— E tu credi che....
— La bella marchesa di Spigno è troppo gran dama per degnarsi di
scrivere.... firma soltanto ed ancora con una tal quale disinvoltura
che la rende illegibile. Così.
Togliendosi dalla cintura un calamaio di legno ed un fascio di fogli,
il Ricciuto, con bella sicurezza, tracciò un ghirigoro che l'Embriaco
osservò arrossendo.
— È proprio la firma di Fiorina!
— Precisa! Certo il Marchese di Spigno scrive da erudito e legge il
signor di Voltaire. Ma la Marchesa.... ecco qui tutto il suo sapere.
L'Embriaco esitava. L'altro proseguì:
— Vi piacerebbe pendere appiccato dai merli del fortino?
L'Embriaco non rispose.
— Salvarsi da tutte le reti per incappare nelle mani di un Borzone! A
Genova ne riderebbero della grossa.
In quella, un suon di corno giunse da lontano.
— Il conte Luca ritorna! — mormorò il Ricciuto.
Il suon di corno risuonò più vicino.
— Decidetevi dunque: volete?
Allora l'Embriaco, quasi scuotesse di dosso l'uggia d'una risoluzione
impellente, mormorò:
— Ho sonno, Ricciuto: occupati tu dei miei affari, ti prego.