla Lanterna un inviato
di Francia, inviato _in incognito_. E mi trovai con codesto Bonaparte,
se è lui, allora generale dell'Armata del Varo, se non erro. Credo che
avesse il segreto incarico di spiare il Faipoult. Rimase a Genova poco
tempo e se ne andò di punto in bianco senza prendere congedo nemmeno da
me. Uomo di poche parole, nervoso, malato, che tossiva, specialmente di
notte in modo spaventevole, e che perdette gli occhi sugli affreschi di
Palazzo Spinola, ove sono le piante di qualche nostra città capitale.
Viveva d'erbe e non beveva mai vino, ma leggeva il sommo Virgilio nella
traduzione dell'abate Delille. Ciò me lo rese quasi simpatico.
— E invece lo è poco, signor capitano. Generale per merito di donne!
Se ne accorgerà la nazione! Me lo vedo, il giovanotto generale delle
sottane a rimettere in assetto le bande indisciplinate e disorganizzate
del Varo! E a questo proposito, magnifico Grimaldi, mi permetterete
più tardi di darvi comunicazione dei suoi ordini..... poichè li chiama
ordini il côrso favorito.
— Ordini! Benissimo! — E il Grimaldi rise amabilmente. — Benissimo. Ma
attendendo di conoscere gli ordini del vostro generale ballerino non
vi dispiacerebbe di rinfrescarvi con un po' di sciroppo di rose? Animo,
Gilda, prepara le guantiere, e tu Chiarina, fa la padrona di casa!