Quand'ebbe scritto, con un sospiro di sollievo, piegò il foglio in
quattro e lo sigillò con un'ostia minuscola, color ciliegia, che non si
peritò di umettar da sè. Poi sul foglio così chiuso, a caratteri minuti
scrisse:
_A colui, che mi adora, ed ama._
Nel tracciare i motti ingenui, sorrise quasi ad un ricordo. Cercò in un
cassetto che aveva daccanto un sacchettino di pelle bianca sul quale di
sua mano aveva ricamato un nome: Filippo Balbi, in vermiglio e verde,
vi chiuse la lettera e ne cucì la bocca con un filo d'oro i cui capi
riunì e sigillò con cera bianca imprimendovi il castone d'un grosso
anello che portava appeso alla cintura.
Il tramonto che rallegrava la ripida scesa del colle verso il mare,
incupiva invece la selvaggia vallata del Roia, quella vallata che,
appunto in quelli anni, il Foscolo facea percorrere al fatale Jacopo,
il quale dal ponte presso la marina aveva “_spinto gli occhi fin dove
può giungere la vista; e percorrendo due argini di altissime rupi e
di burroni cavernosi, appena si vedono imposte sulle cervici dell'alpi
altre alpi di neve che s'immergono nel cielo e tutto biancheggia e si
confonde.....”_
Jacopo, probabilmente dispeptico, vedeva tutto in nero, ma lo scenario
non era meno selvaggio, e la criniera di pini che coronavano le roccie
di Roverino e le balze che attorniavano la foce del torrente Bevera non
erano meno irsute. Lo spettacolo si presentava pur tuttavia grandioso
per la vastità del letto del fiume e l'ampiezza della valle: era tale
da attristire per la cornice buia della cupa verzura nel tramonto
rossastro.
Chiara abbrividì. Alzò alle labbra il sacchetto di pelle bianca, lo
baciò e cercò di guardar se contro luce lo scritto apparisse.
Nell'alzare gli occhi s'accorse d'un lume di fiaccola agitata laggiù
dove il torrente Bevera sfociava nel Roia. Il segnale non le parve
ignoto; era un alzar verticale, ed un seguire orizzontale della
fiaccola, come se si volesse tracciare una gigantesca croce di fuoco.
La fanciulla trasalì. Poi retrocesse, fino alla porta e chiamò:
— Gilda! Signor Giano!